Ventotene. La manfrina di Renzi sulla “nuova Europa” nasconde un cambio di egemonia. Merkel germanizza l’Europa, e decide la sorte politica ed economica del continente

Ventotene. La manfrina di Renzi sulla “nuova Europa” nasconde un cambio di egemonia. Merkel germanizza l’Europa, e decide la sorte politica ed economica del continente

Non avevamo torto a temere, nei giorni scorsi, che l’incontro tra Renzi, Merkel e Hollande lunedì, sulla portaerei Garibaldi ormeggiata al largo dell’isola di Ventotene, avrebbe potuto trasformarsi in una indecente manfrina che avrebbe coinvolto, loro malgrado, i quattro grandi ispiratori del Manifesto per l’Europa libera e federale, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann. Nulla di epocale, nulla di storico, neppure quell’aggettivo “nuova” che è risuonato su tutti i media compiacenti a proposito del titolo da dare al vertice: “la nuova Europa”, evidentemente ispirato dagli strateghi della comunicazione di Palazzo Chigi. In fondo, ha avuto ragione il Nobel per l’Economia Amartya Sen, genero postumo di Eugenio Colorni, avendone sposato la figlia Eva, morta di cancro, quando, intervistato per ben due volte dal Corriere della Sera, ha voluto dare qualche piccolo ma significativo consiglio a chiunque abbia saputo leggerlo. Lui sì che aveva conosciuto Altiero Spinelli, e nell’intervista racconta i suoi discorsi con l’ideatore del Manifesto di Ventotene. Ad un certo punto, Amartya Sen dice: “la priorità di Ventotene era di costruire una unione politica e promuovere coesione sociale. Questi obiettivi avrebbero dovuto precedere sia l’euro che una politica condivisa di austerità: né l’uno né l’altra sono stati d’aiuto all’Europa. La necessità di riforme economiche viene spesso confusa con il bisogno di austerity, che spesso porta a penalizzare soprattutto i poveri”. Più chiaro di così non si poteva essere. E se Amartya Sen ha ragione nell’analisi, cioè che l’unione politica e la coesione sociale avrebbero dovuto precedere l’unione economica, non sarebbe da rivedere la mitologia democristiana sui fondatori dell’Europa, De Gasperi, Schumann e Adenauer? Che c’entra, dunque, la tradizione culturale democristiana con Spinelli e il Manifesto di Ventotene? Nulla, appunto. E francamente, vedere due leader europei di tradizione democristiana parlare di “nuova Europa”, senza attribuire responsabilità su coloro che hanno fatto naufragare la vecchia, i democristiani, fa davvero pena. In altra parte di questo giornale, giustamente Paolo Ciofi racconta un’altra storia, quella di Spinelli e di Berlinguer, che, loro sì, dialogavano e immaginavano un’altra Europa. È a partire da queste enormi contraddizioni politiche e culturali che va assunto il “minivertice” (la parola è usata, non a caso, dalla Associated Press) di lunedì, ed è per questo che la visita alla tomba di Spinelli appare una miserabile manfrina.

Cronaca di una pomposa, inutile, e volgare manfrina

I tre leader europei sono giunti nel pomeriggio a Ventotene, dove hanno appunto deposto la corona di fiori (dai colori dell’Europa, ovviamente) sulla lapide di Spinelli, e dove hanno tenuto una interessante conferenza stampa, dopo circa un’ora di dialogo a tre. Interessante perché svela la manfrina, nei toni populistici, soprattutto di Renzi, nel linguaggio, quello vecchio dei governanti democristiani, dei bisogni e delle paure, svelate da Hollande. “Molti hanno pensato che dopo la Brexit l’Europa fosse finita”, ha detto pomposamente Renzi. Non è così. Rispettiamo la scelta dei cittadini britannici, ma vogliamo scrivere una nuova pagina per il futuro”. Ora, chi ha pensato che con la Brexit fosse finita l’Europa? Dire “molti” non vuol dire nulla. Si riferiva ai movimenti populisti di mezza Europa? A quei movimenti che tifano contro l’Europa, come la Lega in Italia e Alternativ fur Deutschland in Germania (senza parlare dei Cinquestelle) o la destra lepenista francese? Ma se fosse stato così, il suo ragionamento, proprio dinanzi a Merkel e Hollande che hanno lo stesso problema in casa loro, avrebbe dovuto essere molto, molto, molto più radicale e profondo, che limitarsi a un banale aggettivo, “nuova”, a proposito dell’Europa. Invece, hanno vinto proprio i movimenti oltranzisti e populisti, tedesco, francese e italiano. Perché? Perché l’agenda politica dei tre ha seguito esattamente quella imposta dai movimenti populisti: il terrore del fondamentalismo estremista islamico, il terrore del migrante, il terrore della disoccupazione di massa. Dov’è la nuova Europa, predicata da Renzi? Aspettiamo ancora una riposta, magari dopo la cena di gala sulla portaerei.

