Legambiente. Goletta Verde 2016 parla chiaro: il 52% delle acque ha cariche batteriche elevate

Legambiente. Goletta Verde 2016 parla chiaro: il 52% delle acque ha cariche batteriche elevate

Legambiente ha presentato i risultati conclusivi di Goletta Verde 2016, la storica campagna estiva che ha l’obiettivo di rilevare e denunciare la presenza di scarichi non depurati che continuano a riversarsi in mare. Goletta Verde 2016 è stata realizzata grazie al sostegno, anche quest’anno, del Consorzio obbligatorio degli oli usati (COOU), che garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale, e dei partner tecnici NAU e Novamont. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi – spiega il presidente del COOU, Paolo Tomasi – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”. L’olio usato per i lubrificanti nei macchinari industriali, nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli viene rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 90% dell’olio raccolto viene riutilizzato per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa.

Un punto inquinato ogni 54 km di costa: è questo il verdetto emerso dalle analisi dei tecnici di Goletta Verde 2016, che evidenzia nel complesso una grave mancata depurazione. Se ne è discusso il 12 agosto a Roma, con la responsabile Campagne, Serena Carpentieri, il responsabile Scientifico di Legambiente, Giorgio Zampetti, e Andrea Di Stefano di Novamont, che hanno illustrato il quadro emerso a seguito della campagna di monitoraggio scientifico attuata in questi due ultimi mesi di viaggio di Goletta Verde, partita dalla Liguria e attraccata in Friuli Venezia Giulia. Le operazioni di rilievo sono state effettuate grazie al lavoro dei circoli di Legambiente e alle segnalazioni dei cittadini, giunte attraverso il servizio SOS Goletta, che si sono impegnati nel selezionare i punti più idonei per i prelievi e gli studi. Dei 265 punti monitorati (uno ogni 28 km di costa) dal laboratorio mobile di Goletta Verde di Legambiente, il 52% è risultato inquinato o fortemente inquinato, con cariche batteriche elevate. L’88% di queste criticità è in corrispondenza di foci di fiumi, di piccoli e grandi corsi d’acqua, di fossi, di canali o di scarichi presenti lungo la costa, o nelle vicinanze, che costituiscono i principali veicoli dell’inquinamento da batteri fecali in mare, dove sussiste il “maggior rischio” di contaminazione. Più della metà sono in prossimità di spiagge e stabilimenti, quindi frequentati da potenziali bagnanti che ne possono entrare in contatto.

“Il nostro monitoraggio ha l’obiettivo di non fermarsi alla sola denuncia – commenta Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – ma soprattutto di avviare un approfondimento e confronto per fermare l’inquinamento da mancata depurazione che si riversa in mare. Ora c’è la legge sugli ecoreati, che prevede anche il reato di inquinamento ambientale, valido strumento contro chi continua a scaricare illegalmente nei fiumi e nel mare”.

“L’acquisizione di importanti dati, sempre più approfonditi grazie allo sforzo di Goletta Verde, è uno degli obiettivi che spinge Novamont a sostenere le attività condotte dalla campagna – sottolinea Andrea Di Stefano, responsabile Progetti Speciali – una fotografia puntuale dei problemi rappresenta un’opportunità per la ricerca di soluzioni che possano da una parte ridurre il rischio di inquinamento e dall’altra favorire l’adozione di stili di vita più sostenibili e all’insegna della minimizzazione dei rifiuti non riciclabili alla fonte”.

