I sindacati rovinano la “festa” cinese di Renzi. I bancari minacciano sciopero generale. Taglio di 150mila posti di lavoro in 10 anni. Camusso boccia il governo e rilancia la patrimoniale

I sindacati rovinano la “festa” cinese di  Renzi. I bancari minacciano sciopero generale. Taglio di 150mila posti di lavoro in 10 anni. Camusso boccia il governo e  rilancia la patrimoniale

I sindacati italiani rovinano la “festa” di Renzi Matteo in Cina. Già perché per lui la riunione del G20, l’incontro tra i paesi industrializzati, che prende il via ad Hangzhou, è una occasione per esaltare quanto è bella l’Italia, quanti investimenti si possono fare, ma soprattutto quanto è bravo lui e come fa filare dritto gli italiani. In cammino verso la località in cui si tiene l’incontro, con il premier il ministro dell’economia, Padoan, molto defilato, ha fatto sosta a  Shanghai dove ha cenato con gli imprenditori italiani che lo accompagnano ed ha subito fatto vedere di che tempra  è fatto lui, inviando così un messaggio agli imprenditori cinesi e al presidente della Cina, Xi Jinping che incontrerà a Hangzhou. Ha detto Renzi Matteo:“Il mondo va verso una direzione che esalta le possibilità dell’Italia, purché il paese la smetta di piangersi addosso, faccia le riforme e sia pronto a scommettere sul futuro”.

Incontro con Xi Jinping, grande amicizia e fa sfoggio di cultura

Incontrando di persona Xi Jinping il nostro premier non ha resistito a fare sfoggio della sua cultura, parlando in particolare della“amicizia tra Italia e Cina che  è molto forte e affonda le sue radici nel passato. Questo G20 cade in un momento di rafforzamento dei rapporti italo-cinesi”. Poi ha augurato buon lavoro a Xi per il G20, che – ha affermato – arriva in un momento “particolare dello scenario internazionale ed ha molto bisogno anche del supporto della Cina”. Non ha mancato nei suoi colloqui di annunciare investimenti, da qui al 2020, nella scuola e università. Sembra una scherzo visto lo stato disastroso delle scuole alla vigilia della apertura. Altro argomento lo squilibrio commerciale tra Roma e Pechino: “è impensabile che l’interscambio tra Italia e Cina sia simile a quello tra Italia e Spagna”. Agli imprenditori italiani Renzi non ha  mancato di rivendicare la durata del proprio governo, quarto su 63 nella storia della Repubblica Italiana: la stabilità è “cruciale” per l’interesse nazionale perché “se cambi governo ogni sei mesi non fai neanche in tempo a elaborare una strategia internazionale”. Già che c’era ha sottolineato lo “straordinario fascino della città” che ospita il G20, di cui “si erano innamorati non solo Pertini e Ricci ma anche Marco Polo e Prospero Intorcetta”, un gesuita del 1600 morto a Hangzhou, secondo gli appunti preparati dal suo staff che gli aveva fatto  presente di stare molto attento alle parole che usava nei colloqui con i dirigenti cinesi. Mai usare parole simili a “rottamare”, non solo di difficile traduzione ma non ben accette, come è facile comprendere.

Gli elogi degli imprenditori e del mondo della finanza al Forum Ambrosetti

Tutto bene? Certo Renzi fa un po’ il gigione, è nel suo dna, i cinesi sono importanti, comprano anche squadre di calcio italiane, sono un po’ comunisti, a modo loro, ma che c’entra, il viaggio molto utile proprio mentre il governo si trova in difficoltà, l’Italia non cresce. Ma lui prima di partire, al Forum Ambrosetti a Cernobbio ha ottenuto un bel successo con gli imprenditori e i finanzieri italiani che lo hanno applaudito, un po’ meno con gli investitori esteri. Insomma il G20 è una occasione d’oro per risalire la china, risalendo la Cina, scusate il bisticcio di parole. Niente, come dicevamo all’inizio, ci si mettono i sindacati dei lavoratori delle banche e Susanna Camusso segretario generale della Cgil.

I sindacati  dei bancari “Adesso basta! A chi vuole l’eutanasia del settore creditizio si  risponde con la mobilitazione”

“L’affermazione del Presidente del Consiglio Renzi – scrivono – circa la necessità di ridurre, in 10 anni, di 150.000 lavoratori bancari (15.000 all’anno supponiamo), il numero degli addetti nel settore creditizio, merita una sola risposta: Sciopero Generale!!! Il Premier – prosegue la lettera che pubblichiamo per intero a conclusione dell’articolo – prima di fare queste dichiarazioni, che rischiano di destabilizzare l’intero settore, aveva l’obbligo di consultare le Parti Sociali (ABI e Sindacati), fare valutazioni di opportunità. La sua analisi si basa invece sul fatto che sua moglie usa lo smartphone invece di recarsi allo sportello bancario. Con il più bieco populismo dichiara che bisogna ridurre gli occupati (ma un Presidente del Consiglio non deve pensare a come incrementare l’occupazione visto anche gli esiti negativi del Jobs Act?), ridurre il numero delle filiali, aggregare le banche e che la politica deve stare fuori da questi processi”.

