Il Pil colpito da paralisi fulminante. Governo in confusione. Chiacchiere ferragostane di ministri e vice. Keynes si rivolterebbe nella tomba, Scalfari ci ripensi

Il Pil colpito da paralisi fulminante. Governo in confusione. Chiacchiere ferragostane di ministri e vice. Keynes si rivolterebbe nella tomba, Scalfari ci ripensi

Il prodotto interno lordo che a giugno si è fermato, encefalogramma piatto si direbbe in medicina, ha messo ko il mondo renziano, il governo entra in confusione. Questa volta non è possibile mischiare le carte in tavola. Non si può barare, come in genere viene fatto quando Istat comunica dati relativi a questa o quella voce, in particolare quando diffonde i numeri relativi all’occupazione. Cresce sempre e la corte dei bocconiani di Palazzo Chigi si fa subito sentire, offre, si fa per dire, l’input ai media di regime, per elevare inni di gioia in laude del lor signore Renzi Matteo che li ha voluti con sé. Grazie alle sue politiche, la “crescita è certa”, “dalla crisi siamo fuori”, “siamo i primi in Europa”, “siamo noi che guidiamo l’Europa”. Roba secondaria il fatto che, sempre dati Istat, cresca la disoccupazione, i dati che caratterizzano la nostra economia hanno sempre uno zero virgola davanti a piccoli numeri. I grandi numeri riguardano la crescita del debito pubblico. Il tutto accompagna uno stato di deflazione che con una effettiva ripresa fa a pugni.

I dati Istat confermano che la nostra economia “si sgonfia” come dall’analisi Cgil

Di recente l’Almanacco della Cgil ha parlato, dati alla mano, di una economia che si sgonfia. Il calo della produzione industriale lì a dimostrarlo, aggiunge un dato a una situazione di pesante criticità. Ma Renzi Matteo, i suoi ministri, i viceministri, uno in particolare, il ciarliero Zanetti, vedono rosa. I grandi media, la tv pubblica, ogni giorno propinano interviste, dichiarazioni, twit, hashtag ci dicono che va tutto bene. Quando arriva la botta, la fermata del prodotto interno lordo, che ha un costo di sei miliardi e mezzo, la minaccia non remota dell’aumento dell’Iva, la caduta di tutte le promesse fatte dal premier, bonus alle mamme, ai bambini, ai giovani, ai pensionati, impegni per ridurre le tasse, interventi per il Sud, patti firmati con i presidenti delle Regioni, si cade dalle nuvole. Addirittura, scrive Eugenio Scalfari nell’editoriale della domenica, che “proprio negli ultimi giorni è venuto fuori un tema economico inatteso….. si tratta dell’andamento dell’economia e in particolare del Pil. Il tema è mancanza di progresso – prosegue – economie ferme, fermo il Pil e per quanto riguarda l’Italia fermo il deficit e in netto peggioramento l’ammontare del debito”.

Ma davvero la crescita zero era del tutto inattesa? I “gufi” lo dicevano da tempo

Ma davvero tutto quanto sta avvenendo era “inatteso”? Certo leggendo i giornaloni, in testa proprio Repubblica, l’idea che si dava della nostra economia era simile ad un paese del bengodi. E Renzi chiamava “gufi” tutti coloro che si permettevano di mettere in dubbio le sue parole, i suoi comizi, di contestare le politiche del governo, con i sindacati in testa nella classifica gufesca. Il risveglio, il sogno infranto della crescita, comprendiamo che abbia mandato in tilt il mondo renziano. Ora sono in tanti a gridare “al lupo, al lupo”, a mettere le mani avanti, a suggerire interventi, a dare lezioni di politica economica. Si snocciolano numeri messi insieme alla rinfusa. Intervengono ministri, viceminitri, sottosegretari, i bocconiani forse sono in vacanza e, fortunatamente per noi, non ci fanno sentire la loro voce. La verità non si può nascondere. Se il Pil è fermo, neppure il direttore generale della Rai è in grado di far raccontare un’altra storia.

Delrio, Zanetti e Morando riciclano interventi pubblici più volte annunciati

Visto che la verità non si può nascondere, il premier e segretario del Pd manda in avanscoperta un ministro come Delrio, viceministri come Morando e Zanetti. Interviste ferragostane è vero ma la decenza ha un limite. Ci pensiamo noi, il governo è pronto con interventi mirati. Padoan non si espone molto, ma i suoi vice si danno da fare. Come se ne esce da questa situazione? Coro unanime: chiediamo più flessibilità alla Ue, spostiamo in avanti il rapporto deficit-pil, lo chiedono anche quelli di Confindustria per bocca del vicepresidente Giulio Pedrollo il quale già che c’è bussa a denari, chiede soldi per l’acquisto di macchinari e Zanetti dice sì. Sempre lui sostiene che il rapporto deficit–pil dall’1,8% stabilito potrebbe arrivare al 2,2-2,3. C’è anche chi lascia intendere che di questi problemi Renzi parlerà il 22 di agosto con Hollande e Merkel nel tanto pubblicizzato incontro che si svolgerà a Ventotene. Ripetiamo che sotto il solleone ferragostano si può dire di tutto. Ma un po’ di italico pudore non guasterebbe.

A Ventotene lo spottone di Renzi che incontra Hollande e Merkel

Per rispetto di chi, Spinelli e Rossi, scrisse il “Manifesto per un’Europa libera e unita”. Già la riunione dei tre presidenti non è buon segnale di unità, ci mancherebbe diventasse la sede per accordicchi che possono servire ad ottenere dalla Commissione Ue qualche benevolenza. Anche perché dicono ministri e viceministri nostrani “Renzi vuole varare una manovra espansiva” con la legge di stabilità. E Delrio annuncia una serie di investimenti, compresi quelli contenuti nei “patti per il sud”, sottoscritti in campagna elettorale per le amministrative. Niente di nuovo insomma, si riciclano cose già dette. Addirittura esilarante, ci scusi il viceministro Morando per l’uso di questa parola, ma non ne abbiamo trovata altra.

Sempre nel mirino del governo la contrattazione nazionale

“Nella legge di stabilità – afferma – dobbiamo fare  tutto ciò che si può e anche di più, per rilanciare l’economia: ad esempio il trattamento fiscale della quota di salario da contrattazione di secondo livello forfetizzato al 10%.” Se è uno scherzo, è di cattivo gusto. Ma lo smantellamento della contrattazione nazionale è una fissa di Renzi Matteo, dei bocconiani, di autorevoli dirigenti del Pd che vengono dalla Dc, dai socialisti dei tempi di Craxi. Ciò che ci preoccupa di più non è solo la confusione che regna nel governo, la mancanza di idee, progetti per affrontare davvero la crisi. Questo lo sapevamo. Aggiungete la forsennata campagna del premier per il sì al referendum e la miscela può diventare micidiale per la nostra economia. Ci preoccupa che personalità come Eugenio Scalfari, un maestro di giornalismo creda alla conversione renziana in materia di economia che sarebbe avvenuta in questi ultimi tempi. Nell’editoriale di domenica afferma che il ministro Padoan punta ad ottenere dalla Ue flessibilità aggiuntiva. Renzi, dice, “non è contrario a questa visione ma ritiene indispensabile affiancarla con una visione nettamente diversa che chiamerei neo-keynesiana”. Ci fermiamo qui: Keynes si rivolterebbe nella tomba.

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