Italcementi: l’accordo sindacati-azienda passa a larga maggioranza. Intervista a Meschieri, Fillea Cgil

Italcementi: l’accordo sindacati-azienda passa a larga maggioranza. Intervista a Meschieri, Fillea Cgil

596 lavoratori e lavoratrici aventi diritto al voto, 431 votanti: 348 , 82 no e una scheda bianca. Questo l’esito del referendum sull’ipotesi di accordo Italcementi, sottoscritta lo scorso 21 maggio tra i vertici del gruppo e le categorie delle costruzioni Fillea, Filca e Feneal. Un accordo che si inserisce nell’ambito della complicata vicenda dell’acquisizione del gruppo italiano da parte della tedesca HeidelbergCement, il cui piano industriale – oggetto tuttora di un difficile negoziato presso il Mise – prevede centinaia di esuberi, chiusura di alcuni siti produttivi, il ridimensionamento di altri e una strategia industriale che potrebbero portare fuori dai confini nazionali il fiore all’occhiello rappresentato dal reparto della ricerca. Ma andiamo con ordine, iniziando con il chiedere a Marinella Meschieri, della segreteria nazionale della Fillea Cgil, un giudizio sull’esito del voto.

Meschieri  Sono molto soddisfatta, abbiamo ottenuto un ottimo risultato, a cominciare dalla grande partecipazione al voto, di poco sotto il 72,5%. Un voto che, se paragonato alle performance della politica – penso al recente voto per le amministrative – smentisce decisamente le affermazioni di chi vorrebbe convincerci che il sindacato non ha più appeal o è lontano dai bisogni dei lavoratori. Ma fare paragoni con la politica è fin troppo facile, è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Mi interessa piuttosto domandarmi perché una parte degli aventi diritto non ha votato, se è sfiducia, rassegnazione, paura. Vorrei capirlo, perché per la Cgil è fondamentale la partecipazione dei lavoratori. Dunque, sono soddisfatta ma non mi accontento. Tornando al paragone con la politica, così come ritengo sbagliato che i partiti non si interroghino sul perché, pur vincendo, perdono il 15 o il 20% del proprio elettorato, ancor più ritengo sbagliato che il sindacato non si interroghi sulle ragioni di chi ha scelto di non partecipare al voto e di chi ha votato contro un accordo sottoscritto. Solo così si possono dare delle risposte al malessere che accompagna vertenze difficili, come quella Italcementi, e favorire una sempre maggiore partecipazione.

Che per il sindacato, altro elemento di distinzione rispetto ai partiti, è un valore e ha un ruolo sostanziale e non formale.

Meschieri  È proprio così. Per questo voglio ringraziare le Rsu Italcementi, che sin dall’inizio si sono attivate per elaborare assieme al sindacato proposte concrete, alternative al piano industriale di Heidelberg. Così come voglio ringraziare le lavoratrici e i lavoratori, che si sono mobilitati e hanno scioperato a sostegno della vertenza, con presìdi nei siti produttivi e davanti alla sede centrale a Bergamo, portando le loro famiglie, i conoscenti, coinvolgendo le Regioni e i sindaci, aiutandoci così a rendere la vertenza Italcementi la vertenza di un’intera comunità nazionale. È grazie alla fatica di tutti loro che abbiamo ottenuto questi primi risultati. Infine, voglio ringraziare la stampa, in particolare quella locale, posso dire che hanno faticato insieme a noi, ore e ore di attesa, telecamere e taccuini sempre pronti per raccontare passo passo gli avanzamenti delle trattative e le storie delle persone coinvolte, delle loro famiglie.

Veniamo al merito dell’accordo sottoscritto con Italcementi, quali sono state le difficoltà che avete incontrato?

Meschieri  La trattativa è stata molto complicata, abbiamo avuto tante difficoltà: diversità di opinioni sugli incentivi e sulla “dote” assunzione, sulla fungibilità delle mansioni, soluzioni occupazionali alternative equivalenti, ricollocazioni all’estero, tanto per citare alcuni argomenti sui quali, nel corso delle 12 ore finali di trattativa, abbiamo trovato un’intesa. Il punto più delicato, sul quale abbiamo discusso molto, era legato alla libertà di scelta del lavoratore sull’adesione al piano sociale di ricollocazione. In base all’accordo, chi vorrà aderire al piano potrà beneficiare di una serie di incentivi: 42mila euro, a cui si aggiunge l’indennità di preavviso, 3mila euro se ha coniuge o convivente a carico e 1.500 euro per ogni altro familiare a carico e l’integrazione alla cigs. Inoltre, avrà ulteriori 21mila euro così suddivisi: 7mila di dote per la formazione professionale, 2mila destinati alle agenzie o agli operatori del mercato del lavoro se ricollocano il lavoratore a tempo indeterminato per lavori equivalenti. Infine, per le aziende che assumeranno i lavoratori ci sarà un incentivo massimo di 12mila euro. Nella trattativa si sono “scontrate” due opinioni diverse: per noi i 21mila euro dovevano essere corrisposti ai lavoratori anche nel caso in cui decidessero di cercarsi da soli un’occupazione alternativa, mentre l’azienda sosteneva il contrario. Al termine della lunga notte di trattativa, siamo riusciti a spuntarla. Ritengo che questo accordo per alcuni aspetti sia innovativo, penso all’incentivo alle agenzie e alla formazione.