Il sottosegretario all’Economia, Baretta, e fonti di Palazzo Chigi smentiscono Renzi

 “È del tutto infondato che il governo pensi ad un piano decennale di dimezzamento del personale delle banche. Per quanto ci riguarda la riorganizzazione del settore deve partire dalla semplificazione degli organi dirigenti. Se vi saranno altre conseguenze il governo le seguirà con attenzione per evitare conseguenze negative sui lavoratori”. Lo sottolinea, in una nota, il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. Anche fonti di Palazzo Chigi hanno sottolineato come non ci sia nessuna ipotesi di dimezzare i bancari entro dieci anni. Il Governo, è la posizione che esprime la Presidenza del Consiglio, si pone piuttosto l’obiettivo di ridurre i cda pleonastici e le poltrone dei cda, il ruolo della politica dentro le banche, le superconsulenze. Non vuole dimezzare i bancari, come ha scritto qualcuno. La preoccupazione “sull’eventuale esubero di lavoratori, in tutti i settori, anche nel bancario, è al centro delle preoccupazioni del Governo”, concludono le stesse fonti. Eppure, ecco cosa scrive un’agenzia Ansa delle 18.37 del 2 settembre:  “Il tema delle banche è cruciale, il premier invita a riflettere sui cambiamenti che in questi anni hanno cambiato quel settore, ed usa un’immagine familiare per descriverlo, portando ad esempio sua moglie che se prima si recava in filiale oggi fa tutto dallo smartphone. E Renzi che nel suo discorso aveva già parlato dell’eccesso di filiali che abbiamo in Italia anche a porte chiuse torna a parlare di razionalizzazione”. Se Renzi parla dello smartphone di sua moglie, certo non può aver fatto riferimento ai banchieri, ai cda pleonastici, alle poltrone dei cda e alle superconsulenze, che non c’entrano nulla. Come dicono in Veneto, la toppa è peggiore del buco.

Camusso: uscire dalla stagnazione, combattere la deflazione, ridurre le disuguaglianze

Gli manda  di traverso la visita cinese, la partecipazione al G20, Susanna  Camusso, segretario generale della Cgil la quale addirittura si permette, in una intervista a  Repubblica, di bocciare senza mezzi termini uno dei progetti, il più importante fra quelli fatti circolare, che gode anche del pieno sostegno di Confindustria, che punta tutto sul rilancio della produttività facendola pagare ai lavoratori. Non solo: Camusso propone una patrimoniale per finanziare il taglio delle tasse. Il progetto del governo prevede invece di detassare gli aumenti in azienda legati alla produttività. Non solo, dice Camusso, “riguarderebbero una minoranza di lavoratori. Vanno detassati gli incrementi dei contratti nazionali che interessano tutti”. Confindustria e governo puntano invece alla svalutazione della contrattazione nazionale che dovrebbe, di fatto, essere sostituita da quella aziendale. Camusso  indica una strada ben diversa per “uscire dalla stagnazione, combattere la deflazione, ridurre le disuguaglianze”.

Serve una crescita generale dei salari insieme a un piano di investimenti pubblici e privati

“Serve – afferma – una crescita generale dei salari accompagnata da un piano di investimenti pubblici e privati”. L’intervista insiste molto sulla contrattazione a livello aziendale, il giornalista fa il suo mestiere, cerca di mettere in difficoltà l’interlocutrice. Però si dà il caso che quando si tratta dei sindacati, la Cgil in  particolare, lo scriba riscopre il valore della professionalità. Guarda caso non accade mai, o quasi, quando si tratta di Renzi o di un renziano. Camusso  comunque risponde per le rime. Non è vero che si “stimolano i contratti integrativi. È sempre la stessa litania. Abbiamo già provato e non ha funzionato. Non si può continuare a mettere in campo politiche antinflazione quando siamo in piena deflazione”. Ma i soldi dove li prende? insiste  lo scriba. Camusso: “ E per la detassazione del salario  di produttività non servono i soldi?”. Lo scriba: “Ciò che propone costa molto di più. Avete delle stime?”. Camusso: “Pensiamo che con misure attente a non colpire il ceto medio si possono recuperare svariati miliardi l’anno”. Scriba: “Allora rilanciate la patrimoniale? Non la vuole nessuno”. Il segretario generale della Cgil, con pazienza: “Guardi che pensiamo di tassare solo i grandi patrimoni, non la casa dell’operaio che per comprarla ha acceso un mutuo”. Lo scriba non ha più argomenti e la butta là: “è realistico chiedere sette miliardi per i rinnovi dei contratti pubblici?”. Camusso, sempre paziente: “Quella cifra non è nostra ma dell’Avvocatura dello Stato”. Lo scriba fa finta di non capire e insiste e chiede quanto ci vuole. Conclude Camusso: “Non faccio cifre. Dico, però , che dopo anni di blocco, i salari nel pubblico impiego devono aumentare”. Bella intervista. Ne attendiamo una simile a Renzi, a qualche ministro, a dirigenti  del Pd.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale della presa di posizione dei sindacati dei bancari

