Storico viaggio di papa Francesco in Armenia, “paese dalla speranza più forte del dolore”

Storico viaggio di papa Francesco in Armenia, “paese dalla speranza più forte del dolore”

Francesco è volato oggi in Armenia, in un viaggio che ha tutte le caratteristiche per essere ricordato per i prossimi decenni. Incontrando le autorità e la società civile dell’Armenia, Francesco ha parlato delle persecuzioni dei cristiani e dei tanti conflitti che non trovano una risoluzione positiva e chiama in causa chi ha in mano le sorti delle nazioni. “Oggi, – ha detto papa Bergoglio – in particolare i cristiani, come e forse più che al tempo dei primi martiri, sono in alcuni luoghi discriminati e perseguitati per il solo fatto di professare la loro fede, mentre troppi conflitti in varie aree del mondo non trovano ancora soluzioni positive, causando lutti, distruzioni e migrazioni forzate di intere popolazioni”.

“È indispensabile perciò – è la sferzata del Pontefice – che i responsabili delle sorti delle nazioni intraprendano con coraggio e senza indugi iniziative volte a porre termine a queste sofferenze, facendo della ricerca della pace, della difesa e dell’accoglienza di coloro che sono bersaglio di aggressioni e persecuzioni, della promozione della giustizia e di uno sviluppo sostenibile i loro obiettivi primari”. Francesco chiede il contributo degli armeni: “Il popolo armeno ha sperimentato queste situazioni in prima persona; conosce la sofferenza e il dolore, conosce la persecuzione; conserva nella sua memoria non solo le ferite del passato, ma anche lo spirito che gli ha permesso, ogni volta, di ricominciare di nuovo. In tal senso, lo incoraggio a non far mancare il suo prezioso contributo alla comunità internazionale”. Nel suo intervento, il papa ricorda che quest’anno ricorre il 25esimo anniversario dell’indipendenza dell’Armenia: “È una felice circostanza per cui rallegrarsi e l’occasione per fare memoria dei traguardi raggiunti e per proporsi nuove mete a cui tendere. I festeggiamenti per questa lieta ricorrenza saranno tanto più significativi se diventeranno per tutti gli armeni, in patria e nella diaspora, uno speciale momento nel quale raccogliere e coordinare le energie, allo scopo di favorire uno sviluppo civile e sociale del Paese, equo ed inclusivo”.

Si tratta, spiega il papa riferendosi al discorso di congedo dall’Armenia di Wojtyla del 27 settembre 2001, “di verificare costantemente che non si venga mai meno agli imperativi morali di eguale giustizia per tutti e di solidarietà con i deboli e i meno fortunati”. Il papa auspica per l’Armenia un’epoca di rinascita: “La storia del vostro Paese va di pari passo con la sua identità cristiana, custodita nel corso dei secoli. Tale identità, lungi dall’ostacolare la sana laicità dello Stato, piuttosto la richiede e la alimenta, favorendo la partecipe cittadinanza di tutti i membri della società, la libertà religiosa e il rispetto delle minoranze. La coesione di tutti gli armeni, e l’accresciuto impegno per individuare strade utili a superare le tensioni con alcuni Paesi vicini, renderanno più agevole realizzare questi importanti obiettivi, inaugurando per l’Armenia un’epoca di vera rinascita”. Anche la Chiesa, assicura Francesco, è pronta a fare la sua parte: “La Chiesa Cattolica, da parte sua, pur essendo presente nel Paese con limitate risorse umane, è lieta di poter offrire il suo contributo alla crescita della società, particolarmente nella sua azione rivolta verso i più deboli e i più poveri, nei campi sanitario ed educativo, e  in quello specifico della carità, come testimoniano l’opera svolta ormai da venticinque anni dall’ospedale ‘Redemptoris Mater’ ad Ashotsk, l’attività dell’istituto educativo a Yerevan, le iniziative di Caritas Armenia e le opere gestite dalle Congregazioni religiose. Dio benedica e protegga l’Armenia, terra illuminata dalla fede, dal coraggio dei martiri, dalla speranza più forte di ogni dolore”.

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