Speciale Brexit. Come la notizia è stata commentata sui maggiori quotidiani e settimanali inglesi

Speciale Brexit. Come la notizia è stata commentata sui maggiori quotidiani e settimanali inglesi

“Ci siamo svegliati in un altro paese”, scrive il Guardian, nell’editoriale online di venerdì 24 giugno. “Per il 48% che ha votato per rimanere e per una gran parte del mondo che ci guarda, la Gran Bretagna è cambiata, ma piange il cuore se consideriamo questo drammatico risveglio”. Il Guardian analizza le conseguenze economiche, politiche e identitarie della Brexit. Le più inquietanti sono le conseguenze a breve termine, la “reazione dei mercati” già visibile questa notte con la crisi delle borse asiatiche e che si conferma sulle piazze europee fin dalla mattina di venerdì. “I governi e i mercati”, commenta il Guardian, “soprattutto il mondo, hanno reagito al voto Leave con orrore. La geografia psicologica dell’Europa è cambiata. Simbolicamente, la Gran Bretagna torna ad essere un’isola”. Il Guardian avverte: “questa scelta sciagurata farà in modo che le grandi aziende internazionali rifiuteranno di mettere la loro sede a Londra, ed eviterà, ad esempio, che i marchi automobilistici giapponesi vogliano impiantare fabbriche qui, nel nord est dell’Inghilterra. E perché? Perché il loro mercato è l’Europa, e dunque sceglieranno la Germania. Perché venire a investire nella Gren Bretagna della post Brexit dove vi saranno limiti ai visti e tariffe doganali, e tutto il resto?”. Il Guardian stigmatizza in particolare la figura di Nigel Farage, il leader dell’UKIP, il partito indipendentista e di estrema destra. Per l’editorialista Zoe Williams “è il trionfo delle bugie e del pessimo gusto. Se lui incarna la nuova politica, siamo di fronte ad un futuro che promette di essere terribilmente osceno”.

Il Times: “ci vorranno anni prima di liberarci del fantasma del Leave”

Per Philip Collins, editorialista del Times, il più prestigioso quotidiano londinese, il partito del Leave non sa ancora di aver preparato una pietanza avvelenata. Attacca Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra (conservatore): “è solo per una tattica miope che Johnson ci ha gettati in questo guaio. Voleva prendere il posto di Cameron? Bene, c’è riuscito. Ma qual è il prezzo che pagheremo?”. E rivolto a quei politici che hanno sostenuto la Brexit, scrive: “non è la vostra vittoria, è quella di Farage. Spero che siate fieri di voi, e spero che siate consapevoli e pronti a ciò che ci aspetta. Ma non ci credo”.

Il Financial Times: “Il Regno Unito ha compiuto un salto nel buio”

Per il quotidiano della City londinese, il successo della Brexit è “un salto nel buio. Ed ora?”. Il Financial Times rivendica la sua posizione favorevole al Remain, alla permanenza nella UE, e scrive: “per tutta la durata della campagna referendaria, il Financial Times ha affermato che uscire dalla UE sarebbe stato un atto di autodistruzione”. Ma ciò che spaventa di più il quotidiano economico più antico e noto del mondo è la scelta di andare verso l’ignoto: “un paese noto per il suo conservatorismo e per la stabilità politica, ha compiuto un buon passo nel buio. Ci condurrà verso l’incertezza economica, finanziaria e politica, senza precedenti”. Il quotidiano auspica che il governo Cameron, dimissionario, faccia ogni sforzo per garantire la stabilità finanziaria ed economica: “la nostra speranza, che questo giornale avanza con fervore, è che la Gran Bretagna rimanga accogliente, aperta e pro europea, nel suo spirito. È questo il miglior auspicio per il futuro”.

L’Economist: “l’impensabile è diventato l’irreversibile”

Il settimanale The Economist si spinge fino a definire la vittoria della Brexit “una tragica separazione”, e sul fondo mette la bandiera, la Union Jack, listata a lutto. “L’impensabile è diventato l’irreversibile”, scrive il settimanale, “con una rapidità sconcertante”. E aggiunge: “chi avrebbe creduto, un anno fa, che i britannici avrebbe davvero compiuto la scelta di lasciare un club di paesi che rappresenta più della metà delle esportazioni britanniche?”. Ora, scrive ancora il settimanale, attendiamoci “pure una Frexit, l’uscita della Francia, paese fondatore e difensore dell’Europa, dove solo il 38% della popolazione dichiara una buona opinione verso le istituzioni di Bruxelles”.

Il Belfast Telegraph, quotidiano diffuso in Irlanda del Nord: “Cameron resterà nella storia come il premier che ha ucciso il suo paese

Il principale quotidiano dell’Irlanda del Nord denuncia la decisione di Cameron di aver organizzato il referendum sulla Brexit. Una decisione giudicata irresponsabile in ragione “dell’effetto domino” che ormai potrebbe prodursi in Europa, dove molti partiti di destra tendono ad organizzare analoghe consultazioni sull’uscita dalla UE del loro paese.

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