Francia 2016. Gli europei di calcio iniziano il 10 giugno. Il clima teso e le contraddizioni del vecchio continente

Francia 2016. Gli europei di calcio iniziano il 10 giugno. Il clima teso e le contraddizioni del vecchio continente

Avranno inizio venerdì 10 i Campionati europei di calcio 2016 in Francia, appuntamento atteso da quattro anni da tutti gli amanti del pallone e non solo, che però corrono il rischio di giocarsi in un clima internazionale e interno teso, difficile, e pesantissimo. Ci si augura che non accada nulla, e che il mese dei confronti avvenga solo sui campi di calcio. Tuttavia, appare evidente che quel clima internazionale ricorda molto da vicino le Olimpiadi di Monaco del 1972, quando il conflitto tra palestinesi e israeliani aveva assunto una dimensione planetaria e trasformò la capitale della Baviera nel centro dello scontro armato, proprio per gli effetti mediatici globali. In questo mese di calcio europeo in Francia accadranno molte cose, alcune delle quali potrebbero sconvolgere l’assetto del vecchio continente, ed altre molto più tragiche, potrebbero accadere, se le minacce jihadiste si rivelassero concrete, come già accadde il 13 novembre del 2015 a Parigi. Che lo stato di allerta sia elevatissimo, lo dimostrano le cifre fornite dal ministro dell’Interno Cazeneuve: 42.000 poliziotti, 30.000 gendarmi, 2500 vigili del fuoco, 300 specialisti in esplosivi, 13.000 agenti della sicurezza nazionale. Quasi 100.000 persone impegnate a garantire la qualità del dispositivo di sicurezza adottato dal governo Valls e sottoscritto dal presidente Hollande. Occorre anche ricordare qui che dopo i tragici fatti del 13 novembre 2015, la Francia ha varato un prolungamento dello stato di emergenza, perché, secondo le fonti di intelligence più accreditate, la minaccia terroristica esiste ed è concreta. Lo stesso Hollande, in un’intervista a France Inter, domenica scorsa ha voluto chiarire che la Francia è ancora sotto attacco “e ci resterà per lungo tempo”, ma ha garantito la sicurezza per i 2 milioni e mezzo di tifosi attesi nei 10 stadi che ospiteranno gli incontri di Francia 2016, e per quella decina di milioni di tifosi che invece affolleranno le piazze francesi per seguire collettivamente in diretta televisiva le partite, come accade da sempre. E oltre agli incontri della nazionale francese, il Ministero degli Interni francese ha già annunciato che rafforzerà il personale addetto alla sicurezza in occasione di almeno altri cinque match, considerati particolarmente a rischio nella fase a gironi: Inghilterra-Russia (11 giugno a Marsiglia), Turchia-Croazia (12 giugno a Parigi), Germania-Polonia (16 giugno allo Stade de France, Parigi), Inghilterra-Galles (16 giugno a Lens) e Ucraina-Polonia (21 giugno a Marsiglia). Per ragioni articolate e diverse, insomma, l’Europa di questi campionati di calcio fotografa con esattezza quasi maniacale l’Europa politica ed economica dei nostri tempi, e tutte le sue contraddizioni.

Prima contraddizione: gli africani che muoiono nel Mediterraneo e gli africani che faranno gol nelle nazionali

La storia è fatta anche di enormi e spesso inspiegabili contraddizioni. Traslando Shakespeare, quando scrisse nel Macbeth che si tratta di “un racconto narrato da un idiota, pieno di furia e di rumore, senza alcun significato”. Potrebbe accadere che venerdì, nel giorno in cui la Francia affronta la Romania per il primo incontro, nell’attimo in cui Pogba, o Sissoko o Kante, dovessero segnare il gol vittoria, in un luogo lontano e sperduto del Mediterraneo, altri Pogba, Sissoko e Kante vedono affondare la loro barca, costretti a segnare il gol della sopravvivenza. A questa contraddizione, l’Europa, disunita e disumana, ha costretto i giovani, le donne, i bambini che vengono dall’Africa: milioni di tifosi che esultano per quel Paul Pogba, e nessuno che piangerà sulla tomba in fondo al mare per quell’altro Paul Pogba. Non è moralismo, né terzomondismo straccione. È semplicemente quella che Todorov ha definito la nuova barbarie europea del XXI secolo, riconosce alcuni, in virtù del sacro interesse economico, e dimentica gli altri. È una versione possibile di quella che papa Francesco, a Lampedusa, con forte senso della storia, chiamò “globalizzazione dell’indifferenza”. È la necessità, per noi socialisti europei, di cogliere la grande sfida epocale, senza lasciarci attrarre dalla vocazione delle destre di attrarre consensi sulla base della paura, giocando sulle sofferenze e sulla morte di migliaia di persone umane.

