Congresso radicale a Rebibbia. La sfida, le ambizioni, i nodi da sciogliere. Intervista a Maurizio Turco

Congresso radicale a Rebibbia. La sfida, le ambizioni, i nodi da sciogliere. Intervista a Maurizio Turco

Un vecchio palazzo nel centro della Roma umbertina. Al primo piano una congregazione di suore, altra congregazione al quarto. Per salire al terzo, sede del Partito Radicale, un ascensore scatola di sardine che sferraglia ansimante; o interminabili rami di scale che ansimante fanno diventare il disgraziato che ci si avventura. Questo è il regno di Marco Pannella, un dedalo di stanze dove ancora tutto parla di lui, dai manifesti alle bandiere, al proverbiale disordine creativo della sua scrivania dove tutto è ancora fermo a sei mesi fa: quando la sede operativa del Partito si trasferisce nella sua abitazione a via della Panetteria, perché lui fa una fatica terribile a muoversi. La stanza di Maurizio Turco, tesoriere del Partito, è ancora più monacale di quella delle monache del piano di sopra e di sotto. Scrivania con cumuli di carte, scatoloni con libri che farebbero la gioia di un antiquario, qualche scaffale ikea e manifesto alla parete; neppure a dirlo: Pannella, che qui chiamano tutti Marco, con buona pace degli altri (ce ne sono almeno tre), che per essere distinti vengono chiamati per cognome. Turco lo conosco da una vita, quando per sei mesi sono stato inchiodato in un ospedale è stato una delle tre-quattro persone che ogni giorno mi sono trovato accanto. Il lettore mi perdonerà se non ricorro, in questo caso, all’“ipocrisia” del “lei”.

   Il congresso, Turco…Il quarantesimo…Per di più, “straordinario”…

   “Dal 1 al 3 settembre, presso il carcere romano di Rebibbia a Roma, tema: ‘da Ventotene a Rebibbia’. Si inizia alle 14 del 1 e si conclude nel pomeriggio del 3 settembre”.

   Dentro un carcere…

   “E verranno a parlare e ad ascoltare il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il direttore del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, e naturalmente il “padrone di casa”, il direttore del penitenziario Rebibbia Mauro Mariani”.

   Straordinario, hai cura di sottolinearlo…

    “Beh, alcuni motivi di ‘straordiarietà’ te li ho già detti. Poi è il primo senza Marco Pannella, che il partito ha concepito e fatto vivere per sessant’anni; è straordinario perché è il primo che si tiene in u carcere…”.

   Radicali e carcere, un binomio inscindibile, ormai…

   “Il carcere come epifenomeno del problema giustizia causa della ‘peste italiana’. Ma anche carcere nel quale sono stati costretti Marco Pannella e i radicali dei quali i cittadini non hanno potuto e non devono poter conoscere proposte, iniziative, lotte. Mentre il mondo è in fiamme, le ‘democrazie’ languono, la gente muore per il dissesto del territorio e dell’ambiente, il centro delle lotte radicali è la transizione verso lo Stato di diritto, l’affermazione del diritto umano alla conoscenza, l’universalità dei diritti umani, gli Stati Uniti d’Europa, e a partire dall’Italia per un’amnistia prodromo di una riforma della Giustizia”.

   Un alto valore simbolico, dunque; una forma che si fa ed è sostanza…

   “C’è un altro elemento di straordinarietà: per la prima volta nella storia dello statuto un terzo degli iscritti da almeno sei mesi al Partito ha deciso di avvalersi di una precisa norma dello Statuto, e ha convocato il congresso”.

Già: bisogna dire che anni fa, è il dicembre del 2011, Pannella va a pescare il suo ennesimo coniglio dal cappello: un allampanato avvocato originario del Mali, Demba Traoré, nero come l’ebano, musulmano praticante e insieme laico ventiquattro carati; Traoré viene eletto segretario del Partito. Intuizione giusta, anche quella per la carica non solo simbolica che il personaggio può costituire; e però l’uomo non si rivela all’altezza della sfida cui viene chiamato, e in breve, senza dire né “Ah!”, né “Bah”, di lui si perde ogni traccia. Segretario vacante, partito non proprio in ottima salute, Pannella preferisce non muovere troppo i già precari equilibri interni; e mentre si macina politica a pieno ritmo, l’organizzazione interna ne patisce. Nel frattempo fragorosamente si consuma la rottura tra Pannella ed Emma Bonino che sappiamo, Pannella sempre più deve fare i conti con i due tumori che alla fine lo uccidono; e inevitabilmente i “nodi” interni del Partito vengono al pettine. Chi scrive ne ha parlato su questo giornale il 23 agosto scorso. In carica ormai c’è solo il tesoriere, e un cosiddetto “Senato” che è costituito dai rappresentanti di tutte le associazioni che costituiscono il Partito Radicale, diciamo una decina di persone che sono tutto meno che un monolite. Ecco dunque che lo stesso Turco si fa promotore di una raccolta di firme tra gli iscritti per convocare il congresso, e cominciare a fare un minimo di chiarezza politica e gestionale nelle cose del Partito; che, orbato dall’“assenza” di Pannella, è comprensibilmente confuso.

Quanti hanno annunciato la loro presenza? Turco snocciola le cifre che ha annotato in un foglietto: “I registrati per partecipare al congresso sono 585: di questi, 64 non risultano aver avuto rapporti con il partito; 266 sono iscritti al Partito Radicale del 2016; 34 si sono iscritti per la prima volta; 123 sono stati iscritti al Partito Radicale almeno una volta dal 1974; 132 non sono mai stati iscritti al Partito Radicale”.

