Sgradevole show Renzi- Giachetti, sembrava di essere a Pyongyang. Campagna elettorale di basso profilo. Restano fuori i veri problemi delle città. Rischio astensione

Sgradevole show Renzi- Giachetti, sembrava di essere a Pyongyang. Campagna elettorale di basso profilo. Restano fuori i veri problemi delle città. Rischio astensione

Sembrava di essere a Pyongyang, capitale della Corea del Nord e non a Roma, capitale d’Italia. Sembrava di essere nella sede della Assemblea popolare di quel paese dove comanda un dittatore, si dice un po’ pazzerello, che si chiama Kim Jong-un, successore di Kim Jong-il, leader supremo della Repubblica democratica di Corea, succeduto a Kim Il Sung, mitico presidente a vita, che lo è ancora oggi pur essendo morto. Invece eravamo all’Auditorium della Conciliazione a pochi passi da San Pietro dove si esibivano in una sceneggiata alla Nordcoreana, appunto, Renzi Matteo e Roberto Giachetti, con un pubblico ben selezionato pronto a digerire ogni cosa. Ospite d’onore, si fa per dire, Nicola Zingaretti, presidente della Regione venuto a dare una mano al candidato sindaco. Perché ne parliamo? In un paese normale non farebbe notizia, sarebbe da enumerare fra le cose impresentabili. Ma nell’Italia in campagna elettorale è un avvenimento esemplare, in senso negativo.

Il premier fa il gigione, gag e battute, gli avversari sono i nemici

Quando ci si domanda perché i cittadini si sono sempre più allontanati dalla politica non c’è che da frequentare manifestazioni come quella che è stata il clou della campagna elettorale del Pd.  Renzi fa il gigione, dice di tornare alla sua vecchia e mai dimenticata passione, quella di fare il conduttore televisivo. Dice di fronte ad un pubblico galvanizzato, ancor prima di entrare in Auditorium: “Lo staff di Roberto Giachetti ha detto niente comizio e allora abbiamo deciso di fare una chiacchierata dove io svolgerò il mio ruolo migliore che come sapete è quello del conduttore televisivo”. E si va avanti con battute di dubbio gusto, gag, attacchi agli avversari, o meglio ai nemici. Perché il presidente del Consiglio e segretario del Pd vede ovunque “gufi” e quindi nemici da abbattere, una specie di tiro al piccione, chi non la pensa come lui. Salvo Giachetti che, ricorda, non la pensava come lui sulla legge elettorale, ma acqua passata. Da quella lunga sceneggiata non è venuta fuori un’idea, un progetto, della Roma del futuro. Non solo, si parla di Giachetti come del candidato del centrosinistra ma è il candidato solo del Pd cui fanno da contorno le cosiddette “liste civiche”. E tutta la campagna elettorale romana si è svolta con al centro le buche nelle strade, per carità, problema da affrontare, che hanno occupato negli ultimi giorni dibattiti televisivi assurdi che invece di informare hanno disinformato. Anche chi ha tentato, come Stefano Fassina candidato di Sinistra italiana, di mettere in campo proposte che riguardavano gli indirizzi urbanistici, il consumo del suolo, la  politica delle partecipate, la rottura con il “modello” Roma, il ritorno ad una metropoli policentrica, il risanamento, il ruolo determinante delle periferie, non ha trovato spazio nei media.

Come a Roma anche nelle altre grandi città il prevale il politichese

Solo a Roma è  avvenuto questo? Leggendo le cronache,anche dei giornali renziani, nelle altre grandi città, non siamo andati oltre. La linea del Pd è stata chiara fin dall’inizio. Il governo non ha niente a che vedere con queste elezioni. Si tratta di problemi locali. Non è vero, sono chiamati al voto più di 13 milioni di italiani. I Comuni sono la base della vita economica e sociale del Paese, strettamente collegati, “dipendenti”, alle scelte politiche del governo nazionale fino a quelle dell’Unione europea. Sono la prima, fondamentale, sede della partecipazione dei cittadini. La campagna elettorale, nelle grandi città, si è fermata a scontri fra Pd e Cinquestelle su questioni, diciamo, organizzative, alla ricerca  di alleanze da parte dei Democratici con le forze peggiori della politica italiana, leggi i “verdiniani”, alleanza difesa a spada tratta dalla candidata di Napoli, da quello di Cosenza, tanto per citarne alcuni. A Milano la sfida è fra due candidati di marca “centrista”, a Torino anche Fassino ha cercato appoggi fra ex forzitalioti. Bologna non è né carne né pesce con l’attuale sindaco, Merola, che  si è candidato per una riconferma.

Il ruolo negativo dei media che non informano, riportano dichiarazioni

Negli altri Comuni, anche di consistenti dimensioni, di cui non si fa cenno nei media, la situazione non cambia. I contenuti della politica restano un mistero per la gran parte dei cittadini che hanno diritto al voto. In queste condizioni c’è davvero la libertà di voto? O c’è la “libertà” del non conoscere? Un vecchio proverbio dice “al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere”. Vale anche per i cittadini chiamati al voto. Se le forze politiche non forniscono conoscenza, non alimentano il dibattito, il confronto sui problemi reali, la grande questione dell’immigrazione tanto per citare un fatto drammatico, che riguarda la vita di decine, centinaia di migliaia di persone, come le istituzioni locali affrontano il problema, combattono il razzismo, se non fanno tutto ciò i cittadini saranno sempre più allontanati dalla politica, dal voto. Se poi aggiungiamo l’Italicum dove al cittadino è perfino impedito di decidere chi eleggere al Parlamento, il vaso è colmo. E non serve piangere se al voto si presenta poco più del 50% e una minoranza si appropria delle istituzioni fondamentali della democrazia rappresentativa.

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