Il governo ai sindacati: chi esce prima dal lavoro si paga la pensione. Due anni di sperimentazione. Rischio flop. Pedretti (Spi Cgil): ancora da definire le risorse

Il governo ai sindacati: chi esce prima dal lavoro si paga la pensione. Due anni di  sperimentazione. Rischio flop. Pedretti (Spi Cgil): ancora da definire le risorse

Doveva essere l’incontro conclusivo sulle pensioni, dalla flessibilità in uscita alla quattordicesima, ai lavori usuranti, ai precoci, ai minimi, al ricongiungimento non oneroso. Dopo i tavoli tecnici governo e sindacati si sono confrontati al “tavolo politico”. Ma ancora non è venuto fuori il dato più importante: quanto ci mette del suo il governo, quali numeri saranno inseriti nella legge di stabilità. Perché per ora si conoscono solo alcuni numeri che riguardano quanto verrà a costare ai lavoratori l’uscita anticipata dal lavoro, da un anno fino a tre anni.  Non a caso il segretario generale dello Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil, Ivan Pedretti a conclusione dell’incontro afferma che “restano  da sciogliere alcuni nodi, a partire dalla definizione esatta e concreta delle risorse a disposizione”.

Poletti: niente trattativa. Alla fine della discussione ognuno esprimerà il proprio grado di   soddisfazione

Il ministro Giuliano Poletti non ha partecipato all’incontro ma da Milano, a margine di un incontro alla Camera di Commercio Italo-tedesca, i rapporti con la Germania prima di tutto, ha rilasciato una dichiarazione ai giornalisti dicendosi “fiducioso” sul buon esito  dell’accordo con i sindacati: “Poiché parliamo di un contesto molto largo, credo – ha detto – che comunque sia importante e ragionevolmente prevedibile un apprezzamento del lavoro che abbiamo fatto e stiamo facendo proprio perché abbiamo portato questo tema dentro la legge di bilancio e lo faremo in maniera condivisa o, comunque, a seguito di un confronto molto approfondito”. Il confronto molto approfondito si dovrebbe svolgere il 21 settembre. Sempre Poletti parlando dell’anticipo pensionistico ha affermato: “Io sono fiducioso e mi auguro che all’inizio della prossima settimana, quando ci sarà un ulteriore incontro con le segreterie confederali, di essere abbastanza vicini a una definizione precisa di questa materia. Sono fiducioso su una condivisione con i sindacati, lavoro per questo”. Poi ha proseguito con affermazioni davvero singolari che lasciano intendere un fatto noto che aveva bisogno di conferme: il governo ascolta le parti sociali, niente di più. Non si tratta di una trattativa ma di un “ascolto” appunto. E’ già qualcosa visto che Renzi Matteo si era sempre rifiutato di far sedere i suoi ministri ad un tavolo di confronto sulle problematiche economiche e sociali. Il ministro Poletti conferma: “Naturalmente ognuno mantiene la propria responsabilità, alla fine della discussione ognuno esprimerà il proprio grado di soddisfazione. Poiché parliamo di molte cose, dell’Ape, della ricongiunzione onerosa, può darsi che qualcuno sia pienamente soddisfatto per la soluzione che adottiamo per una parte e non esserlo per qualcos’altro”.

Il sottosegretario Nannicini conferma come funziona l’Ape, il prestito ventennale

Torniamo così all’incontro cui era presente per il governo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, il bocconiano di Montevarchi, cui il premier ha affidato le redini della politica economica. Stando ai resoconti delle agenzie di stampa e dei cronisti dei quotidiani che erano in attesa di notizie, l’incontro pare essere stato del tutto inutile. Tutto quello che è stato detto era già stato scritto su tutti i giornali. Nannicini, appunto, da alcuni giorni ha fatto circolare notizie sulla questione della flessibilità in uscita, l’anticipo fino a 3 anni. Il problema è che se lo deve pagare il lavoratore e non si tratta di una “inezia” come Renzi, Poletti, Nannicini più volte hanno detto. Confermato quanto anche noi abbiamo scritto. I lavoratori potranno accedere all’Ape, l’anticipo pensionistico, a partire dall’età di 63 anni stando a quanto afferma il segretario confederale della Cisl, Petriccioli. Il periodo anticipato di uscita dall’impiego sarà pari a 3 anni e 7 mesi. “Sessantré anni sarebbe la mediazione arrivata oggi, ma che era in viaggio da un po’ di tempo”, è sempre il dirigente Cisl a parlare. Ma Nannicini partecipando ad un convegno organizzato dal Foglio, non bastava il tavolo con i sindacati, precisa che l’età da definire per l’accesso anticipato alla pensione potrebbe essere “forse cifra pari”, 63 anni, “comunque l’asticella è ancora  da definire, si tratta di capire dove c’è l’equilibrio più giusto”. Poi tanto per far intendere come viene gestito il “tavolo” afferma che “comunque non è oggetto di contrattazione”. Decide il governo, punto e basta. E smentisce così la “mediazione” di cui ha parlato il segretario confederale  della Cisl.

La rata da restituire salirà a 150 –200 euro al mese per l’anticipo di tre anni

Il lavoratore che richiede l’Ape dovrà sottoscrivere un prestito  previdenziale ventennale, che avrà un costo variabile che dipende dall’assegno pensionistico e dalla durata dell’anticipo (si va dal 4-5% fino al 15%). La  rata  oscillerà tra i 50 e i 60 euro al mese per venti anni per gli anticipi di un anno, e salirà ulteriormente a 150-200 euro al mese se l’anticipo sarà invece di tre anni. Nelle “intenzioni” del governo, ma ancora non ci sono “particolari” non privi di rilievo da chiarire, sarà gratuito per i disoccupati e i lavoratori in condizioni disagiate. E’ ovvio che stante il loro stato patrimoniale, zero, non potrebbero rimborsare alcunché. La novità è che il sistema avrà una sperimentazione di due anni come ha riferito il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. Stante i primi commenti arrivati via web, netta è la contrarietà al prestito, i 200 euro che potrebbero essere sottratti alla pensione non sono uno scherzo c’è il rischio di un nuovo flop dopo quello negli anni passati sull’anticipo delle liquidazioni. I sindacati hanno chiesto che non ci siano penalizzazioni per i disoccupati di lungo corso, lavori usuranti e precoci. Sull’esito finale del confronto gli esponenti della Cisl, confederali e di categoria si dicono convinti che il 21 settembre si avrà un esito positivo, il segretario della Uil, Proietti, parla di una “sensazione positiva” sulla possibile conclusione. Più cauto il segretario generale dello Spi Cgil: “Dal confronto che abbiamo avuto oggi emerge la volontà del governo a procedere verso ipotesi condivise che riguardano in particolare la condizione dei pensionati e degli anziani italiani”. Così il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti. “Si sta lavorando – prosegue – per allargare la platea dei beneficiari della quattordicesima e per portare la no tax area allo stesso livello di quella dei lavoratori dipendenti e questo lo riteniamo un fatto positivo. Restano però da sciogliere alcuni nodi, a partire dalla definizione esatta e concreta delle risorse a disposizione e dal problema dei precoci, che non trova ancora una risposta per noi esaustiva”.

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