In attesa della nuova Giunta, Virginia Raggi si divide tra dossier e inaugurazioni. Nuova grana sul progetto dello Stadio dell’As Roma

In attesa della nuova Giunta, Virginia Raggi si divide tra dossier e inaugurazioni. Nuova grana sul progetto dello Stadio dell’As Roma
Seconda giornata pubblica per Virginia Raggi. Il sindaco di Roma, infatti, ha presenziato alla inaugurazione della nuova sede della Compagnia dei Carabinieri Roma Trastevere, nella caserma Podgora. La cerimonia si è tenuta alla presenza del vice ministro dell’interno Filippo Bubbico, del generale Tullio Del Sette, del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. La nuova caserma, sistemata in un edificio storico della capitale, a Trastevere, è stata intitolata al carabiniere Otello Stefanini, medaglia d’oro al valore civile. “L’inaugurazione della nuova sede di una caserma, soprattutto nel centro di Roma, è sempre un momento importante perché segna la realizzazione di una infrastruttura capace di consentire un più penetrante intervento dei carabinieri in una grande città come la nostra”, ha detto il comandante interregionale Vincenzo Giuliani, nel suo discorso di presentazione della struttura. “Grazie per il lavoro che svolgete ogni giorno per la società”, ha detto il vice ministro Bubbico, rivolgendosi ai carabinieri, “il risparmio – ha proseguito – non deve significare riduzione dei servizi ma riduzione degli sprechi. Questa giornata ci dice che tutto questo è possibile”. “Oggi era importante perché aprire un presidio a Trastevere dei carabinieri, figlio della collaborazione istituzionale, è segno che le cose possono cambiare – ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – Bene l’Arma che ha saputo trasformare la necessità di spendere meno non nel tagliare i servizi ma nel migliorarli ed è un simbolo che le cose si possono fare e si può andare incontro alla domanda di sicurezza e legalità che viene da parte dei cittadini”.
 
L’inaugurazione della nuova caserma dei carabinieri a Trastevere e le parole del sindaco
 
Positivo anche il commento del sindaco Virgina Raggi: “Un’iniziativa bella sotto due punti di vista – ha spiegato il neosindaco di Roma, Virginia Raggi – da un lato rientra in un’attività di spending review, peraltro perseguita con una rapidità che stupisce. Un altro aspetto è l’apertura di questa caserma all’interno di un tessuto sociale molto vivo come quello di Trastevere, l’apertura di un portone in strada, un contatto diretto con i cittadini”. Ma se la Raggi ha condiviso questo momento con esponenti del governo ed il numero uno della Regione Lazio, da lunedì si troverà davanti dossier da far accapponare la pelle anche al più esperto amministratore. Sulla sua scrivania, infatti, sono ammonticchiati, tre, quattro faldoni di estrema rilevanza, per le tasche ed il futuro di migliaia di cittadini, molti dei quali dipendono esclusivamente dalle finanze capitoline.
 
Sul tavolo del sindaco il contratto di Roma Multiservizi e le richieste dei comunali
 
Al primo posto ci sono i lavoratori che prestano la loro opera nelle scuole comunali di Roma, oltre 2800 i dipendenti della Multiservizi e tra questi bidelli, autisti degli scuolabus e collaboratori delle scuole dell’infanzia. Per loro il tempo sta per scadere, il contratto non è stato rinnovato, e la trattativa con i loro rappresentanti è ancora tutta da definire. Accanto a loro ci sono poi i dipendenti del Consorzio Tpl, per loro lo stipendio è a singhiozzo e poco o nulla è stato fatto dalle precedenti amministrazioni, per regolare il loro status contrattuale. Sfogliando la pila di dossier sulla scrivania del sindaco, ecco spuntare quello che riguarda i 23mila dipendenti dell’amministrazione comunale, molti dei quali hanno espresso, senza riserve, il proprio consenso all’esponente pentastellata. Ora da lei si aspettano una svolta e sperano di recuperare quella parte importante di salario che il superprefetto Tronca (super per modo di dire ndr) ha deciso di non svincolare. Quello che è certo è che nella busta paga di giugno non ci saranno i soldini legati alla produttività.
 
