Sunday Times. Brexit? Non prima del 2019. Problemi burocratici ed elezioni francesi e tedesche all’origine del ritardo

Sunday Times. Brexit? Non prima del 2019. Problemi burocratici ed elezioni francesi e tedesche all’origine del ritardo

L’uscita effettiva del Regno Unito dall’Unione Europea, la cosiddetta Brexit, potrebbe essere procrastinata fino al 2019, secondo le rivelazioni del settimanale The Sunday Times del 14 agosto. Il ritardo sarebbe determinato dalle difficoltà enormi cui l’amministrazione britannica deve far fronte, ma soprattutto per effetto delle elezioni presidenziali in Francia e legislative in Germania, previste entrambe per il 2017. I due turni per le presidenziali francesi sono già stati fissati al 23 aprile e al 17 maggio 2017, mentre le elezioni tedesche si svolgeranno, come tradizione, tra settembre e ottobre.

Il referendum per la Brexit in Gran Bretagna ha avuto luogo lo scorso 23 giugno, e fin dal giorno successivo all’esito, le autorità esecutive di Bruxelles, a partire dal presidente della Commissione Juncker, e alcune cancellerie europee, hanno premuto per fare presto. Ora, la rivelazione del Sunday Times rimette tutto in gioco.

Theresa May, neo premier britannica, ha affermato che farà di tutto per assecondare la volontà degli elettori. Tuttavia, ha di fatto confermato, secondo il Suday Times, che l’articolo 50 del Trattato di Lisbona sarà attivato solo dopo le elezioni tedesche e francesi. Cosa significa? Significa banalmente che l’inizio delle trattative e dei negoziati non potrà avvenire prima dell’autunno del 2017. La notizia ha in qualche modo rassicurato il settore finanziario della City londinese, che finalmente si vede consegnata una data di partenza per la Brexit, dopo le turbolenze determinate dalle strampalate richieste di “fare presto” di funzionari europei e istituzioni del tutto irresponsabili. Theresa May ha dunque di fatto confermato la previsione del prestigioso settimanale inglese: alla Brexit si arriverà non prima del 2019. Il settimanale cita una fonte proprio della City: “il governo non ha le infrastrutture per coloro che devono impegnarsi nei negoziati. Non conoscono neppure lontanamente quali siano le questioni da porre quando i negoziati avranno inizio. Ma nessuno lo sa, nemmeno a Bruxelles, dato il carattere del tutto inedito di un paese che esce dalla UE”.

Subito dopo il referendum sulla Brexit, Theresa May, neopremier, creò un ministero ad hoc per sovrintendere alle procedure e alle discussioni preparatorie per i negoziati. Tuttavia, il ministro, David Davis, si è lamentato per la scarsità di personale del ministero, di parecchio al di sotto delle necessità. Un altro ministro, quello del Commercio estero, Liam Fox, ha già fatto sapere alla premier che si sarebbe dimesso qualora non fosse stata rafforzata la sua squadra di esperti in diritto commerciale internazionale, proprio in previsione dei negoziati con la UE. Insomma, la Brexit, come molti hanno previsto saggiamente, porrà enormi problemi, interni, ed esterni, alla cancelleria britannica e alle cancellerie europee. Non è questione di poco conto: si tratterà di determinare le nuove regole di convivenza dell’Europa Unita con la Gran Bretagna, tra cittadini britannici e cittadini europei, che improvvisamente si troveranno ad essere divisi da una valanga di provvedimenti burocratici.

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