Rosarno, Calabria. Rissa in uno spaccio abusivo. Carabiniere interviene, viene aggredito e uccide un giovane del Mali

Rosarno, Calabria. Rissa in uno spaccio abusivo. Carabiniere interviene, viene aggredito e uccide un giovane del Mali

Probabilmente una banalissima lite per una ancora più banale causa (un minifurto, uno sgarbo) ha innescato nella tendopoli di Rosarno (Reggio Calabria) un gravissimo incidente che ha portato alla morte di un giovane originario del Mali.

E’ accaduto poco prima di mezzogiorno. Sono in corso indagini da parte della procura di Palmi, ma il dato certo è che un carabiniere, intervenuto a sedare una rissa, è stato accoltellato dal ventiseienne Sekine Triore e, per difendersi, ha sparato un colpo uccidendo l’aggressore.

Il carabiniere (l’appuntato Antonino Catalano) era intervenuto con altri due colleghi su segnalazione pervenuta dall’interno della tendopoli. Arrivati nei pressi dello spaccio abusivo ove si stava consumando la rissa, i carabinieri sono stati accolti ostilmente dal giovane maliano, in evidente stato di eccitazione, che prima ha scagliato oggetti contundenti, poi si è lanciato con un coltello e ha colpito tre volte (una all’occhio e un’altra al braccio) il carabiniere. Anche un collega di Catalano risulta ferito, seppur non gravemente, nella colluttazione che ne è nata.

Resta da capire – e di questo si sta occupando il procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza – se il carabiniere abbia esploso il colpo con l’intento di uccidere perché si trovava in pericolo di vita, oppure solo a scopo intimidatoria. Una prima versione – al vaglio degli inquirenti – parlerebbe addirittura di colpo “partito accidentalmente”.

La tendopoli di Rosarno, un vasto centro di accoglienza nella piana reggina, ospita, a seconda delle stagioni, centinaia e anche migliaia di migranti, che in inverno sono dediti soprattutto alla raccolta delle arance.

Si ricorderà che da questa tendopoli, in cui le condizioni di vita sono, sotto il profilo igienico-sanitario, assai precarie, partì il 6 gennaio del 2010 una sorta di sommossa, con furiose scorrerie degli extracomunitari, per reazione a un ennesimo e gravissimo episodio di intolleranza: alcuni imbecilli avevano organizzato un “safari” xenofobo, sparando con fucili ad aria compressa e da caccia e ferendo tre ospiti del campo, uno in modo grave.

Ritornata la calma, non si è provveduto ad attuare una seria bonifica di quel campo, che ha continuato a versare in deplorevoli condizioni, alimentando tensioni e disagi e non consentendo una politica di integrazione nei confronti della popolazione locale. Solo il 19 febbraio di quest’anno è stato firmato, per iniziativa del prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, un“Protocollo operativo in materia di accoglienza e integrazione dei immigrati nella Piana di Gioia Tauro”.

Il Protocollo, sottoscritto anche dalla provincia di Reggio Calabria, dai comuni di Rosarno e San Ferdinando dalla Croce rossa italiana, dalla Caritas diocesana di Oppido-Palmi, dalle associazioni Emergency e Medu (Medici per i diritti umani), prevede, come aveva dichiarato in quella circostanza il prefetto, “interventi immediati di messa in sicurezza, di bonifica della tendopoli: sanificazione, riconduzione a legittimità, verifica degli impianti elettrici, idrici e igienici. Tutto questo nella consapevolezza che il campo va superato. In questa fase stiamo sostituendo le tende ma presto partiranno provvedimenti amministrativi della Regione di integrazione dei lavoratori nel tessuto abitativo della Piana”.

Quindi non una dichiarazione di intenti, ma un piano immediatamente operativo. “Interventi immediati” aveva detto il prefetto.

E così non è stato. A distanza di quasi quattro mesi da quell’accordo, la situazione nella tendopoli non è modificata. E le conseguenze purtroppo non si sono fatte attendere.

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