Sindacati in pressing. Lettere della Raggi alle società partecipate
 
I sindacati si preparano al pressing, non sono ancora annunciate mobilitazioni di piazza, ma il rischio di un inizio consiliatura incandescente non è affatto da escludere. Va detto che il neo sindaco ha già preso carta e penna ed ha scritto ad alcune municipalizzate. Nelle missive, al primo punto, i contratti in scadenza. La Raggi, infine, dovrà anche pensare al ricambio del comandante generale del Corpo della Polizia di Roma Capitale. Il comandante Clemente, disarcionato da Tronca, che fissò la scadenza del suo mandato all’insediamento del nuovo sindaco e non come da contratto all’autunno prossimo, ha lasciato l’incarico, tornando nel suo ruolo originario di dirigente della Polizia di Stato al Viminale. Un fine giugno, dunque, tutto da incorniciare per la Raggi, in attesa delle sue prime decisioni degne di questo nome e tra queste i volti ed i nomi della nuova giunta.
 
Dopo le Olimpiadi il neo assessore all’urbanistica Berdini promette: “Userò ogni mezzo a disposizione per fermare lo stadio a Tor di Valle”
 
Ma la Raggi sarà chiamata a gestire anche una nuova grana: quella dello stadio della Roma. Decine di casse di progetti, elaborati, rendering, centinaia, forse migliaia di fogli in cui sono puntualizzate, dall’As Roma, le richieste di precisazione chieste dalla precedente amministrazione. Il passo verso la conferenza dei servizi era breve, ma nella giornata di sabato, nel corso di una trasmissione a Radio Radicale, il neo assessore all’Urbanistica in pectore, Paolo Berdini ha praticamente messo sotto un mattone, carte, progetti e naturalmente stadio. Il presidente Pallotta dovrà farsene una ragione e cercare di mettere anche lui una pietra sopra ai quasi 100 milioni di investimento pre-opera. Berdini è stato chiaro e lapidario: “Se farò l’assessore all’Urbanistica, mi guarderò le carte, perché io rispetto la legge, ma userò ogni mezzo a disposizione per fermare lo stadio: in una città fallita volete spendere milioni per questo? Abbiamo due stadi meravigliosi, Olimpico e Flaminio. Solo in questa disgraziata città arriva un privato e dice: ‘voglio costruire uno stadio, quella zona è deserta, bisogna fare infrastrutture’. Cari signori me le pagate in cubatura”. Poi ancora più duro: “In quale parte dell’Europa civile si permette di alzare un milione di metri cubi perché lo stadio non funziona? Che gli importa al Comune? Stiamo a 13,5 miliardi di deficit per l’urbanistica non sensata, poi due miliardi accumulati in tre anni da Marino per portare servizi alla città esplosa, 3,5 miliardi di fondi derivati dai tempi del sindaco Veltroni di cui non si sa nulla. Roma sta fallendo e noi parliamo del videogioco stadio, una follia urbanistica scellerata. La vogliamo finire? Chiudiamo il rubinetto della mala urbanistica”. Poi alla fine del suo intervento, probabilmente per cercare di recuperare e abbassare il tiro, Berdini ha precisato: “Non sono contrario alla costruzione di uno stadio, ma alla scelta di Tor di Valle. Bisogna trovare alternative”.
 
L’As Roma pronta alle carte bollate: “Se si riaprirà  il fronte  politico, il Campidoglio si assumerà il rischio di una causa da centinaia di milioni di euro”
 
Quello che è certo è che l’opinione del probabile assessore della Raggi troverà sulla sua strada e su quella dell’amministrazione di Roma Capitale, la probabile, e già annunciata reazione dell’As Roma. Il dg Baldissoni, infatti, nei giorni scorsi è stato più che chiaro su come la sua società ha intenzione di procedere: “Se la nuova Giunta vorrà riaprire il fronte politico sul pubblico interesse si assumerà il rischio di una causa da centinaia di milioni di Euro. Abbiamo già speso oltre 60 milioni – fa sapere ancora Baldissoni – e oltre 5 anni di progettazione. Se qualcuno volesse cambiare la delibera chiederemo un risarcimento”. Una tegola per la nuova amministrazione? Decisamente sì. Lo stop allo stadio della Roma, unito a quello delle Olimpiadi, se confermato, aprirebbe sicuramente un bruciante dibattito nella città. Ma si sa, quando partono le ‘rivoluzioni’ non si fanno prigionieri e i 5 Stelle, sul punto, sono specialisti.
 
 
 
 
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