Le paure di Hollande, i problemi dell’Italia, e il cambio di egemonia con l’agenda dettata da Merkel

Cos’ha detto Hollande? “L’Europa dovrebbe dotarsi di una struttura di protezione. Per la sicurezza, abbiamo bisogno di confini che possano essere ben controllati. E vogliamo maggiore coordinamento nella lotta contro il terrorismo”. Ebbene, non sono le medesime priorità dei movimenti populistici, ma anche di qualche governo reazionario, come l’Ungheria, o la Slovacchia, o la Polonia? E cos’ha detto Angela Merkel? “L’Unione Europea affronta oggi enormi sfide e ha bisogno di lavorare assieme soprattutto sul fronte della sicurezza, sia all’interno che all’estero. Dovremmo rafforzare la cooperazione alla difesa e gli scambi tra i nostri servizi di intelligence dovrebbero essere intensificati”. Se non abbiamo capito male, la “nuova Europa” è quella che si arma e che si dota di un universale stato di polizia, a guardia delle frontiere e delle strade cittadine. Se questa è la “nuova Europa” non è esattamente quella sognata, immaginata, desiderata dai maestri in esilio a Ventotene, per i quali l’integrazione dei popoli è la forma stessa della civiltà europea, che richiama i valori dell’Illuminismo, i quali, appunto, sono ben lontani dalla tradizione democristiana: libertà, uguaglianza e fraternità. Il segreto nascosto dei tre intellettuali di tradizioni diverse, convenuti a Ventotene “in gita” su invito di Mussolini, era il riconoscimento della comune radice illuministica. Nei discorsi di Renzi, Merkel e Hollande è rimasta traccia dell’Illuminismo europeo? Pensiamo proprio di no.

L’Associated Press ha colto il senso di questo “minivertice”

L’inviato dell’Associated Press a Ventotene scrive: “Merkel ha mostrato scarso entusiasmo per cambiamenti grandiosi nella struttura della UE, preferendo fare in modo che le cose filassero per il meglio piuttosto che imbarcarsi in importanti riforme strutturali”. Tradotto: la Germania democristiana della Merkel e di Schaueble non sarà mai disponibile a cambiare i trattati. Il giornalista dell’AP, molto onestamente prosegue: “Hollande vorrebbe una maggiore integrazione nella UE, soprattutto in materia di difesa comune, come l’Italia. Ma la campagna per le presidenziali del 2017 si gioca su un altro versante, quello del sentimento antieuropeo diffuso anche in Francia”. E infine ecco il ritratto della prestigiosa agenzia dell’Italia, dopo il “minivertice”: “l’Italia ha molto da guadagnare da un rinvigorimento della UE, visto che affronta il calo del Pil, la crisi migratoria e le incertezze politiche dettate dal referendum costituzionale di questo autunno sul quale Renzi ha puntato la sopravvivenza del suo governo”. Il re è nudo, dunque, anche per gli inviati onesti delle maggiori agenzie di stampa internazionali.

Merkel assume il timone del comando politico: tour nelle cancellerie europee

Quale “nuova Europa” possa uscire da questo minivertice non lo sappiamo. Ciò che sappiamo è che, al di là delle evocazioni fantasiose e mediatiche, è Angela Merkel che “sta dando le carte”, dal momento che dopo Ventotene farà il giro delle cancellerie, soprattutto nell’Europa dell’Est, proprio per definire i caratteri che potrebbe assumere l’Europa germanizzata dopo l’uscita della Gran Bretagna. Perché la sintesi è la seguente: fino a pochi mesi fa, Germania e Francia si dividevano l’egemonia economica e politica dell’Europa. Oggi, con la evidente fragilità dei socialisti francesi, di Hollande e del quadro politico transalpino, la Germania assume anche l’egemonia politica. Se qualcosa ha dimostrato questo minivertice di Ventotene, è che in questo momento Berlino detiene le chiavi politiche ed economiche del destino dell’Europa, vecchia o nuova che sia. E non è una bella notizia.

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