Campidoglio. Un altro magistrato in attesa per il Bilancio. Caudo, ex giunta Marino: il dossier è farina di Malagò. Berdini rilancia il patto per Roma

Campidoglio. Un altro magistrato in attesa per il Bilancio. Caudo, ex giunta Marino: il dossier è farina di Malagò. Berdini rilancia il patto per Roma
Per il nuovo ‘uomo dei conti’ di Roma Capitale, siamo ormai alla volata finale. In vista del traguardo ed in corsa solitaria ci sarebbe Salvatore Tutino, magistrato della Corte dei Conti in pensione. Esperto di evasione fiscale, il suo nome era emerso nei giorni scorsi come papabile insieme ad altri candidati. L’annuncio probabilmente nel fine settimana, quando i 5 Stelle faranno festa in Sicilia con la loro kermesse nazionale e la Raggi, forte del no alle Olimpiadi che di fatto ha ricompattato per ora il Movimento, potrebbe annunciare, non solo il nome del contabile capitolino, ma anche di quello che dovrà gestire in prima persona le disastrate aziende partecipate. Al momento dal Campidoglio non c’è ufficialità sui nomi. Ci si limita a far sapere che la sindaca Raggi sarebbe alle prese con una scelta tra tre o quattro profili. La rosa insomma si sarebbe di molto ristretta e la decisione imminente. Dunque si accelera sulla scelta del successore di Marcello Minenna, dimessosi circa 20 giorni fa con l’ormai ex capo di gabinetto Carla Raineri. E sono in salita le quotazioni di Tutino, ex magistrato contabile come il suo predecessore Raffaele De Dominicis, azzoppato sulla scalinata che porta in Campidoglio, dalla sponsorizzazione dello Studio Legale Sammarco, il cui titolare Pier Emilio è stato fotografato con la sindaca in occasione della presentazione di Euro2020 alla FIGC. Raggi sarebbe a lavoro anche per l’assessore alla riorganizzazione delle partecipate: una carica che in campagna elettorale era stata annunciata come ‘a tempo’.
Volano gli stracci e finiscono sul volto del presidente del Coni Malagò
Ma come è costume consolidato in questo nostro Paese, accanto ad una notizia di grande rilievo come il no alla candidatura alle Olimpiadi si alzano gli stracci inzuppati e vanno a colpire i protagonisti dello scontro, in primo luogo ovviamente il presidente del Coni, Malagò, preso di mira dal nuovo quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, che, con dovizia di particolari, si sofferma sulla laurea del patron del Comitato Olimpico Nazionale e ci racconta una storia partita nel lontano 1981, per concludersi più o meno 20 anni dopo, nel 2004. Malagò, scrive il quotidiano diretto da Belpietro, incassa in primo grado una “condanna a 10 mesi per aver comprato tre esami”. Sempre secondo ‘La Verità’ il processo andò per le lunghe e l’Appello finì con la prescrizione e col conseguente annullamento dlla laurea. Poi l’Odissea della laurea va avanti e Malagò, tra mille vicissitudini e qualche ulteriore sospetto, si divide tra La Sapienza a Roma (replica di due esami annullati) e l’Università di Siena (replica del terzo). Poi, finalmente, nel 2005 la laurea con il punteggio di 110 e lode. Questa la storia raccontata da La Verità e rappresenta, come altre, il livello dello scontro che si misura nella capitale. Per altro è a tutti nota l’uscita in piena campagna elettorale delle esperienze legali maturate nei primi anni di professione della sindaca Raggi nello Studio Previti. Ma tralasciamo quanto raccontato da Belpietro e da Giacomo Amadori che ha firmato il pezzo su ‘La Verità’.
Il presidente del Coni chiude definitivamente le porte a nuove candidature olimpiche nei prossimi venti anni
Nella giornata di venerdì dobbiamo registrare anche un nuovo intervento del presidente del Coni, che chiude definitivamente le porte a qualsiasi sviluppo positivo per la candidatura di Roma, assestando poi un colpo definitivo alle speranze italiane per i prossimi 20 anni: “Tutto può succedere – fa sapere Malagò – ma mi sembra improbabile che ci possa essere un’altra candidatura alle Olimpiadi nei prossimi vent’anni. Questo è un tavolo a tre gambe – ha spiegato – con Comune, Governo e Coni. Senza una gamba la candidatura perde forza: accettiamo questa situazione consapevoli della perdita di credibilità internazionale”.
Caudo (ex assessore all’Urbanistica con la Giunta Marino): “Ecco la verità sulla rottura tra Campidoglio, Malagò (Coni) e premier Renzi
Quanto alle Olimpiadi da registrare, sempre nella giornata di venerdì, una intervista al quotidiano il Manifesto all’ex assessore all’Urbanistica dell’era Marino, Giovanni Caudo che smentisce la notizia, data per certa da tutti o quasi gli organi d’informazione, del sì del sindaco e della sua giunta al cosiddetto Dossier Olimpico per il Cio. Per Caudo, su questo si consumò una vera e propria rottura tra Amministrazione di Roma Capitale, Coni e Presidenza del Consiglio. “Basta chiamarlo Progetto Marino – denuncia Caudo – il Dossier è stato voluto da Giovanni Malagò e Luca di Montezemolo. In netta contrapposizione con la Giunta di Ignazio Marino, tanto che sul quel Piano si produsse una rottura tra noi e il Coni. Con Matteo Renzi  che si schierò subito dalla loro parte”. Poi l’accusa contro uno degli attuali amministratori di Roma Capitale, l’assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, che proprio ieri sullo stesso Manifesto aveva rivendicato l’ispirazione totalmente opposta del Piano per Roma che la Giunta Raggi vuole portare a Palazzo Chigi chiedendo di finanziare un Patto per la Capitale. “Possibile – affonda il coltello polemico Caudo – che un così importante esponente del Governo Capitolino non sappia che quel progetto è stato voluto da Malagò? Forse è più facile – conclude – attaccare Marino”.
E Berdini (assessore all’Urbanistica di Roma Capitale) rilancia: “In due mesi progetto pubblico per trasporti ed impianti sportivi”
 