I parametri microbiologici e i campionamenti sulle acque di balneazione

Il bilancio del monitoraggio tiene conto di numerose variabili esterne, sulla base delle quali risulta difficile stilare una classifica nazionale: le differenti condizioni meteorologiche riscontrate al momento dei prelievi, della variabilità del numero di presenze nelle località costiere e delle caratteristiche morfologiche che variano da regione a regione. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto del ministero della Salute del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Tra le foci di fiumi, i fossi e i canali monitorati da Legambiente quest’estate, 1 su 3 non viene campionato dalle autorità competenti perché si tratta di luoghi non adibiti alla balneazione stando ai profili di costa redatti a inizio stagione da Regioni e Comuni. Dei punti esaminati: oltre la metà è risultata inquinata e 1 su 5 soffre di “inquinamento cronico” (dal 2010 ad oggi più di 5 volte fuori i limiti di legge), di cui il 94% sono foci di fiumi, torrenti, scarichi e canali. Si parla di Marche e Abruzzo, penalizzate dall’elevato numero di corsi d’acqua che sfociano in mare, Liguria, Lazio, Campania e Calabria, interessata da numerosi divieti di balneazione e da interventi delle forze dell’ordine per irregolarità nel servizio di depurazione. Sardegna, Puglia e Veneto, in alto Adriatico, i più alti in pagella: si distingue positivamente, con poche criticità riscontrate solo in corrispondenza di foci di corsi d’acqua o canali.

“Nonostante siano passati 11 anni dalle scadenze previste dalla direttiva europea sulla depurazione, – continua Giorgio Zampetti – l’Italia, infatti, è ancora in fortissimo ritardo. Circa il 25% della popolazione non è coperta da un adeguato servizio di depurazione e un terzo degli agglomerati urbani a livello nazionale è coinvolto da provvedimenti della Commissione europea”.

Scarsa l’informazione ai cittadini: pochi i cartelli di divieto di balneazione e quelli informativi sulla qualità delle acque

Gli scarichi non depurati sono i peggiori nemici del turismo, ma, spesso in mancanza di cartelli di divieto di balneazione (assenti nel 74% dei punti visitati da Goletta Verde), sono frequentati dai bagnanti. La presenza di cartelli informativi in spiaggia, con la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi quattro anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa, è ancora minore, con la percentuale del 5%.

“Durante l’estate abbiamo ricevuto centinaia di segnalazioni di mare sporco da parte dei bagnanti grazie al servizio Sos Goletta – racconta Serena Carpentieri, responsabile Campagne di Legambiente -. Le persone sono spesso disorientate, non sanno a chi rivolgersi per denunciare casi di inquinamento, dove consultare i dati ufficiali, come capire se stanno facendo il bagno in acque sicure e controllate. È indispensabile che il Ministero della Salute istituisca una chiara campagna informativa con un numero verde, in collaborazione con le Regioni e gli enti locali. L’accesso all’informazione è un diritto di cittadini e turisti e un dovere per le autorità competenti e per tutti i comuni costieri”.

L’inquinamento da rifiuti, che accomuna tutti i 265 luoghi esaminati, è un’altra problematica seria, che provoca l’accumulo di spazzatura, soprattutto materie plastiche e rifiuti solidi buttati nel wc e batteri, che derivano dall’inefficiente e/o mancata depurazione delle foci, accumulandosi a mo’ di vere e proprie discariche in mezzo alla sabbia, con riscontri di cariche batteriche dell’83%, decisamente fuori la norma.

“30 anni dalla parte del mare” rappresenta la realizzazione di un sogno sostenibile

In occasione della presentazione di Goletta Verde 2016, è stata anche annunciata la mostra “30 anni dalla parte del mare”, realizzata con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare e la collaborazione del parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e delle aree marine protette di Cinque Terre, Secche di Tor Paterno, Regno di Nettuno, Costa degli Infreschi e della Masseta, Capo Carbonara, Isole Egadi e Isola di Ustica e di Federparchi. Per illustrare come  sia cresciuta l’attenzione e la sensibilità del Paese verso le azioni di tutela e valorizzazione della risorsa mare e raccontare e rivivere tutti i traguardi raggiunti fino ad oggi: dalle battaglie degli anni ‘80 contro gli scarichi selvaggi in mare, alla legge sulle aree protette e sulla conservazione degli ecosistemi e della biodiversità, passando per la prima commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, le battaglie contro i condoni edilizi e gli abbattimenti degli ecomostri, la legge  sugli ecoreati, il collegato ambientale e l’approvazione il 15 giugno scorso della norma sulle agenzie ambientali. Oggi puntare tutto sulle Aree marine protette che favoriscono la ricerca, promuovono il turismo sostenibile, creano occasioni di buona economia e pratiche virtuose che sono diventate modello ed esempio per i territori circostanti.

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