Pescatori di corpi. Quando la vita è sospesa tra un passato di dolore e un futuro senza speranza

Pescatori di corpi. Quando la vita è sospesa tra un passato di dolore e un futuro senza speranza

   Locarno. Chi viene al Festival Internazionale del Cinema di Locarno su una cosa pué esser sicuro: che assieme alle esigenze proprie di un’industria come quella del cinema, di fare “spettacolo”, trova anche qualità e occhio vigile su una attualità scomoda, che cerca risposte non banali e pone domande impellenti. E’ anche una palestra per chi ha voglia di confrontarsi con itinerari inediti e complessi, e cerca di offrire “visioni” non scontate.

   E’ il caso di Michele Pennetta, nato a Varese, classe 1984, master in regia cinematografica conseguito all’Ecole cantonale d’art de Losanne. Il film con cui si diploma “I cani abbaiano”, del 2010 viene selezionato al festival del “Cinèma du Rèel” di Parigi e al “Torino Film Festival”; il successivo “’A iucata” (nella foto con il prestigioso riconoscimento) , del 2013 è presentato a Locarno nella selezione “Pardi di domani”, vincitore del Pardino d’oro. Quest’anno è la volta di “Pescatori di corpi”, il suo primo lungometraggio. Si comincia con l’ “Alba Angela”, un peschereccio che galleggia nel mezzo del canale di Sicilia… Il capitano impartisce l’ordine all’equipaggio di spegnere luci e motore. La polizia non tarderà a passare, a causa dell’ennesimo sbarco di immigrati clandestini. L’equipaggio, ligio agli ordini ricevuti, ritira le reti, e attende in silenzio, avvolto nell’oscurità della notte. Contemporaneamente nel porto di Catania Ahmed cerca un modo per lasciare la barca abbandonata che è diventatra da cinque anni la sua casa. Lontano, ma non troppo, ecco un cargo, che scarica il suo carico di “clandestini”… Sta facendo giorno, e l’ “All’alba Angela” attracca nel porto, Ahmed potrebbe toccarne, volendo, gli ormeggi. Il peschereccio illegale, il suo equipaggio che non si fa troppe domande, il clandestino che ogni giorno si guadagna la vita con le unghie e coi denti, sullo sfondo una Catania che ignora, non vede, lascia indifferente che queste realtà convivano”.

   Il film precedente, “’A iucata”, racconta il mondo delle corse clandestine dei cavalli, una realtà diffusa e conosciuta; perfino tollerata, e con grandi interessi in ballo. Ogni tanto qualche retata, qualche sequestro, piu’ che altro perchè qualcosa bisogna pur fare, se si vuol dire che qualcosa si fa. Con “Pescatori di corpi” Pennetta è al secondo episodio di quella che vuole essere una trilogia che ha per tema la clandestinità. E’ un film sull’indifferenza, in questo caso dei pescatori clandestini nei confronti dei migranti. Pennetta racconta il fenomeno migratorio da un punto di vista “altro”, diverso da quelli cui ci ha abituato la televisione. E’ anche un film duro, che inquieta, e questo senza fare ricorso a immagini crude, di morte e disperazione come mille volte siamo ormai abituati a vedere in notiziari e inchieste televisive. “Per scelta non mostro mai immagini fin troppo abusate di corpi che galleggiano e neppure degli sbarchi dei migranti.

   Un film molto “semplice”, didascalico, perfino. Quelle giornate scandite dalle telefonate di Ahmed ai familiari rimasti intrappolati in Siria; i volti inespressivi e induriti di quell’equipaggio, che tra pesci e crostacei trova impigliati nelle sue reti gli indumenti di chi non ce l’ha fatta, e attende la chiamata della guardia costiera o della finanza per prendere parte ad eventuali salvataggi, ecco non hanno bisogno di alcuna “didascalia”: sono immagini forti per come sono, e “descrivono” la quotidiana tragedia che si consuma in quel braccio di mare tra Sicilia e coste africane. Un mondo popolato da profughi disperati, naufraghi le cui vite sono sospese tra un passato fatto di fame, dolore, oppressione; e un futuro incerto e comunque difficile. E sotto quel mare, travolti da quelle onde, i corpi di centinaia, migliiaia di persone.

   Trilogia si diceva. Pennetta ci sta già lavorando. Si intitolerà “L’oro del diavolo”, le riprese inizieranno nella primavera del 2017. Tratta dello stoccaggio dei rifiuti tossici nelle miniere di zolfo dismesse in provincia di Caltanissetta e Enna. Protagonista sarà la miniera con alcuni personaggi di contorno: un minatore clandestino, due ragazzi che cercano cave per stoccare i rifiuti, un pastore che vive vicino alla miniera.

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