Se sono caduti gli dei può cadere anche Benigni. Proprio lui, però, potrebbe aprire un confronto di merito

Se sono caduti gli dei può cadere anche  Benigni. Proprio lui, però, potrebbe  aprire un confronto di merito

Viene a mente “La  caduta degli dei”, uno splendido film di Luchino Visconti girato nel 1969, nell’apprendere la decisione di Roberto Benigni di votare “sì” nel referendum che fa sballare la Costituzione. È nel suo pieno diritto e non provoca in noi alcuna amarezza, anche se comprendiamo quella provata da Dario Fo. Il film di Visconti fa parte di una trilogia che resterà come pietra miliare del grande cinema mondiale, con “Morte a Venezia” (1971) e Ludwig (1972). Il capofila della trilogia ci racconta la storia della famiglia del barone Joachim von Essembech un industriale dell’acciaio che riesce a mantenere il controllo delle sue aziende che facevano gola a Hitler attraverso un difficile equilibrio politico. Pagina per pagina, scena per scena, prende corpo la tragedia che sconvolge questa famiglia dell’alta nobiltà tedesca. Passioni travolgenti, delitti, opposizione al regime nazista da parte del vicepresidente che viene rimosso, nuovo vicepresidente nipote del barone che si avvicina a influenti membri delle SA, equilibrio sempre più difficile. Alla fine le acciaierie, la forza dell’industria pesante tedesca, vengono consegnate a Hitler. La famiglia del barone von Essembech non esiste più. La caduta degli dei.

Il grande attore che bacchettava i potenti. Il cuore e la mente

Mi sono detto: Se è caduta questa famiglia, un simbolo, prima della Germania che all’inizio non si schiera con Hitler, poi gli consegna l’industria pesante, se sono caduti gli dei, può cadere anche Benigni. Certo la consegna dell’acciaieria nelle mani di Hitler non è uno scherzo. Il fuhrer  aveva bisogno dell’acciaio come del pane e dell’acqua. Non aveva un problema di mente e di cuore mentre il grande Benigni, nostra icona, che ci ha fatto ridere e piangere con la “Vita è bella”, dice che problemi di questo tipo ne ha avuti e ne ha molti. Ha raccontato ad Ezio Mauro, nella lunga intervista a Repubblica che “col cuore mi viene da scegliere il no, ma con la mente scelgo il sì e anche se capisco e rispetto profondamente le ragioni di coloro che scelgono il no voterò sì”. Francamente verrebbe da dire, tu che hai sempre dato ragione al cuore, i tuoi monologhi nei quali castigavi il potere o meglio i potenti, ne ricordo uno dedicato a Berlusconi, una tua straordinaria esibizione, se non vado errato a Massa Carrara, dove sbeffeggiavi l’uomo solo al comando. Una ironia bruciante, forse prevedevi il futuro. Bando ai ricordi. Leggendo la tua intervista non capisco perché  questo “conflitto di interessi” che ti affligge e che ti ha portato a decidere per il “sì”.

“La Carta può cambiare”. Lo dicono anche quelli del “no”. Il problema è che resti bella

Dici: “La Carta può cambiare”. Lo dicono anche quelli del “no”. Il problema non è questo.  Addirittura c’è, sempre fra i sostenitori del “no”, chi dice che a fronte di un Senato che assomiglia ad una bocciofila, senza offese per gli amanti delle bocce, meglio niente. Il problema allora è come e cosa si cambia. Hai il merito e te ne siamo grati di aver definito la Costituzione italiana “la più bella del mondo”. Lo hai detto, penso, con il cuore ma anche con la mente. Siamo d’accordo. Ma non è vero che non toccando la prima parte della Carta rimane “la più bella del mondo”. Perché  se cambia la seconda parte, quella che  riguarda la struttura, la Carta non è più la più bella del mondo, ma un vero e proprio pasticcio. Nell’articolo di Pino Salerno vengono indicati alcuni strafalcioni contenuti nella modifiche per le quale esultano Renzi, Boschi e soci. Due ne segnaliamo anche a Benigni. Per eleggere il Presidente della Repubblica bastano i voti del partito che, grazie all’Italicum, pur essendo largamente minoritario, ha la maggioranza in Parlamento. Non solo, quel partito minoritario può proclamare lo stato di guerra. E poi la lingua italiana di cui Benigni è un cultore viene tartassata, offesa, derisa. Pensare che a quest’opera ha dato un contributo uno come Verdini, alla testa del plotoncino di Ala, fa venire i brividi. Con il cuore e con la mente. Ci viene da pensare a coloro che tanti anni fa, ma il ricordo non viene meno, hanno scritto la Carta. Ha detto il Presidente  Mattarella  ricordando i settanta anni della Repubblica: “E’ l’occasione per far avanzare i principi della Carta”. Siamo d’accordo. La presidente della Camera Laura Boldrini e il professor Michele Ainis  hanno proposto che si apra un confronto di merito. Potrebbe essere proprio Benigni, mettendo in pace il suo cuore con la  mente, ad aprire questo confronto. Siamo certi che la “Carta più bella del mondo” lo diventerebbe ancora di più.

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