FertilityDay: stupida e idiota campagna della ministra Lorenzin, esempio di stato etico. Altrove si sarebbero chieste le dimissioni

FertilityDay: stupida e idiota campagna della ministra Lorenzin, esempio di stato etico. Altrove si sarebbero chieste le dimissioni

Nicola Fratoianni, coordinatore di Sinistra Italiana, mostra tutto il suo stupore in una nota: “Ma la Beatrice Lorenzin che promuove il #FertilityDay, è la stessa ministra che fa parte di un governo che, col Jobs Act, ha contribuito a peggiorare la vita di centinaia di migliaia di giovani? Ed è la stessa componente di un governo il cui presidente del consiglio respinge l’idea di reddito di cittadinanza perché ‘assistenzialistico’?”. E aggiunge: “Di grazia, la ministra Lorenzin pensa che la ragione per la quale in questo Paese non si fanno figli abbia a che fare con la fertilità o ha a che fare con il furto di presente e di futuro delle giovani generazioni?”. Interrogativi retorici, naturalmente, ma lo stupore e la rabbia, dopo aver visto il lancio, idiota fino all’inverosimile, della giornata del 22 settembre, definita pomposamente Fertility Day, sono ormai diventati virali, non solo sul web, ma nell’intera opinione pubblica. Il modo in cui è stata elaborata la giornata, i temi sollevati, il vero e proprio terrorismo psicologico utilizzato nelle cartoline, fanno davvero pensare al tentativo di trasformare lo stato repubblicano laico in stato etico. Ci sono cartoline usate per il lancio di questa insulsa e reazionaria iniziativa che fanno il verso alle peggiori immagini parasessuali: la buccia di una banana sul marciapiede rappresenta l’infertilità maschile (davvero originale…); l’ombra di un bambino che punta l’indice contro un bambino in carne e ossa è l’immagine per scrivere in pessimo italiano (neppure la grammatica…) “il rinvio alla maternità porta al figlio unico”; due dita con una sigaretta sono l’immagine terroristica su cui campeggia, in modo anche poco originale, “non mandare i tuoi spermatozoi in fumo”. La grave questione demografica diventa, nella elaborazione della Lorenzin, una stupida, ma strategica, campagna per entrare nelle scelte individuali, nei bisogni delle coppie, nei desideri, nei drammi di intere generazioni. Insomma, c’è qualcuno che vuole pensare e decidere per noi, che non siamo considerati in grado di farlo. Questo è lo stato etico. Basterebbe questo tentativo, idiota e ai limiti dell’ideologia reazionaria più orribile, perché in altri Paesi – la Francia, la Gran Bretagna, la Germania – la Beatrice Lorenzin sarebbe già stata dimessa, ad esempio dal presidente del  Consiglio o dallo stesso Mattarella. Ma si sa, l’Italia ha ragioni politiche che altri paesi non possiedono.

E se l’obiettivo della campagna del ministero della Salute sulla fertilità era far parlare di sè è stato ampiamente raggiunto, con l’hashtag fertilityday che è diventato immediatamente top trend su Twitter e le bacheche di Facebook che si sono riempite di commenti sul tema. Il tono però non è quello sperato, con la maggior parte delle reazioni totalmente negativa, e perfino firme come Roberto Saviano e Michela Murgia a schierarsi contro, con l’accusa di aver scelto slogan che ‘insultano le donne’, contestata però dal ministro Lorenzin secondo cui l’unico scopo è informare. ”Lo slogan del fertility Day è ‘conoscere per essere libere di scegliere’, non è nostra intenzione fare una campagna per la natalità ma fare prevenzione perché l’infertilità è una questione di Salute Pubblica – ribadisce Lorenzin -. E’ un problema in crescita che riguarda sia gli uomini che le donne. E’ stata individuata la necessità di informare le persone perché è emerso che spesso manca la consapevolezza dei tempi della fertilità, che varia a seconda delle età”.

Il messaggio, tuttavia, non è stato recepito così dal web, con Saviano tra i primi a scagliarsi contro la campagna e addirittura molte donne che hanno cambiato la propria foto del profilo con la scritta ‘Io sono mia’. “Il #fertilityday è un insulto a tutti – scrive lo scrittore, che fa anche una disamina molto critica dei manifesti pubblicati dal ministero -, a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro. E il 22 mi rovinerà il compleanno”. Due le critiche principali alla campagna, che ha slogan come ‘Sbrigati, non aspettare la cicogna’ o ‘La fertilità è un bene comune’, o ancora ‘Genitori giovani. Il miglior modo di essere creativi’. Da una parte si afferma che il problema principale che ostacola la maternitè è di tipo economico, dall’altra si accusano gli slogan di colpevolizzare le donne che, per volontà o per altri problemi, non hanno fatto figli, una retorica che richiama secondo alcuni quella fascista.

“In un Paese con il tasso di disoccupazione come quello italiano, dove chi ha talento, ambizioni e speranze emigra – scrive ancora Saviano – dove chi non ha la solidità economica di un famiglia che possa garantire studi e accesso alla professione, lascia il Paese, sembra una presa in giro”. Al coro di critiche si sono aggiunte anche diverse forze politiche, dal M5s che afferma che “non è che rinunciare a diventare genitori sia una moda da scoraggiare o una consuetudine capricciosa. Non si fanno figli perché non si può”, a Sinistra Italiana. Perfino dall’interno del Pd si levano voci critiche, come quella della parlamentare Liliana Ventricelli: “Il ‘fertilityday’, di cui non mi piace nemmeno il nome, avrebbe potuto essere un’occasione per parlare di natalità, politiche della famiglia, misure per prevenire l’infertilità ma è diventata una pubblicità regresso e anche tra le più brutte. La campagna di comunicazione è stata tutta sbagliata, colpendo comprensibilmente tantissime sensibilità. Esiste un problema di denatalità in Italia ma è una questione molto delicata e complessa per racchiuderla in slogan maldestri”.

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