Rio 2016. Bolt nella storia vince anche la staffetta 4×100. Impresa della pallavolo italiana. Zaytsev epico. Argento nella pallanuoto femminile

Rio 2016. Bolt nella storia vince anche la staffetta 4×100. Impresa della pallavolo italiana. Zaytsev epico. Argento nella pallanuoto femminile

La ricerca dell’uomo simbolo delle Olimpiadi di Rio de Janeiro – esercizio al quale è pressoché impossibile sottrarsi – non sarà difficile. E’ Usain Bolt. Nel segno della più assoluta prevedibilità. Bolt è talmente personaggio, che probabilmente sarebbe stato l’icona dei Giochi anche se avesse perso. Anzi, la sua sconfitta ne avrebbe arricchito il fin troppo monotono profilo: la sconfitta del gigante delle piste finalmente diventato vincibile! Ma chi può battere Bolt? Nessuno. E infatti ieri notte il giamaicano ha vinto anche la sua terza medaglia d’oro, nella staffetta 4×100. Nessun problema: una prestazione del tutto normale, un compito svolto tranquillamente, da Bolt e dai suoi tre soci di staffetta. Una superiorità disarmante, accentuata dalla mediocrità della concorrenza. Si era cercato di costruire in Justin Gatlin l’alternativa – pompata mediaticamente – al giamaicano. Il flop di Gatlin è stato totale e si è tramutato in disastro, con la squalifica del quartetto USA, che in questo modo non è riuscito neppure a salire sul podio. Bolt, dunque, completata la sua terza “tripletta” olimpica (100, 200 e staffetta sia a Pechino che a Londra e a Rio) esce definitivamente dagli stadi, incoronato d’oleastro come le divinità che secondo la mitologia partecipavano alle prime edizioni dei Giochi olimpici.

A distanza di molti secoli vecchi e nuovi miti si incrociano nella celebrazione della forza e del vigore atletico. Restringendo la ricerca dell’epos al suolo italiano, il personaggio centrale della rappresentativa azzurra dovrebbe essere, a rigor di logica, Niccolò Campriani, non foss’altro che per aver vinto ben due medaglie d’oro nella gare di tiro a segno. Ma la sua disciplina è così marginale rispetto all’epica degli sport di massa e alla carnalità del tifo da stadio, e la figura dell’ingegnere fiorentino così splendidamente seria e normale, che gli si può chiedere di arricchire il medagliere nazionale (eccome se lo ha fatto!), ma non di dimostrarsi eroe di Olimpia come Usain Bolt. Che infatti, con la modestia che lo contraddistingue, si è paragonato a Mohammed Alì (Cassius Clay) e Pelè, coi quali condividerebbe la gloria suprema dell’empireo: coabitazione breve, per la verità, perché in realtà aspira – e molti già glielo riconoscono – al titolo di più grande sportivo di tutti i tempi.

