Referendum. L’Anpi cacciata dalle feste dell’Unità. “Si occupi di antifascismo!”, replica la Pd Puglisi. Gli studenti del No replicano: la riforma è autoritaria. Il sovversivismo dall’alto di esponenti del Sì, come avrebbe detto Gramsci

Referendum. L’Anpi cacciata dalle feste dell’Unità. “Si occupi di antifascismo!”, replica la Pd Puglisi. Gli studenti del No replicano: la riforma è autoritaria. Il sovversivismo dall’alto di esponenti del Sì, come avrebbe detto Gramsci

Ci sono buone ragioni se la presidente dell’Anpi di Bologna Anna Cocchi alza il tono polemico nei confronti delle Feste dell’Unità. Anzi, sono ottime ragioni. Interpellata dall’agenzia di stampa AdnKronos, la presidente Cocchi sfoga così tutta la sua amarezza, per quella che è di tutta evidenza una esclusione preconcetta dei partigiani dalla storica kermesse del Pd: “La prossima settimana annunceremo se partecipare o no alla Festa dell’Unità di Bologna, riunirò l’ufficio di presidenza dell’associazione e prenderemo la decisione finale. Ancora non abbiamo deciso in modo definitivo e potrebbero esserci delle sorprese ma la mia opinione resta che se il Pd non ci permette di esprimerci non ha senso la nostra presenza alla festa”.

L’Anpi Bologna dà una lezione di democrazia. Francesca Puglisi, segreteria nazionale Pd, fa spallucce: “l’Anpi si occupi di antifascismo!”

È, intanto, una splendida lezione di democrazia, a coloro che hanno fatto spallucce sull’assenza dell’associazione antifascista per eccellenza da tante feste dell’Unità, soprattutto in Emilia, dove il radicamento dei partigiani resta fortissimo e l’indignazione sale in modo notevole. La replica della senatrice Francesca Puglisi, esponente di primo piano della segreteria nazionale del Pd, prima bersaniana e oggi fervente e osservante renziana, è quanto di più offensivo si potesse esprimere. A Repubblica la senatrice Puglisi ha osservato che “l’Anpi non viene alla festa dell’Unità? Pazienza. Amen”. Come si vede, fa spallucce, e conferma il carattere antifascista del Pd (e ci mancherebbe altro!) facendo riferimento allo Statuto. Dunque, il Pd è statutariamente antifascista, ma ai partigiani antifascisti viene negata una presenza critica e il diritto di parola. Mai contraddizione fu più stridente. Perché? Perché, afferma la senatrice Puglisi, “possono esserci opinioni diverse, ma che l’Anpi pensi di fare una battaglia politica che non c’entra nulla con l’antifascismo, contro di noi, all’interno della nostra festa, mi pare sinceramente un po’ troppo”. Il fatto è che la senatrice dimentica che il bavaglio all’Anpi è stato messo volontariamente a Firenze, dal sindaco Nardella, in occasione della celebrazione per la liberazione del capoluogo toscano dai nazifascisti. Dimentica che non occorre ritoccare la prima parte della Costituzione per definire una torsione istituzionale antidemocratica. Basta ritoccare l’equilibrio dei poteri, che da Montesquieu in poi regola gli stati moderni, l’esecutivo, il legislativo e il giudiziario, con un potenziamento dell’esecutivo e un sostanziale asservimento del legislativo, per ottenere una deriva meno democratica, diciamo così. E la senatrice perciò non sa o finge di non sapere che la decisione dell’Anpi di sostenere il No nel referendum costituzionale riflette proprio queste enormi preoccupazioni. Nulla a che vedere con l’antifascismo, dunque, come dice Francesca Puglisi? Esattamente il contrario. Infine, noi abbiamo partecipato a numerose feste dell’Unità, da almeno 40 anni, e abbiamo sempre apprezzato (talvolta contribuendo a organizzarle) la loro singolarità di finestre sull’attualità, sul dibattito politico e pubblico, sulla libertà di espressione di enti e associazioni magari non proprio in linea con il partito. Con il bavaglio all’Anpi, il Pd dice sostanzialmente al suo popolo che le feste sono luogo di propaganda e non più di confronto. Che ne sarà del carattere libero e libertario delle feste dell’Unità l’anno prossimo, quando la tempesta referendaria non sarà più attuale? Che ne sarà delle relazioni interrotte? Che ne sarà delle offese patite dall’Anpi da parte di tanti dirigenti del Pd?

