Radicali a congresso (straordinario) in carcere, da Ventotene a Rebibbia. E senza Pannella

Radicali a congresso (straordinario) in carcere, da Ventotene a Rebibbia. E senza Pannella

1.

Questo è un intervento scritto da una persona che vive una sua personale contraddizione. Il lettore è dunque avvertito, lo sa. Anni fa mi è capitato di scrivere un libro sulla persona e l’opera di Marco Pannella, l’editore ha voluto chiamarla “Biografia di un irregolare”; più prosaicamente è un libro che vuole essere divulgativo, e cerca di raccontare, non nascondendo di essere partigiano, la figura del leader radicale, anche attraverso alcuni episodi inediti: per aiutare a capire ragioni, percorsi, proposte, politica di un personaggio che comunque, piaccia o no, ha “segnato”. Partigiano perché chi scrive ha collezionato lungo la sua vita parecchie decine di tessere radicali, la prima nell’ormai lontano 1972, quando il simbolo del partito era ancora quello disegnato da Mario Pannunzio, il volto della Marianna. Posso dire di averne vista passare, di acqua sotto i ponti radicali; Pannella e gli altri dirigenti li ho conosciuti e li conosco abbastanza bene. Nelle ultime pagine del libro, Pannella ancora vivo, mi chiedo: “Ha degli eredi? La risposta è no. Non ha eredi, non ci sono eredi, lui non li cerca neppure. Forse un giorno ci ha sperato, ha perfino creduto di averne trovati. Ma nel gruppo dirigente radicale, un eccellente personale politico, non c’è nessuno, neppure Emma Bonino, che possa ambire a raccoglierne lo scettro e l’eredità. Pannella è unico e irripetibile”. Aggiungevo: “Il giorno che Marco sarà altrove i radicali probabilmente continueranno a fare una quantità di cose giuste e necessarie; ma il Partito Radicale voluto, sognato prefigurato da Pannella e dai suoi compagni è altra cosa. Un’avventura anch’essa unica e irripetibile”.

Queste affermazioni Pannella non me le ha mai contestate. Ha avuto una quantità di occasioni per farlo: ha preso parte ad almeno quindici presentazioni del libro, a Firenze, Pescara, Torre Pellice, Torino… Anche nelle conversazioni private, è altro che mi ha confutato (lui il libro lo ha visto e letto solo dopo che era stato stampato), ma non queste affermazioni. Le condivideva, oppure non riteneva di doversi sprecare a contraddirmi? Non lo so. Al massimo si è limitato a espormi la teoria di Aldo Capitini circa la compresenza dei vivi con chi non c’è più; sapendo che su questo sono piuttosto scettico: se il vivo smarrisce la memoria di chi non c’è più, addio “compresenza”. E il tempo è un qualcosa che fatalmente scolora persone, fatti, avvenimenti, cose. Al di là di questo, sono ancora convinto della fondatezza di quanto scritto: Pannella era il Partito Radicale, il Partito Radicale era Pannella. E un’appendice: Pannella senza il Partito Radicale è Pannella. Il Partito Radicale senza Pannella non è il Partito Radicale. Dovè, la contraddizione? Il fatto che sono più di tre mesi che Pannella è morto, e parlo del Partito Radicale. Coerenza vorrebbe che non se ne parlasse più: morto l’uno, sepolto l’altro. Invece no… Come si quadra il cerchio?

2.

Il Partito Radicale ha convocato il suo 40esimo congresso dal 1 al 3 settembre prossimi, nel carcere romano di Rebibbia. Ecco, per i radicali, ancora una volta, vale l’acronimo SPQR: “Sono Pazzi Questi Radicali”. La “pazzia”, nel caso specifico, di questo congresso, “straordinario” per almeno tre ragioni. E’ il primo congresso radicale dopo la morte di Marco Pannella. Non è cosa di poco conto. E’ vero che fino all’ultimo Pannella ha avuto cura di indicare, tracciare, ripetere, e ripetendo elaborare e chiarire, possibili percorsi politici, “visioni” che costituiscono un patrimonio di concrete utopie sulle quali lavorare per molti anni a venire; ma è evidente che senza l’apporto del consiglio della sua critica, senza il contributo della sua vis polemica, senza la sua capacità di saper “vedere” e pre/vedere, mutilati del suo bagaglio di esperienza e capacità di “sogno”, tutto è più arduo, difficile, non solo faticoso.