Ma per dovere di cronaca ecco una sintesi dell’intervista di Berdini concessa alla collega del Manifesto Eleonora Martini e che parte delle considerazioni sul futuro urbanistico e delle opere pubbliche di Roma Capitale. Alla domanda sulle cosiddette ‘cattedrali del deserto’ da ristrutturare e rilanciare così ha risposto Berdini partendo dall’incompiuta di Tor Vergata: “Per il riuso delle Vele di Calatrava, per esempio, sta per concludersi un accordo con l’università di Tor Vergata che finanzierà un progetto fondamentale per lo sviluppo della città: su quell’area sorgeranno dei laboratori di biologia e all’interno della struttura rimasta incompiuta nascerà una gigantesca serra. È questo il modello che vogliamo affermare: servizi d’eccellenza invece di volgari speculazioni edilizie. Nel giro di pochissimo tempo, due mesi, l’amministrazione renderà pubblico un progetto complessivo di opere per il trasporto pubblico non inquinante e per la riqualificazione degli impianti sportivi delle periferie. Su quel progetto chiederemo allo Stato gli indispensabili finanziamenti per non far affondare Roma nel degrado. Questa è l’impostazione che guarda al futuro”. Poi sul cosiddetto patto per la Capitalechiamato in causa da Caudo: “Se non ci sarà la candidatura alle Olimpiadi 2024, Roma si candiderà al patto per la Capitale da sottoscrivere con Palazzo Chigi, visto che il primo ministro ha sottoscritto con Beppe Sala il patto per Milano stanziando 1,5 miliardi di euro. Se pensiamo al rapporto con la popolazione, Roma ha dunque un credito di 4,5 miliardi”. Poi Berdini annuncia anche il futuro del dopo-Olimpiadi e della lotta al malaffare: “Ci sono due motivi per imboccare una strada nuova. Il primo è che finalmente siamo tutelati dalla presenza dell’Anac di Cantone, che avrebbe vigilato con rigore sull’attribuzione dei finanziamenti pubblici. Il secondo – che Raggi ha giustamente ribadito – è però il palese fallimento della cultura delle grandi opere e dei grandi eventi, che ha trionfato nell’ultimo ventennio e che ha portato a un indebitamento delle amministrazioni locali intollerabile. Per esempio le racconto un fatto gravissimo e poco noto alla città: si era alla ricerca del luogo dove far svolgere le gare di canottaggio e si puntava sul lago di Castel Gandolfo, che nel 1960 ebbe gli onori della cronaca per la bellezza del luogo. Ora quel lago non può più essere utilizzato perché l’abbassamento del livello dell’acqua di oltre cinque metri dice che siamo di fronte ad un’emergenza ambientale di dimensioni catastrofiche. Ecco, la cultura delle grandi opere nasconde accuratamente i danni che produce sull’ecosistema. Il progetto che renderemo pubblico tra poco va esattamente nella direzione opposta perché riporta finalmente le città nelle mani delle amministrazioni comunali e chiude per sempre con quell’approccio culturale che è stato il principale dissipatore di risorse pubbliche. La sfida del governo di Roma è così gigantesca da avere ripercussioni sugli equilibri di qualsiasi forza politica, Cinque Stelle compresi. Ed è fisiologico che ci sarebbero state delle scosse di assestamento. È ora di chiudere questa fase di avvio, e concentrarsi sul recupero di una città che altrimenti va verso il fallimento”.
Share

Leave a Reply