Gli studenti del no organizzano il week end sui luoghi turistici e replicano indirettamente al Pd: “la riforma è neoautoritaria e danneggia le nuove generazioni”

Curiosamente sono gli studenti universitari che sembrano aver capito molto di quanto si nasconde nella riforma Renzi-Boschi. Annunciano le iniziative sui luoghi del turismo della Rete della conoscenza, che raccoglie studenti medi e universitari con queste parole chiarissime: “A partire dal prossimo fine settimana 20 e 21 agosto lanciamo l’iniziativa estiva di Studenti per il no. Mentre continua la kermesse governativa, noi studenti sentiamo la necessità di cominciare ad attivarci per sfidare il Governo Renzi. Siamo la generazione – spiega la nota di Martina Carpani, coordinatrice della Rete – che deve sgomitare tra mille lavori per poter studiare, siamo la generazione senza borse di studio, quelli dei voucher e del lavoro non dignitoso, la generazione che non si sa se avrà un diritto alla pensione, siamo quelli che a differenza della generazione dei propri genitori sono sempre più esclusi dal welfare. Non siamo affatto conservatori come accusa Renzi al fronte del No, perché non abbiamo nulla da conservare, siamo invece portatori di una idea diversa di democrazia sostanziale necessaria in questo Paese. Votiamo no convintamente perché abbiamo subito le politiche di austerità degli ultimi anni e non vogliamo farci prendere in giro. Questa riforma costituzionale per noi accentrando il potere nell’esecutivo, non fa altro che chiudere la democrazia dentro i palazzi istituzionali, dando solo più strumenti al Governo per impoverire ancor più le nostre vite e smantellare ancor più i nostri diritti in nome degli interessi di pochi”. Non viene sollevato qui, da giovani intellettuali, una questione democratica grossa quanto un palazzo? E ciò non deve stimolare la riflessione dei partigiani e dei democratici? È una replica indiretta alle polemiche del tutto pretestuose e sbagliate di Francesca Puglisi.

Alla questione democratica i sostenitori del Sì preferiscono l’ideologia dell’efficientismo. Ce lo chiede l’Europa

Il tema della torsione antidemocratica non sembra occupare le menti e le parole dei sostenitori del Sì alla riforma. Anzi, rilanciano con una propaganda costituita dall’ideologia dell’efficientismo, dalla presunta credibilità internazionale (perciò, dal 1948 l’Italia non ha mai goduto di alcuna credibilità, senza i correttivi costituzionale di Renzi), dalla propaganda della riduzione dei costi della politica (ma a quale prezzo democratico? Mica lo dicono), dal sovversivismo dall’alto, come Gramsci avrebbe interpretato questa stagione politica di matrice renziana. Perfino alcuni intellettuali vicini a Romano Prodi, e anni fa protagonisti dell’Ulivo, si sono lasciati attrarre dalla becera e populistica propaganda renziana. Ne è testimonianza la polemica tra Arturo Parisi (Sì) e Gianfranco Pasquino (No). In una intervista al quotidiano La Stampa, Arturo Parisi, ministro della Difesa del governo prodi, cerca di legittimare il suo Sì nel referendum sostenendo la tesi  per cui se vince il No l’Italia sarebbe etero diretta da poteri forti esterni all’esecutivo. La vittoria del No, afferma Arturo Parisi, comporterebbe che “quei poteri, che vorremmo garantire a un Parlamento oggi abbondantemente esautorato, continuerebbero a trasferirsi dal Governo interno alle forze che ci guidano dall’esterno”. Gianfranco Pasquino replica che questa è una tesi incredibile e ne deduce alcune conseguenze. Primo, “Parisi crede che ridimensionando il Senato, rendendolo non elettivo, cambiandone composizione e compiti, il Parlamento italiano risulterebbe meno esautorato”. Secondo, “molto sottilmente, che già il Governo (del cui potenziamento Parisi non parla) aveva/ha esautorato il Parlamento”. Terzo, “che il plauso di JP Morgan e del Financial Times vada a riforme che riusciranno a impedire a forze esterne (qui Parisi si colloca fra coloro che credono ai complotti dei poteri forti internazionali), vale a dire anche a loro, di guidare il governo italiano. Mi pare assolutamente incredibile”.

Una riforma costituzionale barattata per un pugno di miliardi? Ettore Rosato, capogruppo Camera Pd, ne è convinto

Ovviamente, il dibattito sulla riforma spesso non è così intellettualmente elevato. Ecco, infatti, come il capogruppo alla Camera del Pd, Ettore Rosato, giustifica il Sì al referendum: “Sono 30 anni che promettiamo agli italiani di fare le riforme e cambiare la costituzione, e la stessa cosa promettiamo ai nostri alleati, quelli a cui diciamo che faremo le riforme e che in cambio vogliamo maggiore flessibilità e la possibilità di utilizzare al meglio le nostre risorse. Quindi è l’occasione per mantenere le nostre promesse”. Si tratta di un leit motiv che sentiremo molto spesso nei dibattiti televisivi e nei talk show. Riforme costituzionali in cambio di flessibilità: lo vuole l’Europa. Nessun accenno alla eventuale bontà (ma dubitiamo che esista) interna della riforma, alla sua necessità “epistemologica”, direbbero i filosofi colti, scientifica. Ma qui, come si è visto, siamo alla mera battaglia propagandistica, populistica dall’alto. E Gramsci aveva ragione, come sempre.

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