Rai. Il progetto editoriale una bufala, non c’è. La normalizzazione renziana invece c’è. Speranza Pd: “Neppure Berlusconi era arrivato a tanto”

Rai. Il progetto editoriale una bufala, non c’è. La normalizzazione renziana invece c’è. Speranza Pd: “Neppure Berlusconi era arrivato a tanto”

Si diceva, nell’era Berlusconi imperante, che la Rai era la madre di tutte le battaglie. Duplice l’obiettivo dell’allora cavaliere: indebolire il servizio pubblico, la grande azienda dell’informazione e della cultura , per far crescere il suo impero, Mediaset e normalizzare i telegiornali, colpire il pluralismo dell’informazione. Non è un caso che si ricordino giornalisti Rai c he quando il berlusca vince le elezioni fanno corteo a Saxa Rubra avvolti in bandiere di Forza Italia. Alcuni di questi hanno fatto carriera, si aggirano nelle stanze dirigenziali, nelle loro mani le leve di comando. Costoro a questo patto di spartizione della cosa pubblica, del governo del Paese sono rimasti affezzionati . Berlusconi fa i capricci? C’è Renzi, forse ancora più abile del cavaliere alle prese con un partito agli sgoccioli. Anche lui ha molti problemi da risolvere. Tanti impegni presi con gli elettori che non riuscirà a mantenere, la situazione economica volge al peggio. La ripresa non c’è. Siamo alla “ sub-stagnazione”. Il paese sta male. I segnali che arrivano a Palazzo Chigi parlano di cittadini che sempre meno hanno fiducia nel premier, sempre più, ovunque vada, sembra di essere tornati al tempo delle “ prime pietre”, viene contestato, c’è bisogno della mobilitazione di squadre di poliziotti che allontanano i manifestanti. In particolare i segnali che arrivano sul referendum costituzionale lo mettono in agitazione. I sondaggisti più benevoli parlando di un testa a testa fra no e sì. La maggior parte indica una prevalenza di no. Per non parlare dell’Italicum, la legge elettorale voluta da Renzi per costruire l’altare dell’uomo solo al comando.

Il premier in calo di consensi ha bisogno di una Rai addomesticata, C i pensano Dg e poresidente

Il premier, in calo di consensi, ha bisogno di una Rai del tutto addomesticata. Neppure un angolino deve essere riservato ad una informazione degna di questo nome. L’operazione è riuscita con alcuni grandi giornali. Alla Rai il processo di normalizzazione è stato affidato al direttore generale cui competono tutti i poteri. Costui si chiama Antonio Campo Dall’Orto. Con lui la presidente Monica Maggioni. Ci sono alcuni scriba i quali dicono che sarebbe andato oltre ai desiderata di Renzi, che vuole essere lui il dominus assoluto. Balle. Dice Roberto Speranza leader della minoranza Pd. “ Formalmente le nomine le fa sempre l’azienda. Ma questi vertici sono stati scelti dal governo, c’è un rapporto di fiducia. Difficile giocare a nascondino. Si lascia purtroppo il dubbio che si sia dinanzi ad un’azione punitiva verso chi ha coltivato con autorevolezza gli spazi di autonomia che il servizio pubblico dovrebbe sempre garantire”. Chiede chi lo intervista per Huffington post: “Ovviamente si riferisce al tg3 e a Bianca Berlinguer”. “Bianca Berlinguer-risponde Speranza- è una professionista che stimo e rispetto. Ma il punto per me non è mai una singola personalità. È il messaggio di fondo che si lascia intendere. La sua estromissione fatta in questo modo, con questa accelerazione agostana e senza un piano delle news ancora chiaro, ha il profumo di una normalizzazione del Tg3 che nemmeno Silvio Berlusconi era mai arrivato a fare.”

Bersani: “ Il Pd partecipe dei vecchi vizi. Questo non può essere il volto del partito”

Speranza riferisce un episodio che riguarda la responsabile della comunicazione del Pd che aveva criticato il Tg3 perché non aveva dato sufficiente risalto alla visita di Renzi al cantiere della Salerno –Reggio Calabria. Speranza ricorda che in quel giorno padre Jacques era stato sgozzato a Rouen e si chiede: “Ma può il Pd fare una cosa del genere? Può il Pd dare pagelle su come si fa un telegiornale o una trasmissione? Questi non siamo noi, stiamo andando fuori dalla nostra cultura politica”. Rincara Bersani, ex segretario del Pd:”La vicenda Rai di questi giorni – dice – raffigura un Pd pienamente partecipe dei vecchi vizi. Questo non può essere in nessun modo il volto del Pd”.