Ancora in tema di straordinarietà:   il congresso è “straordinario” anche per le modalità di convocazione. E’ la prima volta che viene convocato direttamente dagli iscritti, come prevede una norma dello Statuto: se un terzo degli iscritti con almeno sei mesi di “anzianità” lo chiede, automaticamente lo si fa, e non c’è modo di aggirare la cosa. E’ questo che è accaduto. E’ la prima volta che accade nella storia dei radicali; ma credo sia anche la prima volta che accade per quel che riguarda le altre organizzazioni politiche. Qualcuno è a conoscenza di congressi convocati direttamente dagli iscritti, in Italia e/o altrove? E siamo dunque alla seconda “follia”, meriterà un giorno di essere studiata con più agio, come tante altre cose, del resto.

3.

Finisce qui? Ma no, non c’è il due senza il tre. Cosa si inventano i promotori, come se già non fosse impegnativo il tema che caratterizzerà il congresso (“Da Ventotene a Rebibbia”)? Di farlo appunto a Rebibbia, un carcere. Non è la prima volta che i radicali (che hanno una discreta consuetudine e frequentazione con le carceri) organizzano congressi in istituti di pena; è già accaduto con due congressi dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”: con e tra gli ergastolani di Padova Due Palazzi prima; al carcere di Opera-Milano poi: a quel congresso potevi vedere detenuti sottoposti al regime 41bis (e dunque fior di mafiosi, camorristi, delinquenti veri); e l’ex ministro della Giustizia e presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, il responsabile del DAP Santi Consolo e rappresentanti del mondo del volontariato… Quel manifesto, poi: “da Ventotene a Rebibbia”: un programma politico: dagli Stati Uniti d’Europa prefigurati da Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli mentre erano confinati a Ventotene, e di cui i radicali si sentono legittimi eredi, alla battaglia per il diritto al diritto, alla giustizia; e al diritto umano e civile alla conoscenza.

Ma ora la carne delle questioni. Molti anni fa, pensate, il 7 giugno del 1981, Michelangelo Notarianni, che nei confronti dei radicali mostra una sensibilità non comune, scrive sul “Manifesto”: “… Nella politica internazionale, nella battaglia contro la fame nel mondo e il riarmo, Pannella individua… l’asse di una propria rinnovata iniziativa politica e l’inevitabile avvio di un terreno di confronto… Il politico Pannella vede forse più cose di quante non veda la sua filosofia”. Capita, di sfogliare carte ingiallite dal tempo, e scoprirvi un’attualità che stupisce, una straordinaria aderenza ai tempi che tocca di vivere. Per esempio:

Per sopravvivere, nessun motivo. Per vivere c’è l’imbarazzo della scelta. Comunque, eccoli. Primo motivo: ciascuno si chieda se questo partito è meglio che ci sia o non ci sia. Ci pensi su una notte e poi agisca di conseguenza. Dipende infatti solo da ciascuno di noi se questo straordinario e inedito progetto politico crescerà, si affermerà o decadrà. Secondo motivo. Tutti gli altri dicono, ‘dateci più forza e cambieremo rispetto al passato’. Il Partito Radicale, se avrà più forza, farà meglio quello che, nel nostro tempo e nella nostra società, ha sempre dimostrato di saper fare. Terzo motivo. In questo fine secolo, dove risorgono spaventosi fantasmi di morte e altri se ne aggiungono (politici, economici, sociali ed ecologici), si è forse ancora in tempo per dare vita al partito della nonviolenza, del dialogo, della difesa della vita del diritto e del diritto alla vita…”. Chi è? E’ Pannella, intervistato dal “Messaggero”, il 4 febbraio 1993.

4.

Come si è detto, è il primo congresso senza Pannella. Certamente, è un problema. Chi scrive è tentato di dire: “il” problema. Per molti radicali Pannella era una presenza “ingombrante”, “soffocante”, “pervasiva”; negli ultimi tempi c’è chi ha auspicato una sorta di “liberazione”, una “rottamazione”, per usare un termine in voga. Pannella spesso lo si è vissuto con fastidio, considerandolo un ripetitivo monomaniaco non più adeguato e non più “spendibile” nella società politica. All’ultimo congresso di Radicali Italiani a Chianciano la sua proposta di mozione è stata respinta con sprezzante indifferenza. Nei lunghi mesi della malattia che lo ha confinato nella sua “soffitta”-mansarda di via della Panetteria radicali di primo piano, che a lui devono tutto, gli hanno negato anche una carezza, salvo affollarsi attorno alla bara, nel corso delle commemorazioni ufficiali… Uno spettacolo avvilente, penoso; indimenticabile. Quei nomi, quei volti, sono scolpiti in modo indelebile nella memoria di tanti di noi. I radicali, coloro almeno che vorranno cercare di continuare a esserlo, ora hanno un difficilissimo compito: continuare una politica “nuova” che al tempo stesso è quella di sempre; continuare a cercare possibili “percorsi” senza timore di apparire zig-zaganti e contradditori; non stancarsi di coltivare alleanze di “unione”, e non di posticcia unità; alleanze e unioni fondate più su valori che su principi; dovranno acquisire la consapevolezza che tutto questo lo si deve imparare a farlo da soli, perché Pannella, compresente o no che sia, è comunque “altrove”. Quel Pannella che una pubblicistica di poca arte e nessuna parte paragonava al Dio Crono intendo a divorare sistematicamente i suoi “figli”; è vero il contrario: sono tanti i “figli” che si sono cibati delle carni del “padre”.