Per restare in tema di divinità, il nostro personaggio – quello di marca italica – potrebbe essere Ivan Zaytsev. Il nome non inganni: Zaytsev è autenticamente italiano, è spoletino di nascita, dalla parlata sciolta e vivace, anche se i genitori sono russi. E infatti è soprannominato la “zar”. E’ il personaggio di spicco della nazionale di pallavolo. Con la esplosività muscolare dei suoi 2 metri e 03, la fulva capigliatura organizzata in irta cresta, la terribilità delle sue schiacciate (si calcola che una sua battuta sfiori i 130 chilometri orari) è considerato un “martello” che annichilisce gli avversari, una divinità nordica, come Thor, che scaglia tuoni e fulmini. Ieri sera, della furia di Zaytsev hanno fatto le spese gli americani. La partitaItalia-USA valeva per la finale del torneo di pallavolo. E’ stato un incontro di rara bellezza e intensità agonistica. Avevamo già battuto gli USA nel girone eliminatorio, ma quella affrontata ieri sera era una squadra due volte più cattiva, determinata, efficace. Gli americani sono stati a lungo al comando nel primo set. Sono arrivati al 23-19, punteggio che nella generalità dei casi significa vittoria certa: quattro punti di vantaggio quando ne mancano solo due per vincere sono, soprattutto a quei livelli, un margine di sicurezza. Eppure l’Italia è riuscita a rimontare, a pareggiare i conti e, infine, dopo un colpo su colpo che sembrava non spezzare mai l’equilibrio, a vincere 30-28. Tutt’altro che demoralizzati, gli americani hanno reso la pariglia nel secondo set. Questa volta le parti si sono invertite: avanti di tre punti, gli azzurri hanno infine ceduto per 26-28. Poi è successo un fatto inedito. Nel terzo set la squadra italiana si è messa in sciopero. Chi l’avesse proclamato non si sa, ma tutti lo hanno osservato, con tale convinzione che in pochi minuti gli USA si sono aggiudicati il set per 25-9: punteggio assolutamente sbalorditivo in una semifinale olimpica. Bastava che la palla arrivasse sotto rete per garantire il punto agli americani. Ogni schiacciata italiana era murata, ogni schiacciata americana andava a punto. Capire le ragioni di questo tracollo – se non si vuole credere alla disciplina sindacale – richiede interventi di specialisti di discipline della mente e della extrasensorialità. Dopo la batosta, la resurrezione. Vigorosa, piacevolmente sorprendente dopo il disastro del terzo set. Andamento equilibrato, ma guizzo italiano nel finale: 25-22. Si va al tie-break, ovvero la partita decisiva che si gioca al meglio di 15 punti. E qui Zaytsev-Thor ha pienamente svolto la sua funzione terrifica, tramortendo con servizi micidiali e martellanti schiacciate l’ormai scompaginato sestetto USA: 15-9. Grande impresa della squadra italiana, non solo di Zaytsev, dunque, anche se è comodo assumerlo a uomo simbolo della nostra pallavolo.

La vittoria nella pallavolo lenisce in parte la delusione per la sconfitta del setterosa nella finale della pallanuoto. Le americane, campionesse olimpioniche in carica, non hanno vinto, ma hanno stravinto: 12-5. Non c’è stata mai partita, la superiorità delle statunitensi è stata evidente fin dal primo minuto. Oltretutto, il loro portiere, l’afroamericana Ashley Williams, ha difeso la porta americana con una abilità che è raro trovare in piscina. Uno a uno, dunque, la sfida di ieri fra l’Italia e gli Stati Uniti. Alla medaglia d’argento delle pallanuotiste si aggiungerà la medaglia dei pallavolisti. Ma quale medaglia? Contro il Brasile, che ieri ha demolito in tre set la Russia, sarà ancora più dura che con gli americani. Sì, li abbiamo già battuti nei turni eliminatori, ma si provi a immaginare l’inferno di tifo che a sostegno dalla squadra di casa, si organizzerà al Maracanezinho. L’appuntamento è per domani (giornata conclusiva delle Olimpiadi) alle 18,15. Confidiamo nella ferocia delle divinità nordiche.

Quella della pallavolo sarà una delle ultime opportunità di medaglia che l’Italia – al passo negli ultimi giorni – si gioca. Nell’atletica, è apprezzabile la finale raggiunta dalla nostra 4×400 (anche se quel “nostra” deve far riflettere sull’utilizzo di due nigeriane e di una cubana – ovviamente naturalizzate – a fianco di una ruspante abruzzese); molto bello il quarto posto di Antonella Palmisano nella marcia 20 chilometri; buone cose (non medaglie) faranno le due altiste Trost e Rossit; forse il trentunenne Meucci (campione europeo) e il quarantaduenne Pertile riusciranno a infastidire le lepri africane nella maratona. Ma distanti dal podio, temiamo.

Per il resto, fra oggi e domani, nella mountain bike, Eva Lechner e Marco Aurelio Fontana possono lottare con i migliori. Di Fontana è memorabile il terzo posto delle Olimpiadi londinesi, ottenuto pedalando tutto l’ultimo giro senza mai potersi sedere, perché aveva perso il sellino. Insomma il derby latino difficilmente lo vinceremo, perché la Francia da alcuni giorni mette a segno buoni colpi e ha ancora parecchie cartucce da sparare. Ma essere fra le prime dieci nazioni dello sport olimpico, non è comunque un risultato trascurabile.

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