Camere di commercio, un decreto da cambiare

Camere di commercio, un decreto da cambiare

“Il decreto sulle Camere di commercio va cambiato. È in gioco la difesa dei posti di lavoro, ma soprattutto il supporto alla crescita che le imprese chiedono e che le competenze dei 10.000 lavoratori del sistema camerale hanno fin qui assicurato”. Dopo la proclamazione dello stato di agitazione, i sindacati, sia quelli della funzione pubblica, Fp Cgil Cisl Fp e Uil Fp, che quelli del terziario, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, lanciano una grande manifestazione nazionale a Roma per giovedì 29 settembre, con l’obiettivo di evitare “gli esiti disastrosi di un provvedimento sbagliato” e per chiedere “una riforma vera delle Camere di commercio che tuteli i lavoratori e rilanci lo sviluppo locale”.

Secondo i sindacati, se i contenuti dello schema di decreto legislativo, recante il riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di commercio, licenziato dall’esecutivo, fosse approvato dal Parlamento senza migliorie, verrebbe “messa in liquidazione una delle poche esperienze consolidate al servizio dello sviluppo e di sostegno all’economia reale dei territori che ha il nostro Paese”.

Il messaggio della mobilitazione è netto: “Made in Italy, accesso ai fondi Ue, consulenza aziendale, registro delle imprese, arbitrato e conciliazione, sostegno al credito. Di questo si sta parlando e non di centri di potere come li ha strumentalmente definiti il ministro Calenda. Smantellare il sistema camerale vuol dire lasciare le imprese e le comunità locali più sole di fronte alle difficoltà del Paese. Il sistema produttivo ha bisogno delle professionalità che le Camere di commercio esprimono”.

E secondo i sindacati, il decreto attuativo della legge 124/2015 non fornisce affatto garanzie sufficienti. Diversi i nodi che preoccupano i lavoratori. A partire dai posti di lavoro, dove “le garanzie restano ancora fumose e non in grado di assicurare la tenuta occupazionale prevista nella legge delega“. E senza dimenticare “l’inadeguatezza della fonti di finanziamento, rimaste ferme al taglio del 50% che, nel 2017, renderà impossibile l’operatività“. E ancora “il ruolo delle Unioni regionali, indispensabile per assicurare il coordinamento tra le Camere” e “la previsione di sedi distaccate per garantire un’adeguata presenza sul territorio che, in caso contrario, sarebbe gravemente ridimensionata”.

“In particolare – insistono i sindacati – per le migliaia di lavoratori dipendenti dalle Unioni camerali regionali, dalle aziende speciali e da quelle di sistema, si aprirebbe una fase incerta e connotata dall’assenza del benché minimo strumento d’integrazione al reddito. La riforma del sistema camerale – aggiungono – va approfondita e condivisa con le organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori dipendenti, al fine di  valorizzare le tante e preziose professionalità oggi esistenti nell’articolata filiera rappresentata dalle Camere di commercio”, aggiungono le tre sigle”.

Al fine di richiedere a governo e Parlamento di ripensare profondamente il disegno di riforma e di garantire la continuità occupazionale anche dei lavoratori dipendenti dalle Unioni regionali, dalle aziende speciali e di sistema, Filcams, Fisascat e Uiltucs terranno, per il 29 settembre, due ore di assemblea informativa presso tutti i luoghi di lavoro coinvolti, e prenderanno parte alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma, presso piazza di Pietra, dalle 13 dello stesso giorno.

E in piazza ci saranno anche Fp Cgil Cisl Fp e Uil Fp, “per dire chiaro e forte – concludono – che la strada scelta dal governo è sbagliata: le Camere di commercio vanno riorganizzate e rilanciate. Con meno costi, più competenze e più servizi innovativi”.

da rassegna.it

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