Anpi: Libertà senza limitazioni di fruire spazi all’interno delle Feste dell’Unità. Così il confronto Renzi-Smuraglia si può fare

Anpi: Libertà senza limitazioni di fruire spazi all’interno delle Feste dell’Unità. Così il  confronto Renzi-Smuraglia si può fare

“Libertà senza limitazioni da parte dell’Anpi di usufruire  di spazi  all’interno delle Feste dell’Unità, sostanzialmente e ragionevolmente risolta”: con queste parole l’Associazione nazionale dei partigiani annuncia che “non sussistono motivi di sorta per non accettare l’invito del segretario del Pd, Matteo Renzi, per un confronto pubblico sul referendum”.

Su posizioni sostenute da Anpi intese a Bologna, Reggio Emilia, altre città

In una nota la segreteria dell’Anpi riferisce che “con la ricezione delle posizioni sostenute dalla nostra Associazione (come da intese raggiunte a Bologna, Reggio Emilia ed in altre sedi, che logicamente varranno per tutte le situazioni ancora pendenti, in varie parti d’Italia), non sussistono motivi di sorta per non accettare l’invito del Segretario del PD, Matteo Renzi, rivolto al Presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia, per un confronto pubblico sul referendum”. La nota della segreteria dell’Anpi è molto chiara quando fa riferimento alla “ricezione delle posizioni sostenute dalla nostra .Associazione”. “Ora – afferma la nota  dell’Anpi – naturalmente, sede, data, modalità di svolgimento e scelta del moderatore (o della moderatrice) dovranno essere concordate, in breve tempo, tra i rispettivi organismi a ciò delegati, in modo da garantire paritarie condizioni di imparzialità e linearità del dibattito – sottolinea l’associazione – se esso potrà essere realizzato, appunto, con modalità concordate, come  ci  auguriamo, rappresenterà anche una buona occasione per fornire un significativo esempio di civile confronto sul merito, dimostrando che anche su temi particolarmente delicati si può democraticamente confrontarsi; con evidente vantaggio per l’intera campagna referendaria”.

Resta da stabilire la data del confronto, forse a Bologna il 10 settembre

Ora, se tutto procederà senza nuovi veti da parte del Pd, restano da stabilire data e luogo del confronto. Renzi aveva proposto le feste dell’unità in corso in Emilia-Romagna, in particolare quelle di Bologna e Festareggio, raccogliendo la disponibilità delle rispettive federazioni. La festa di Bologna ha tenuto libera la data del 10 settembre, un sabato sera.

Si chiude così, è auspicabile, una assurda vicenda che vedeva contrapposto il Pd alla associazione dei partigiani, cosa mai avvenuta nella storia di questo dopoguerra.  Ricostruiamo l’antefatto. L’Anpi viene invitata ad alcune feste dell’Unità come era sempre avvenuto nel passato. Ma veniva posto un veto. La parola d’ordine delle feste, come voluto dallo stesso segretario del Pd, era il “sì” al referendum per cui era ben accetta la presenza nelle feste di stand targati Anpi ma a condizione che  non comparisse in alcun modo il “ no” deciso dall’associazione dei partigiani  dopo una grande consultazione degli iscritti e dallo stesso congresso nazionale. Si spendevano in particolare alcuni dirigenti, in primo piano la ministra Boschi, prima firma della legge di riforma della Costituzione, il vicesegretario Guerini e via via altri esponenti. A qualche “incontro” nell’ambito delle feste qua e là  venivano invitati  alcuni  esponenti dell’Anpi, ma per quanto riguarda la possibilità di far conoscere, magari con un volantino, anche uno solo, la posizione della associazione sul referendum, il “no” appunto, niente  da fare. La ministra Boschi con toni offensivi, divideva i partigiani in veri e falsi.

Nel Pd segnali di dissenso per i divieti all’Anpi di propagandare il “no” nel referendum

Ma nel Pd non tutto andava liscio. In particolare arrivavano segnali di chiaro dissenso dall’interno stesso del Pd  per le “censure” nei confronti dell’Anpi nelle feste dell’Unità in  programma in Emilia, in particolare Bologna, Reggio Emilia. Non solo esponenti della minoranza Pd, come Bersani, Speranza, ma anche dirigenti dei Democratici locali, amministratori comunali, cercavano di ritessere  i fili di un rapporto. Renzi avvertiva, forse, il peso delle critiche che proveniva dal “popolo” del Pd, a quella che appariva come una discriminazione,  nei confronti di una grande organizzazione di partigiani che avevano dato un grande contributo nella lotta contro i fascisti e i nazisti  e nella costruzione dell’Italia democratica. Il segretario del Pd avanzava una proposta: un dibattito a due, lui e il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia in una festa dell’Unità in Emilia. E così si sarebbe chiusa la vicenda, nello stile di Renzi, “ci penso io”. Ma la risposta del presidente dell’Anpi, Smuraglia, lo gelava: “Un faccia a faccia non basta”.

Gli attacchi dell’Unità alla Associazione dei partigiani

Nel frattempo l’Unità, neppure un pallido ricordo del grande quotidiano che è stato, dava vita ad  una offensiva contro l’Anpi, andando alla ricerca di chi dissentiva dalla decisione della associazione di non partecipare alle feste se non veniva meno il divieto di far conoscere le proprie posizioni nell’ambito delle feste stesse. Certo pieno diritto del quotidiano di far esprimere chi, la partigiana Teresa Vergalli, iscritto all’Anpi era per il “si”.  E un altro partigiano che annunciava di non rinnovare la tessera. Il titolo all’articolo in cui si dava conto delle posizioni espresse in particolare dalla partigiana parlava di “controffensiva dei partigiani del sì. Diciamo un titolo un po’ forzato. Alla partigiana risponde Andrea Liparoto, responsabile Comunicazione e Stampa ANPI Nazionale di cui diamo conto in altro articolo. Non solo: la campagna contro l’Anpi veniva sostanziata da accuse di “purghe”, “discriminazioni” nei confronti del dissenso, di epurazioni di dirigenti. In realtà si trattava, come confermavano gli stessi “epurati”, di un rinnovo delle cariche, come avviene in tutte le organizzazioni quando vanno a congresso. Organizzazioni come la Cgil hanno deciso che un dirigente non può ricoprire il solito  incarico per più di due mandati. Nessuno si sogna di parlare di discriminazioni, purghe, atteggiamenti staliniani. Idiozie.

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