Esco dalla stanza di Turco, per un po’ “soggiorno” nel grande salone delle riunioni, ancora tappezzato da una quantità di fotografie che ritraggono Pannella nei momenti più belli: in Parlamento, nei comizi a piazza Navona, con Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini… Sono solo a guardare la “galleria” dei manifesti che raccontano la storia di questo partito, le battaglie per la depenalizzazione dell’aborto e contro la (s)partitocrazia; il finanziamento pubblico ai partiti e il Concordato tra stato e chiesa cattolica: la legalizzazione delle droghe leggere e contro le discriminazioni sessuali…

In questo salone, per tutta una notte è stata esposta la bara di Pannella, una veglia con ininterrotto omaggio di gente “comune”, quella che a Marco piaceva trovarsi intorno. Lo hanno sempre saputo, i radicali più consapevoli, più sensibili, i più “vicini”, che con la morte di Pannella si sarebbe chiuso un ciclo, un’epoca: personale e politica. Che sepolto Marco nella sua amata Teramo, nulla più sarebbe stato come prima: ripetibile, riproducibile. Pannella era il Partito Radicale, il Partito Radicale era Pannella. E ora? E’ vero che fino all’ultimo Pannella ha avuto cura di indicare, tracciare, ripetere, e ripetendo elaborare e chiarire, possibili percorsi politici, “visioni” che costituiscono un patrimonio di concrete utopie sulle quali lavorare per molti anni a venire; ma è evidente che senza il suo apporto, senza il contributo, senza – diciamolo pure – la sua guida per i radicali tutto si fa più arduo, difficile, non solo faticoso.

Con tutto, ancora capaci di “sognare”. Prendiamo il tema congressuale proposto: “Da Ventotene a Rebibbia”; è l’essenza di un programma politico: dagli Stati Uniti d’Europa prefigurati da Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli mentre sono confinati a Ventotene, e di cui i radicali si sentono legittimi eredi, alla battaglia per il diritto al diritto, alla giustizia; e al diritto umano e civile alla conoscenza. Non è inutile sfogliare carte ingiallite dal tempo, e scoprire attualità che stupiscono per la straordinaria aderenza ai tempi d’oggi. Per esempio:

Per sopravvivere, nessun motivo. Per vivere c’è l’imbarazzo della scelta. Comunque, eccoli. Primo motivo: ciascuno si chieda se questo partito è meglio che ci sia o non ci sia. Ci pensi su una notte e poi agisca di conseguenza. Dipende infatti solo da ciascuno di noi se questo straordinario e inedito progetto politico crescerà, si affermerà o decadrà. Secondo motivo. Tutti gli altri dicono, ‘dateci più forza e cambieremo rispetto al passato’. Il Partito Radicale, se avrà più forza, farà meglio quello che, nel nostro tempo e nella nostra società, ha sempre dimostrato di saper fare. Terzo motivo. In questo fine secolo, dove risorgono spaventosi fantasmi di morte e altri se ne aggiungono (politici, economici, sociali ed ecologici), si è forse ancora in tempo per dare vita al partito della nonviolenza, del dialogo, della difesa della vita del diritto e del diritto alla vita…”. E’ Pannella che parla, intervistato dal “Messaggero”, il 4 febbraio 1993.

I radicali di oggi (coloro almeno che vorranno cercare di continuare a esserlo), hanno un difficilissimo compito: proseguire una politica “nuova” che è quella di sempre; continuare a cercare possibili “percorsi” senza timore di apparire zig-zaganti e contradditori; non stancarsi di coltivare alleanze di “unione”, e non di posticcia unità; alleanze e unioni fondate più su valori che su principi; con la consapevolezza che si deve imparare a farlo da soli: Marco, compresente o no che sia, è comunque “altrove”. Il congresso straordinario e i loro convocatori si pongono un obiettivo ambiziosissimo: tenere alte le bandiere politiche racchiuse nelle frasi: “Dove c’è strage di diritto c’è strage di popoli”; “Per il diritto alla vita, per la vita del diritto”. Ha impiegato anni, Pannella, per farle comprendere ai radicali, e non è detto ci sia completamente riuscito.

Elenco, non in ordine di importanza perché tutti sono concatenati, i temi su cui i radicali che negli ultimi mesi più si sono stretti attorno a Pannella, dovranno cercare di ragionare e “dialogare”; sono cinque:

  1. a) diritto al diritto, a partire dal carcere;
  2. b) diritto umano e civile alla conoscenza, in tutte le sue innumerevoli declinazioni, a partire dalla necessaria e urgente “codificazione” in sede ONU;
  3. c) informazione negata (ma anche quella “concessa”), che avvelena e intossica;
  4. d) il milione di euro di debito cumulati: debito che ha consentito al mondo radicale di fare attività politica; il debito in sé, in quanto tale; ma anche quello che lascia trasparire: come finanziare la politica e recuperarne la smarrita “nobiltà”;
  5. e) che tipo di organizzazione cominciare a prefigurare, a partire dal fatto, incontrovertibile che – compresenza o no – Marco non c’è più.

Fino a “ieri”, Pannella, forte della sua capacità, esperienza, della sua stessa “presenza” riusciva a  calmierare la situazione, si “inventava” quadrature del cerchio e riusciva a far convivere le diverse “anime” del mondo radicale. Ora? Ora il rischio di implosione e disintegrazione c’è. Il congresso di Rebibbia, quale che ne sarà l’esito, scioglierà anche questo nodo.

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