Seconda contraddizione: l’Europa – sognata da Spinelli – preda delle identità nazionali

Cosa c’è di più sacro, nel calcio, di una bandiera, che ne rappresenta l’identità comunitaria, grande o piccola? La bandiera del tifo è metafora di quanto potrebbe accadere nel corso dei campionati europei francesi. Il prossimo 23 giugno, i britannici celebreranno un referendum decisivo, per la permanenza o l’uscita dall’Europa, la cosiddetta Brexit. In molte cancellerie del Pianeta questo è considerato come l’appuntamento europeo, con effetti globali, più importante per il presente e il futuro. Non è per caso, che lo stesso Obama abbia più volte interferito, sostenendo la causa del cosiddetto “IN”, la permanenza nell’Unione Europea, e lo stesso hanno fatto Hillary Clinton, Merkel, Hollande, Juncker. E non è per caso che Trump, invece, si sia schierato per i sostenitori del cosiddetto “OUT”, l’uscita, con una frase decisamente razzista: “la migrazione è una cosa orribile per l’Europa. Molti migranti sono stati spinti dall’Unione Europea. Perciò, direi che è meglio uscirne”. Parole che riecheggiano le posizioni dei lepenisti francesi, dei leghisti italiani, dei nazisti ungheresi, e di tutta la marmaglia ultranazionalista che infanga l’Europa. E secondo la stampa britannica, anche Putin, se non in via ufficiale, farebbe il tifo per la Brexit, e per la conseguente deflagrazione dell’Unione Europea. Ora, il ritorno alle identità nazionali europee, anche per effetto delle storture e delle lentezze della burocrazia di Bruxelles, che ne hanno determinato il largo consenso, e della inesistenza di una Carta fondamentale dell’Europa, può essere un fattore di rischio per la pace nel vecchio continente, e può rendere più facile la penetrazione del terrorismo jihadista. Quest’ultimo sa con perfezione militare dove colpire. Ha sconvolto Parigi, capitale della Repubblica più laica e illuminista del continente, la più aperta a sperimentazioni di integrazione, talvolta sbagliando, e talvolta facendo le cose giuste. E ha seminato la morte a Bruxelles, metafora di quella Europa unita, per la quale noi tutti ci battiamo.

Terza contraddizione. In questo contesto, si predica l’Europa a doppia velocità

Ultima, ma non in fine, la contraddizione incarnata dal ministro delle Finanze tedesco Schäuble, l’Europa a doppia velocità, un’Europa degli stati ricchi e floridi del nord, dalla Germania alla Danimarca all’Olanda, con annessa la Francia, che recupera sul piano politico quello che perde sul piano economico, e un’Europa mediterranea, Grecia, Italia, Spagna, prive di stabilità economica e politica, lasciate al loro destino. Su questo progetto, Schäuble giudica le “riforme” di questi paesi, e i loro cambiamenti politici. Due casi esemplari: la Spagna al voto il prossimo 26 giugno, con una probabile conferma del quadripartitismo, con Podemos che si annuncia secondo e il Psoe terzo. Podemos terrorizza le notti di Schäuble, perché ha svelato i trucchi delle politiche di austerità, e se dovesse vincere, sarebbe meglio staccare la Spagna dalla UE (lo pensa davvero il falco del governo Merkel), così come aveva pronosticato per la Grecia di Tsipras. L’Italia? Renzi si gioca il tutto per tutto con la riforma costituzionale non solo per ragioni interne ma soprattutto perché ha il compito di portare lo scalpo della Costituzione del 1948 in Europa. Gli hanno imposto di introdurre nuovi poteri, più accentrati sull’esecutivo, e lui l’ha fatto. Gli hanno imposto di farla finita con la tradizione democratica parlamentare, e lui l’ha fatto. Gli hanno detto che così è più semplice governare i processi economici duri, e lui ha creduto. E infine, gli hanno detto che se a ottobre vince, l’Italia, così trasformata, anzi deformata, potrà essere accettata al tavolo di Schäuble, Dijsselbloem, Moscovici. Non ci resta che augurare a tutti noi un buon Campionato europeo di Calcio.

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