Anche Confindustria smentisce Renzi: siamo ancora in piena crisi. Forse nel 2028 si tornerà ai dati prerecessione. Pil al ribasso, l’anno prossimo sarà peggio. Confcommercio: povertà in crescita

Anche Confindustria smentisce Renzi: siamo ancora in piena crisi. Forse nel 2028 si tornerà ai dati prerecessione. Pil al ribasso, l’anno prossimo sarà peggio. Confcommercio: povertà in crescita

La Confindustria interrompe la luna di miele con il governo di Renzi Matteo e dopo gli elogi sperticati più volte rivolti dai massimi dirigenti dell’organizzazione, leggi la campagna per il “sì” nel referendum costituzionale, lancia un grido di allarme, così scrivono le agenzie di stampa: “Gli altri crescono, noi siamo fermi da 15 anni”. L’organizzazione degli imprenditori la prende alla lontana ma non può evitare di investire in pieno la politica del governo, di questo governo, che ogni giorno proclama che il paese ormai grazie alla riforme, ha imboccato la via giusta. Dopo il taglio di giugno gli economisti di Confindustria vedono ancora al ribasso le stime sul Pil: a fine anno, dicono, la progressione si fermerà al +0,7% (era +0,8%), al di sotto dell’1% dichiarato dal governo, ma l’anno prossimo farà ancora peggio a +0,5% (era +0,6%). “La crescita 2017 – afferma la nota del  Centro studi di Viale dell’Astronomia – non è scontata e va conquistata”.

Quindicennio perduto, tempo sprecato, debolezza superiore all’attesa

Confindustria parla di “quindicennio perduto” e di “tempo sprecato” dal Paese che oggi “soffre di una debolezza superiore all’atteso”. Ma atteso da chi? Forse un minimo di autocritica sarebbe il caso di farla. Siamo lontani dal livello pre crisi, contrariamente a quanto affermano Renzi e Padoan. “Per tornare alla situazione del 2007 – dicono gli economisti di Confindustria – dovremo aspettare il 2028”. Forse l’attesa sarà ancora più lunga stando a previsioni di altre “scuole di pensiero economico”. Certamente se la medicina è quella suggerita anche da Confindustria, sollecitata dallo stesso governo, la decontribuzione degli aumenti salariali dovuto alla contrattazione aziendale, siamo ben lontani  anche dal 2028. L’infinito sarà il campo di operazione.

Addolciscono la pillola a Renzi elogiando il job act perchè ha ridotto i contributi a carico delle imprese

Non è un caso che per addolcire la pillola, con Renzi ormai sempre impegnato in campagna elettorale per il referendum, con “visite guidate” dagli imprenditori, la nota del Centro studi Confindustria attribuisce il “merito alle riforme, quando sono  vitali e vengono attuate” se il tasso di disoccupazione è previsto in calo all’11,5 nel 2016 e all’11,2% nel 2017. “Un chiaro esempio – afferma la nota –  è fornito dal jobs act accompagnato dalla temporanea riduzione della contribuzione sociale a carico delle imprese. Quasi i quattro quinti degli oltre 426mila posti di lavoro aggiuntivi creati dall’inizio del 2015 fino a metà 2016 sono con contratti a tempo indeterminato”. Comprendiamo che Confindustria rappresenta quegli imprenditori che portano responsabilità non secondarie nella crisi che il nostro Paese sta vivendo da molti anni, governi Berlusconi compresi, ma pare non accorgersi che nel momento in cui la decontribuzione diminuisce, anche la percentuale dei contratti a tempo indeterminato cala e sale quella dei contratti a tempo determinato, come dimostrano i dati del mese di luglio. Non solo, quei 426mila posti di lavoro aggiuntivi creati dall’inizio del 2015 a metà 2016, Renzi parla di quasi 600 mila, sono con contratti a tempo indeterminato ma non sono aggiuntivi. In parte si tratta di passaggi da contratti a termine, grazie appunto alla decontribuzione. Non solo.

Paolozzi (capo economista Confindustria): “Non riusciamo a schiodarci dalla malattia della bassa crescita

La “leccata” a Renzi Matteo contrasta con la stessa diagnosi del capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi, quando afferma: “Non riusciamo a schiodarci dalla malattia della bassa crescita di cui soffriamo dall’inizio degli anni duemila”. I dati Csc mostrano come “prima, durante e dopo la Grande Recessione (in Italia più intensa e più lunga) si è accumulato un distacco molto ampio” con altri Paesi Ue. Tra 2000 e 2015 il Pil è aumentato in Spagna del 23,5%, Francia +18,5%, Germania +18,2%. In Italia è “calato dello 0,5%” e con le dinamiche in corso i gap aumentano oggi “ancor più rapidamente”. A Confindustria è lecito chiedere un pò di coerenza. Con se stessa.

Confcommercio scopre che la povertà cresce. Un dramma per più di 12 milioni di famiglie

Anche Confcommercio, che non ha lesinato elogi al governo, interviene con i risultati di una ricerca sulla povertà. Il presidente della organizzazione, Sangalli, fa notare che, rispetto al 2006, le famiglie povere sono raddoppiate (+793.000), mentre le persone assolutamente povere (quelle che non riescono ad acquistare un paniere di beni e servizi di sussistenza) sono aumentate del 177%, passando da 1 milione e 660 mila a 4 milioni e 600 mila, ossia il numero più elevato mai registrato. Dal canto suo Istat mette in luce anche i dati relativi alla povertà relativa (persone che vivono per quanto riguarda beni e servizi al di sotto della media nazionale), che toccano oltre due milioni di famiglie per un totale di circa 8 milioni di persone, il 13,7% della popolazione. Sommando povertà assoluta e povertà relativa si registra un totale di oltre 12 milioni di cittadini, un quinto dell’intera popolazione italiana.

Il valore del Piano  per il lavoro giovanile e femminile presentato dalla Cgil

A fronte di questa situazione, grave, pesante, in cui si trova il nostro paese, c’è una occasione, la offre la Cgil, con il “Piano straordinario per il lavoro giovanile e femminile” presentato  qualche giorno fa che non ha trovato grande accoglienza nei media. Repubblica, come ormai avviene sempre più spesso quando riguarda iniziative e proposte della Confederazione di Corso d’Italia, l’ha ignorato. Ci sono proposte concrete per creare in tre anni circa 600mila posti di lavoro, una iniezione ricostituente per una economia in piena crisi. Non un libro dei sogni, vengono individuate le risorse necessarie, trenta miliardi,  già finanziabili.

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