Leggo nell’accordo che avete ripreso l’articolo 18 della legge 300. Ha ancora senso oggi dopo la riforma del Jobs Act?

Meschieri  Certo che ha senso. Il 98% dei lavoratori di Italcementi sono stati assunti prima della riforma ed era giusto tenerne conto nell’accordo. La soluzione trovata va in questa direzione: l’intera dote, pari a 12mila euro, verrà erogata subito alle aziende che assumeranno a tempo indeterminato riconoscendo le tutele previste dall’articolo 18. Se così non fosse, l’incentivo verrà spalmato su 37 mesi (3mila al tredicesimo mese, 4mila al venticinquesimo e 5mila al trentasettesimo mese, finendo quindi nel quarto anno dall’assunzione).

Chiuso questo capitolo, resta aperto quello del cambio della proprietà. A che punto è il confronto con HeidelbergCement e quando si prevede il completamento dell’acquisizione?

Meschieri  Questa è un’altra partita complicatissima. Sul completamento dell’acquisizione, la data non è ancora certa, si ipotizza che l’operazione sia conclusa nei primi giorni di luglio, se l’Antitrust scioglie il nodo in Belgio, poiché qui HeidelbergCement deve cedere uno stabilimento. Sul confronto con l’azienda, ricordo che sin dall’annuncio dell’acquisizione di Italcementi, avevamo chiesto l’intervento del governo italiano tramite il ministero dello Sviluppo economico, poiché, causa legge antitrust, ai sindacati non era e non è permesso incontrare la nuova proprietà prima del closing. Abbiamo chiesto al governo di attivare un tavolo con l’obiettivo di modificare il piano industriale previsto da Heidelberg, ridurre il numero degli esuberi, ottenere garanzie per la durata del piano industriale (almeno sino al 2020) per tutti i siti produttivi italiani. Lo abbiamo ribadito anche in occasione dell’incontro al ministero, del 30 maggio, precisando che quella era la sede per discutere il piano industriale. Ho valutato positivamente l’intervento del ministro Calenda, che ha ribadito l’importanza di discutere insieme il piano industriale di HeidelbergCement, sollecitando un incontro con la dirigenza tedesca prima del perfezionamento dell’operazione di integrazione.

I problemi non sono solo legati alla sede di Bergamo, ci sono anche altri siti in cassa integrazione. Anche per questi avete chiesto garanzie?

Meschieri  Sì, abbiamo chiesto garanzie per tutti i siti produttivi, anche per quelli che oggi non sono in cigs. Ci sono 80 lavoratori, a Castrovillari, Sarche di Calavino e Salerno, che al termine della cigs potrebbero essere licenziati, poiché per i tedeschi questi siti, che in precedenza erano cementerie, dovrebbero diventare centri di macinazione. A questi 80 lavoratori e se ne aggiungono circa altri 100 collocati nei siti di Monselice e Scafa, attualmente in cigs per cessazione di attività, e ulteriori 75, sempre in cigs, sparsi nei vari siti produttivi. Ricordo che dietro questi numeri ci sono famiglie.

L’accordo prevede la cigs sino a settembre 2017, mentre per i siti di Monselice e Scafa termina a gennaio 2017. Come farete ad attuare il piano sociale e garantire i livelli occupazionali in così poco tempo? Scatteranno i licenziamenti al termine della cigs?

Meschieri  Parto da Monselice e Scafa, che cesseranno l’attività a gennaio 2017: qui le strutture territoriali hanno già aperto tavoli di confronto con i sindaci, le Regioni e Italcementi, perché è possibile riconvertire quelle aree in altre attività o, in alcuni casi, potrebbe essere possibile cedere l’attività ad altre imprese. Un periodo aggiuntivo di ammortizzatori sociali favorirebbe indubbiamente tali percorsi di ricollocazione del personale. Il piano sociale, per dispiegare i suoi effetti positivi nella ricollocazione del personale necessita di più tempo. Per questo abbiamo chiesto l’attivazione dell’articolo 42 della nuova legge, che prevede la possibilità, per situazioni di rilevanti di crisi, che il governo aggiunga ulteriori periodi. Su questo dal governo abbiamo avuto qualche segnale di speranza. Nell’incontro del 30 maggio al ministero, la sottosegretaria Bellanova ha confermato che serve tempo per la realizzazione del piano sociale e ha ricordato che una commissione ad hoc si pronuncerà sull’inserimento di HeidelbergCement-Italcementi nella casistica prevista dalle norme sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali, consentendo il prolungamento dei termini della cassa integrazione in essere. Non è ancora un sì definitivo, ma pensiamo che il governo abbia ben presente la delicata situazione in cui si trovano centinaia di famiglie del gruppo Italcementi.

Da rassegna.it

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