Dall’Orto e Maggioni in Commissione di vigilanza a cose fatte

A questo siamo mentre la Commissione di Vigilanza si appresta ad una audizione di Dall’Orto e Maggioni i quali dovrebbero presentare il piano editoriale sulla base del quale vengono fatte le nomine . Nomine a tutti note: via Bianca Berlinguer dalla direzione del Tg3, arrivo di Luca Mazzà, vice al Tg 3, il quale era stato vice del direttore di Rai 3, con la delega a programmi come Ballarò di Giannini, uno degli epurati dell’era Dall’Orto. Costui , Mazzà, è noto per una frase celebre: “ La trasmissione di Giannini è poco renziana”. O giù di lì. E non era una battuta. La Colucci di orientamento originale forzitaliota, prende il posto di un incolpevole Marcello Masi. Questa nomina comporta lo spostamento ad altro incarico del suo compagno, Mucciante, direttore di Radio Rai. Problemi di famiglia. Infine Andrea Montanari al Gr e Nicoletta Manzione alla guida di Rai Parlamento. Mario Orfeo è confermato alla direzione del Tg1.Roma, 3

Usigrai: Il piano editoriale?Solo alcune paginette buttate giù per l’occasione

Detto tutto questo, il retroscena come piace a tanti colleghi, veniamo ai fatti. Questi spostamenti avrebbero dovuto essere la conclusione del piano editoriale affidato ad un giornalista di lungo corso, con un curriculum che, se non an diamo errati, non aveva mai diretto qualcosa che avesse a che fare con la televisione. Messo lì da Dall’Orto con l’incarico di direttore editoriale con il compito di mettere a punto l’offerta formativa. Tradotto: una tutela bella e buona dei telegiornali. Non si sa mai sfuggisse qualcosa a qualcuno non in linea con i desiderata del premier. Carlo Verdelli, il direttore editoriale avrebbe dovuto mettere a punto il progetto. Dall’Orto si era impegnato a non fare nomine prima dell’esame del piano editoriale confrontandosi anche con i sindacati, come avviene in tutte le aziende editoriali. Scrive il sindacato dei giornalisti Rai, Usigrai: “ Il direttore generale aveva annunciato in pompa magna: prima il progetto, dopo le nomine. E solo pochi giorni fa aveva detto che non era il momento di intervenire sulle direzioni. Se i nomi sono già noti e i curricula già presentati, evidentemente il Dg smentisce sé stesso: contano i nomi, contano le poltrone, il piano può arrivare dopo .A meno che non si voglia spacciare per un progetto serio e compiuto una passerella di poche ore in CdA e in Vigilanza”. Insomma un vero piano non c’è, il Cda dovrebbe approvare alcune paginette buttate giù per l’occasione, la Commissione di vigilanza prendere per buona una cosa inesistente, o quasi. Ricorda l’Usigrai che la legge afferma che le linee editoriali, i piani e le direttive sono definite, formulate e adottate dal CdA. Ricorda che, che però ad oggi non conosce neanche i contenuti di un presunto piano che dovrebbe però approvare in poche ore. Così come ricorda che il piano 15 dicembre fu discusso per mesi, anche in Vigilanza, con tanto di audizioni.

Il sindacato dei giornalisti: chiediamo e pretendiamo il confronto

Usigrai- dice il comunicato- come ieri chiedemmo e pretendemmo il confronto, non vediamo motivo oggi per non chiedere lo stesso confronto, anche contrattualmente dovuto! Infine Dg e Presidente spieghino alla Vigilanza perché hanno disatteso l’impegno a procedure pubbliche e trasparenti per la nomina dei direttori, previsto al punto 15 del parere approvato a febbraio 2015 all’unanimità dalla Vigilanza stessa”.

 Fratoianni (SI). Grave tentativo di condizionare ancor più l’informazione

Su questa linea si esprime Nicola Fratoianni, Sinistra italiana il quale afferma che “sarebbe giusto discutere in maniera seria e completa questo piano informazione. Certo, parlarne a nomine già sostanzialmente fatte non aiuta la discussione vera di cui ci sarebbe bisogno .Mi pare che il metodo utilizzato finora sia del tutto inaccettabile, e lo dico in modo molto chiaro ai vertici della Rai: non pensino di presentarsi con un piano editoriale che sembra nei fatti nient’ altro che una pezza di appoggio per compiere ben altre operazioni. “

“La commissione di vigilanza – prosegue – ha discusso per mesi del precedente piano editoriale, e il piano editoriale deve essere una cosa seria: non ci accontenteremo di qualche paginetta che in realtà servono a coprire la legittimazione di nomine ai tg fatte in fretta e furia ad agosto, con un metodo che sa molto di epurazione. Un metodo – conclude – che purtroppo ci fa pensare davvero al tentativo di condizionare ulteriormente l’informazione del servizio pubblico, già fin troppo sbilanciata a favore di Palazzo Chigi , in vista del referendum costituzionale.”

Dei Consiglieri parla solo Freccero: Una scelta degna della vecchia Dc. Voterò contro

Silenzio dal versante del Consiglio di amministrazione. Parla solo Carlo Freccero di nomina Cinque stelle. Dice:” Voto no. Ma prevedo salteranno perché non si può fare un monocolore, una scelta degna della vecchia Dc anni ’50. Non è possibile. Il Pd non è autoritario, non è come la vecchia Dc”. Ma chi voterà contro? E Freccero: “Per il momento ci sono io che voterò contro, poi vediamo chi ci sarà”.

Share

Leave a Reply