5.

Il congresso straordinario e i loro convocatori si pongono un obiettivo ambiziosissimo. Quello di tenere alte le bandiere politiche racchiuse nelle frasi: “Dove c’è strage di diritto c’è strage di popoli”; “Per il diritto alla vita, per la vita del diritto”. Ha impiegato anni, Pannella, per farle comprendere ai radicali, e non è detto siano condivise e comprese da tutti. Dal congresso straordinario è augurabile esca un preciso impegno politico coerente con quel “non mollare” di salveminiana ed ernesto-rossiana memoria. Un impegno che si richiami e colleghi a quel paolino “Spes contra Spem”, che in Vaticano, qualcuno venuto da quasi la fine del mondo, mostra di comprendere assai più e meglio tanti di altri. Tutto questo per conquistare l’ennesima concreta utopia: un nuovo diritto umano da aggiungere alla lista di quelli scolpiti nella Dichiarazione universale: il diritto alla conoscenza. E’ questa la “nuova frontiera” che i radicali pannelliani hanno cominciato a inseguire da almeno il 2003, e che negli ultimi tempi considerano la madre di tutte le iniziative politiche su cui impegnarsi. Altro che stravagante, senile, mania, come qualcuno sostiene. La scommessa è questa, la partita è questa. Il resto è solo fuffa, poca e poco rispettabile, fuffa.

Dove vanno i radicali? Qui il militante e l’osservatore, lo studioso di cose radicali, si mescolano, e insieme dicono questo: per i giorni a venire, una parte consistente (non tutta) dei radicali saranno impegnati in quattro fronti: Un milione di euro di “rosso”, e da questa situazione devono uscire, cominciando anche a delineare (o quantomeno sottoporre a “tagliando”) la loro “forma partito”. Il modello organizzativo dal punto di vista teorico è affascinante: nessuna possibilità di espulsione; l’iscrizione automatica se si pagano le quote associative; la possibilità di doppia tessera… Tuttavia la complessità delle situazioni esistenti fanno sì che per esempio le tradizionali forme di auto-finanziamento non siano sufficienti. E neppure l’organizzazione modello “galassia” delle varie associazioni costitutive del Partito. Da  dove partire?

E ancora, le tre tradizionali iniziative politiche del Partito Radicale per i prossimi mesi:

  1. a) diritto al diritto, a partire dal carcere;
  2. b) diritto umano e civile alla conoscenza, in tutte le sue declinazioni, dall’ONU ai segreti di Stato che continuano a restare “segreti” anche quando non lo dovrebbero essere più;
  3. c) informazione negata, informazione consentita, che avvelena e intossica.
  4. Va aggiunto che da tempo i radicali hanno cessato (se mai lo sono stati) un monolite; la “tribù” pannelliana oltre che confusa e frastornata per l’assenza del suo leader, appare lacerata da diverse “visioni”, interessi, obiettivi.

C’è un’ala, che si richiama o si ispira più o meno direttamente a Emma Bonino, Marco Cappato dell’Associazione Coscioni e Riccardo Magi, segretario di Radicali italiani, che mostra maggiore sensibilità a tematiche “tradizionali”, si tratti dell’immigrazione o di un impegno nelle amministrazioni locali e conseguente partecipazione alle elezioni (con risultati piuttosto mediocri, va detto, almeno al momento). Un’altra ala, che si richiama a una “ortodossia” pannelliana e la si può identificare nell’attuale tesoriere Maurizio Turco, nel segretario di “Nessuno Tocchi Caino” Sergio D’Elia, nella ex segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini; per onestà nei confronti del lettore, chi scrive avverte che si riconosce più in queste seconde posizioni, che nelle prime. Al congresso di Rebibbia queste due “anime”, è facile prevederlo, se le suoneranno, senza esclusione di colpi; tutto fa pensare che ci saranno botte da orbi. Si avrà modo di riparlarne.

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