Ambasciatori Usa in Italia: da Clara Luce, anticomunista di ferro a John Phillips renziano doc. Il premier chiede aiuto ai capi di governo. Mattarella si trincera nell’ovvietà

Ambasciatori Usa in Italia: da Clara Luce, anticomunista di ferro a John Phillips renziano doc. Il premier chiede aiuto ai capi di governo. Mattarella si trincera nell’ovvietà

L’ambasciatore Usa in Italia, John Phillips, che si schiera per il sì al referendum e tesse le lodi di Renzi Matteo, ci fa tornare a mente un altro ambasciatore Usa nel nostro Paese, anzi una ambasciatrice, donna fascinosa, frequentatrice del bel mondo romano. Si chiamava  Clara Boothe Luce (nella foto), anticomunista viscerale, fu nominata in piena guerra fredda dal presidente Eisenhower, alla vigilia del voto del 1953, la legge truffa. Aveva dubbi ad accettare, così definì gli italiani, ma soprattutto perché il suo irriducibile anticomunismo che avrebbe potuto rendere difficile esercitare il suo ruolo in un paese che aveva il più forte partito comunista del mondo occidentale. Il presidente Usa scelse lei. Moglie dell’editore americano di riviste come Time, Life e Fortune che vendevano nel mondo circa dieci milioni di copie. I Luce si erano, infatti, impegnati a fondo per l’elezione di Eisenhower, convincendolo a candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti.

Le amicizie pericolose della  lady Usa che esordisce con la legge truffa

Il suo esordio come ambasciatrice non fu dei migliori: la “legge truffa” non vince, finisce il centrismo degasperiano. Si racconta che il suo commento fu: “Non è andata male, ma si è inacidita”, quasi le elezioni fossero una pietanza. Non si scoraggiò la lady anticomunista come veniva chiamata e la sua presenza viene ricordata per i rapporti che ebbe con i massimi dirigenti della Dc e anche con personaggi che avevano fatto dell’anticomunismo una  norma di vita e che ai governanti Usa di quei tempi piacevano molto, Randolfo Pacciardi, Vittorio Cini, Edgardo Sogno, Leo Longanesi. C’era di mezzo anche Montanelli. Addirittura si parlò con lei di un possibile colpo di stato nel caso in cui vi fosse stata l’avanzata del comunismo. Il maresciallo Giovanni Messe poteva essere il capo del governo. L’Ambasciatrice aveva un sogno: mettere fuori legge il partito comunista. Si racconta che diventata cattolica dopo la morte di una figlia nel corso di una udienza, il papa la ascoltò con grande pazienza e poi le disse: “Non ho bisogno di essere convertito”. Certo erano i tempi della guerra fredda. Obama non è Eisenhower.

Gli ambasciatori sono “ impiccioni”, ma il sostegno a Renzi è una interferenza  grave

E’ anche vero che gli ambasciatori sono “impiccioni” cercano di sapere, di conoscere cose, fatti, persone. Basterebbero i ritagli di giornale. Ma quelle parole pronunciate a sostegno di Renzi Matteo, che sarà anche invitato ad un pranzo d’onore con Obama, non tengono conto che i voti degli italiani contano, non possono essere presi sottogamba. Perché attorno alla vicenda referendum si sta costruendo un schieramento europeo cui non interessa se il Senato esiste o no, se c’è il ballottaggio. Interessa solo che non si faldi un “fronte” che vede uniti conservatori e centristi insieme a socialisti che hanno perduto perfino le tracce del socialismo. E non vale richiamare il “Manifesto di Ventotene”.  La svolta in Spagna, in Grecia, con la scesa in campo di movimenti popolari, democratici, di sinistra, le difficoltà di Hollande che neppure il suo stesso partito vorrebbe ricandidare, quelle della Merkel, da una parte, dall’altra le destre estreme, reazionarie, che mietono voti, fanno dell’Italia un paese in cui se vincesse il no verrebbero meno gli equilibri politici che tengono in piedi la Ue  e la sua politica che qualche bell’anima chiama “austerità intelligente” e che rappresenta l’essenza del renzismo.

Il premier con il cappello in mano chiede sostegno ai capi di governo europei

E’ grave che lo stesso premier nei suoi contatti in giro per il mondo si sia presentato con il cappello in mano chiedendo a capi di Stato e di governo di sostenere la sua campagna per il sì nel referendum, dicendo di capire che se perde se ne va a casa, si dimette e sono guai per tutti. Chiama in causa ovviamente anche i poteri forti ed ecco le agenzie economiche che inviano messaggi con i quali si annunciano disastri se vincesse il no. Scrive Repubblica, che “nelle grandi Cancellerie, da Washington a Berlino, da Parigi a Bruxelles si respira forte preoccupazione per l’esito del referendum costituzionale italiano”. Ancora: “Nelle ultime settimane ricche di incontri internazionali, Matteo Renzi ha spiegato ai partner stranieri in modo efficace la portata della consultazione popolare che si celebrerà tra fine novembre e i primi di dicembre”. “Se perdo vado a casa”. Ed è subito arrivato anche il sì della Merkel. Dice Bersani: “Intrusione incredibile. Tra me e Renzi idee opposte sulla democrazia”. E’ un segnale puntuale del clima che si sta vivendo all’interno del Pd. Un clima che si è acceso ed ha visto dichiarazioni di esponenti di tutti i partiti. Ci interessa di più l’atteggiamento che ha assunto il presidente della Repubblica.

Il capo dello Stato: la sovranità è degli elettori. Ci mancherebbe

Riportiamo dalle agenzie di stampa: “La sovranità è degli elettori”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato, da Sofia, dove si trova in visita di Stato, in merito alle polemiche esplose dopo l’intervento dell’ambasciatore americano John Phillips sul referendum, invitando a vivere la consultazione con serenità. “Dobbiamo viverla serenamente, come ogni passaggio democratico”. “La sovranità è degli italiani – ha detto il capo dello Stato dalla capitale bulgara -, decideranno loro naturalmente. Il mondo è sempre più interconnesso, quindi è normale che ci sia interesse per le nostre vicende politiche ovunque, ma la decisione finale sarà degli elettori. Aspettiamo poi con serenità tutta la fase che ci porterà al referendum”. Tutto qui? Se non si trattasse di esternazioni del presidente della nostra Repubblica, diremmo che si tratta di “ovvietà”. La sovranità è degli italiani? Ci mancherebbe che non lo fosse e si presentassero alle urne torme di marines. Ancora: la decisione finale sarà degli italiani. E di chi dovrebbe essere degli austro-ungarici?

Michele Serra: “Ma chi sono i poteri forti? Fate i nomi”. Una volta li conosceva

Non abbiamo finito: ci ha colpito un commento su Repubblica di Michele Serra il quale annuncia che voleva scrivere “un’Amaca contro l’intervento arrogante dell’ambasciatore Usa” poi ha letto le reazioni della politica italiana, in particolare di Di Maio ed ha deciso che “piuttosto che essere governato da uno come Di Maio che non sa niente, ma se la tira come se sapesse tutto, sopporto, anche se non la sopporto Maria Elena Boschi”. Come se non bastasse a chi parla di “poteri forti” chiede, “quali ce li dicano, una buona volta con nomi e cognomi”. Bastava leggesse l’elenco dei partecipanti al Forum Ambrosetti a Cernobbio per conoscerli. Oppure potrebbe rileggere qualche suo articolo di un po’ di anni fa.

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