“L’affermazione del Presidente del Consiglio Renzi circa la necessità di ridurre, in 10 anni, di 150.000 lavoratori bancari (15.000 all’anno supponiamo), il numero degli addetti nel settore creditizio, merita una sola risposta: Sciopero Generale!!!

Il Premier prima di fare queste dichiarazioni, che rischiano di destabilizzare l’intero settore, aveva l’obbligo di consultare le Parti Sociali (ABI e Sindacati), fare valutazioni di opportunità. La sua analisi si basa invece sul fatto che sua moglie usa lo smartphone invece di recarsi allo sportello bancario. Con il più bieco populismo dichiara che bisogna ridurre gli occupati (ma un Presidente del Consiglio non deve pensare a come incrementare l’occupazione visto anche gli esiti negativi del Jobs Act?), ridurre il numero delle filiali, aggregare le banche e che la politica deve stare fuori da questi processi.

Affermazioni contraddittorie. Infatti ci chiediamo: se la politica deve stare fuori dalle banche (e noi lo affermiamo da sempre) perché il governo deve imporre il numero delle filiali, delle banche, degli addetti? Ma Renzi non ci ha spiegato fino a ieri che “E’ IL MERCATO BELLEZZA”?

Invitiamo anche l’ABI a prendere posizione contro queste sconclusionate affermazioni del Premier. Anche perché Renzi deve spiegare a tutti i cittadini, chi pagherà i costi sociali di questa drastica riduzione del personale? Con quali soldi? Con quali strumenti? Oppure Renzi, con le sue esternazioni, vuole invitare i banchieri a licenziare personale, decisione che contrasteremo ferocemente?

Ricordiamo al Premier che un suo predecessore (Romano Prodi) alla fine degli anni ‘90 di fronte alle prime avvisaglie della crisi delle banche convocò un tavolo a Palazzo Chigi con le Parti Sociali e che da lì scaturirono soluzioni che ancora oggi hanno una validità fondamentale per il settore e servono da ammortizzatori sociali senza costi per la collettività. Invitiamo il Presidente del Consiglio a parlare di meno e a studiare un po’ di più gli atti parlamentari e gli strumenti fiscali e previdenziali.

Ma soprattutto gli consigliamo di stare alla larga da certi finanzieri d’assalto, con residenza all’estero, che probabilmente lo mal consigliano.

Il Sindacato del credito ha dato prova di grandi capacità elaborative, costruttive e concertative per la risoluzione dei problemi del settore. Ciò è dimostrato da una contrattazione tra le parti che ha portato negli ultimi 10 anni ad esodi volontari tramite il Fondo di sostegno al reddito di circa 50.000 lavoratori e l’appoggio dato alle fusioni annunciate. A differenza delle affermazioni del Premier attraverso il nostro Fondo per l’Occupazione, finanziato dai lavoratori, abbiamo creato, in questi ultimi 4 anni, oltre 12.000 posti di lavoro in più.

Ma oggi il piatto è colmo. Non si può più accettare che un Presidente del Consiglio si ostini sistematicamente a stimolare tagli di personale per accreditarsi quei poteri forti che lo hanno sostenuto.

Nei prossimi giorni i nostri Uffici Studi produrranno documentazione che contestano e contraddicono quanto affermato dal Premier sia sul numero delle filiali che del numero delle banche in relazione al mercato europeo, soprattutto, sul costo del personale e sui trattamenti fiscali e gli oneri pubblici abbondantemente disallineati con quelli pagati dalle altre banche europee. Dati, tra l’altro, che saranno molto simili a quelli presentati dal Presidente ABI Patuelli lo scorso luglio.

Se il Presidente del Consiglio non convocherà immediatamente le Parti Sociali, inizierà una contrapposizione e una mobilitazione totale da parte del Sindacato del credito per la difesa dei posti di lavoro e della dignità professionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Roma, 3 settembre 2016

I SEGRETARI GENERALI

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – SINFUB – UGL/CREDITO – UILCA – UNISIN

Lando Sileoni – Giulio Romani – Agostino Megale– Pietro Pisani – Piero Peretti – Massimo Masi – Emilio Contrasto

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