D’Alema: “La vittoria del No segnerebbe la fine del Partito della Nazione”

D’Alema: “La vittoria del No segnerebbe la fine del Partito della Nazione”

“Non siamo qui per dividere il Pd, la vittoria del No segnerebbe la fine del partito della Nazione renziano. Il che sarebbe un bene per il Pd e per il Paese.” Dalla folla che gremisce il cinema Farnese si leva un grande applauso. Massimo D’Alema tiene a battesimo il comitato del centrosinistra per il No al referendum e indica il giurista Guido Calvi come presidente. “Calvi – ha affermato D’Alema – rappresenta una parte della storia dell’impegno civile dei giuristi democratici e non è iscritto al Pd e quindi non può essere accusato di voler creare una corrente all’interno del partito”. Ex senatore dei Ds, Calvi ha difeso l’anarchico Pietro Valpreda, accusato per la bomba di piazza Fontana, lo scrittore Pier Paolo Pasolini, il tesoriere del Pci-Pds Marcello Stefanini e lo stesso D’Alema nel corso delle indagini sulle presunte tangenti rosse a Venezia e in seguito nel caso delle intercettazioni Unipol. “Abbiamo promosso questa iniziativa- ha affermato D’Alema- sulla base della richiesta proveniente da tante parti del Paese: si tratta di una richiesta che secondo me allude anche ad altro”. Questa forse è la frase più soppesata da D’Alema che non è voluto andare più in là. Ma il comitato per il No che ha già raccolto tante firme di giuristi e una decina di parlamentari Pd è destinato a non estinguersi, a proseguire la sua attività anche dopo il referendum. “Esiste un fenomeno immenso che riguarda milioni di persone che hanno smesso di votare Pd, spesso scegliendo di non votare, e di migliaia che non hanno rinnovato la tessera del Pd”, ha sottolineato l’ex segretario del Pds attaccando la “maggioranza che ha cambiato la Costituzione” e che “non aveva il mandato per farlo”. “E’ una maggioranza trasformista, formata grazie alla trasmigrazione di parlamentari eletti sulla base di una legge incostituzionale”, ha aggiunto D’Alema. L’ex premier ha voluto rimarcare il fatto che non intende lasciare il Pd: “Ci sono quelli che sono e restano nel Pd, come il sottoscritto. Come ha affermato il presidente del Pd, vige la legittimità dell’opinione in dissenso”.

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