Manovra economica e interventi per il terremoto, trattativa, due volti di una stessa medaglia. Contratto statali: o si tratta davvero o sarà sciopero generale

Manovra economica e interventi per il terremoto, trattativa, due volti di una stessa medaglia. Contratto statali: o si tratta davvero o sarà sciopero generale

Passa2tutto sotto silenzio di fronte al dramma che stanno vivendo le popolazioni delle zone colpite dal terremoto. Ma è un errore clamoroso da parte del governo e dei media. Perché tutto si tiene. La situazione economica, la legge di stabilità, il funzionamento della pubblica amministrazione, la scuola che a pochi giorni dall’inizio non ha risolto il problema della collocazione degli insegnanti, i trasferimenti dei docenti che colpiscono le vita di intere famiglie, i contratti di lavoro da rinnovare, quello dei dipendenti pubblici, dei metalmeccanici, insomma tutti i problemi che erano presenti nel calendario politico e sociale prima delle ferie, tornano tutti. E torna la parola magica “flessibilità” che il governo sembra intenzionato a chiedere alla Ue non solo per gli interventi immediati  per affrontare i problemi più urgenti ma anche per il risanamento delle zone colpite, la messa in sicurezza.

Gli ultimi dati forniti dall’Istat hanno messo in mostra la caduta delle assunzioni a tempo indeterminato in questi sei mesi rispetto al 2015. Ultimo dato in negativo che si accoppia alla crescita zero e alla deflazione. Proprio le difficoltà della situazione economica rendono più difficili gli interventi da mettere in campo per affrontare  i problemi aperti nelle zone terremotate.

Sarebbe il caso che il Parlamento discutesse gli interventi per le zone terremotate

Forse sarebbe il caso che il Parlamento venga investito della questione, che il governo si presenti illustrando il programma di pronto intervento ed a più lungo respiro. Interrompere le ferie dedicando una giornata a discutere il dopo terremoto sarebbe un atto, un gesto molto importante. Sarebbe un segnale che quelle parole pronunciate dal presidente Mattarella e dal premier Renzi, “non vi lasceremo soli”, non sono d’occasione, ma concreto impegno. Già, perché, proprio il governo, con uno dei decreti approvati qualche giorno fa, colpisce le amministrazioni centrali, regionali e locali, proprio quei centri che sono alla base dell’attività pubblica.

Gentile (Cgil). Spoils system del governo. Dirigenti assoggettati  alla politica

Afferma il responsabile Cgil dei settori pubblici, Michele Gentile: “Siamo in presenza di una possibile operazione di spoils system. L’allargamento del bacino da cui attingere per assumere i dirigenti, l’abolizione delle due fasce della dirigenza nelle amministrazioni centrali e i criteri di valutazione totalmente generici favoriscono  l’assoggettamento degli incarichi top alla politica”. Sarebbero i politici  a  valutare il “merito”. Non c’è bisogno di commenti. Prosegue Gentile sottolineando che “c’è sì il taglio della retribuzione individuale, ma aumenta la spesa complessiva, visto che vengono mantenute le stesse percentuali di ingresso dall’esterno, dal 10% per lo Stato al 30% degli enti locali”.

Da qui al rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, bloccato da più di sei anni, il passo è breve. Interviene il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, con una dichiarazione rilasciata a Repubblica. Per quanto riguarda il terremoto sottolinea che nella ricostruzione nelle aree colpite dal sisma “è indispensabile evitare di fare gli errori del passato, vanno spese le risorse stanziate rapidamente per la messa in sicurezza del territorio, che potrebbe anche essere l’occasione per riqualificare il personale per la tutela dei beni culturali che abbiamo in giro per il paese e contribuire a rilanciare l’economia”. Riqualificazione che riguarda la qualità del lavoro in tutti i settori pubblici, fondamentali per la vita del Paese, il cui ruolo si evidenzia in modo particolare in situazioni come quelle create dal terremoto.

Barbagallo (Uil). Risorse adeguate per il contratto dei lavorati pubblici

“Il contratto va fatto – dice Barbagallo – da parte del sindacato non c’è ottimismo ma determinazione a fare i contratti”. E, nel caso della pubblica amministrazione, è il governo che  deve dare risposte, “a partire dall’utilizzo delle risorse che ci sono e da quelle che vanno stanziate con la legge di stabilità”. “Se le risposte saranno negative – prosegue – se entro settembre non si avvierà il rinnovo in maniera seria, prepariamo risposte adeguate, incluso lo sciopero generale se serve. Siamo un sindacato che tratta e che vuole fare accordi, ma se non si fanno i contratti noi dobbiamo rispondere facendo quello che deve fare un sindacato quando non ottiene risposte: la lotta”.
Barbagallo affronta poi il problema delle risorse che “devono essere  adeguate”. “L’Avvocatura e la ragioneria dello Stato – ricorda – hanno stimato in 7 miliardi l’anno la cifra persa con il mancato rinnovo, noi ci siamo limitati a ricordarne. Ovviamente, siamo pronti a discutere e a ragionare su un arco temporale più lungo e credo che in questo modo, se c’è la volontà da tutte e due le parti, sia possibile arrivare a contratto decente”. Infine affronta il problema della riforma del modello contrattuale che verrà discusso con Confindustria nell’incontro previsto per il 1 settembre.

Confronto con Confindustria che punta a colpire la contrattazione nazionale

Per quanto riguarda la ricerca di soluzioni per la riforma del modello contrattuale, siamo alla vigilia dell’incontro con Cgil, Cisl, Uil con Confindustria del 1 settembre. L’organizzazione degli imprenditori punta a smantellare la contrattazione nazionale puntano a quella di secondo livello, nelle aziende. Posizione condivisa dal governo che minaccia un intervento  legislativo con i sindacati che nella piattaforma unitaria ribadiscono la “centralità della contrattazione nazionale”. Dice Gentile che se si colpisce la contrattazione nazionale pagherebbe la stragrande maggioranza dei lavoratori, stante la struttura produttiva del nostre Paese fondata sulle piccole medie imprese. Barbagallo sottolinea la necessità di “ricordarsi che serve un grande patto fra le parti per rilanciare il Paese, gli imprenditori sanno che senza un recupero del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati non c’è nessuna possibilità di ripresa”.

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