Gran Bretagna. Gordon Brown propone un Senato elettivo in sostituzione della Camera dei Lord, dopo la definitiva Brexit. La proposta fa breccia tra i laburisti

Gran Bretagna. Gordon Brown propone un Senato elettivo in sostituzione della Camera dei Lord, dopo la definitiva Brexit. La proposta fa breccia tra i laburisti

Curioso ma vero: mentre in Italia si discute di una riforma del Senato di secondo livello, zeppo di consiglieri regionali e sindaci, in Gran Bretagna Gordon Brown, ex cancelliere dello Scacchiere durante l’epoca Blair ed egli stesso premier laburista, propone per il dopo Brexit la costituzione di un Senato elettivo che prenda il posto della Camera dei Lord. Nella proposta di Brown si parla anche di un allargamento dei poteri da conferire al Senato elettivo, rispetto agli attuali poteri della Camera Alta britannica. In sostanza, Brown afferma che la decisione di uscire dalla EU implica un ripensamento dalle fondamenta del sistema parlamentare britannico. Così da portarlo ad una struttura molto più vicina ad uno stato federale, anche per indebolire la pressante richiesta di indipendenza che proviene soprattutto dalla Scozia, dopo il referendum.

Nel corso di un intervento all’Edinburgh book festival, Brown si è spinto ancora più oltre. L’intervento è stato concordato con i massimi esponenti del laburismo scozzese e introduce una novità nel concetto di devoluzione: agli stati nazionali potrebbero essere devoluti i poteri oggi detenuti dall’Unione Europea, come il controllo sulla pesca, l’agricoltura e i diritti sociali, inclusi i diritti umani e i programmi accademici come l’Erasmus. Nello stesso tempo, auspica una sorta di Assemblea costituente britannica per definire nuove strutture costituzionali, tra le quali, appunto, il Senato elettivo, sia per gli stati che per le regioni inglesi.

Brown ha detto: “entriamo in autunno con due posizioni contraddittorie e opposte: il governo della Gran Bretagna vuole la Scozia nel Regno Unito ma non in Europa, ma il governo scozzese vuole la Scozia in Europa ma non nel Regno Unito”. Pertanto, afferma Brown, le nuove circostanze richiedono una nuova riflessione costituzionale, che rettifichi l’immutabile conservatorismo unionista e il nazionalismo emergente, due delle cause dell’aumento della disoccupazione in Scozia. “È il momento per ripensare il nuovo, piuttosto che usare vecchi e stanchi argomenti e slogan. Credo che dovremmo esaminare un modo progressista che offra una struttura costituzionale più innovativa, più federalista nelle relazioni col Regno Unito, rispetto alla devoluzione e all’indipendenza”, ha detto Brown.

Se Gordon Brown si è convertito a questa posizione pro-federalista dopo esserne stato fiero oppositori nel corso della sua carriera, è per effetto di una lettura rigorosa e politicamente ineccepibile della crisi del Regno Unito colpito dall’inatteso voto nel referendum del 23 giugno sulla Brexit. All’interno stesso dell’arcipelago laburista, le proposte di Brown stanno facendosi largo, perché si riconosce lo iato politico tra la Scozia, dove il SNP, il Partito nazionale scozzese, di matrice laburista, ma indipendentista, continua a vincere, anche per effetto del sostegno alla permanenza nella UE, e l’Inghilterra, dominata dai Tory, che vede l’emergere di personaggi come Boris Johnson e Nicholas Farage. Di qui, la fortissima crisi di rappresentanza e culturale del laburismo britannico, sia pure mitigata dal leader Jeremy Corbyn. In ogni caso, il dibattito sul federalismo e sui margini di autonomia, politica e finanziaria, degli stati, all’indomani della Brexit è aperto.

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