Effetti della Brexit. Corbyn, leader laburista, messo sotto accusa da due deputate, replica e rilancia

Effetti della Brexit. Corbyn, leader laburista, messo sotto accusa da due deputate, replica e rilancia

Il leader laburista Jeremy Corbyn, sottoposto a durissime critiche interne per la gestione del partito nel Referendum di giovedì scorso, ha difeso strenuamente le sue scelte in campagna elettorale. Lo ha fatto durante il Gay Pride di Londra. “Ho fatto tutto quel che potevo”, ha detto Corbyn nella sua prima uscita pubblica, dopo essere stato investito di un ruolo di primo piano nella campagna per la permanenza del Regno Unito nella UE. Corbyn ha dovuto confrontarsi con un gruppo di contestatori laburisti fin dal suo arrivo alla manifestazione, dopo un discorso sugli effetti della Brexit. È stato accusato da Tom Mauchline, che ha postato un video su Twitter, di non essere stato in grado di portare alle urne un numero sufficiente di elettori laburisti. Mauchline ha commentato: “Hai fallito Jeremy. Un mio amico polacco era in lacrime perché non sei riuscito a costruire una piattaforma di mobilitazione e a vincere tra la classe operaia, nel Galles, al nord e nelle Midlands. Basta usare il movimento gay come scudo per difendere la tua leadership fragile”.

Poco prima, Corbyn aveva detto che avrebbe affrontato ogni confronto e ogni critica alla sua leadership da parte dei parlamentari e su come ha impostato la mobilitazione del Labour in campagna elettorale. Parlando ad un’assemblea di militanti laburisti a Londra, Corbyn ha detto: “Sì, ci sono alcuni nel partito Laburista, e il gruppo parlamentare in particolare, che forse preferisce qualcun altro come leader. Credo che ciò sia stato detto in maniera molto chiara. Però, ciò che mi ha favorevolmente colpito sono le 140.000 persone che hanno detto di non volere che il partito passi i prossimi due mesi a dibattere di leadership; vogliono che il partito si rimetta in movimento e che esca dal pantano”.

Due parlamentari importanti del gruppo laburista, Margaret Hodge e Ann Coffey, blairiane, hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Corbyn fin da venerdì, sull’onda dello shock provocato dai risultati del referendum, ritenendolo responsabile di ciò che hanno definito una scialba campagna elettorale per la permanenza. E a chi gli ha chiesto se ha ancora voglia di correre per la leadership qualora il voto di sfiducia dovesse passare, Corbyn ha risposto con una semplice: “certo, sono qui”, ricevendo un applauso fragoroso. Molti parlamentari laburisti che hanno sostenuto la campagna per la permanenza nella UE, sono stati colpiti dal fatto che l’elettorato abbia optato per la Brexit in maggioranza, dinanzi ad una campagna trasversale di un pezzo rilevante dei conservatori e dei laburisti stessi, ed hanno avvertito una certa timidezza da parte del leader.

Chris Leslie, ex cancelliere ombra e avversario di Corbyn, ha affermato che “il labour deve avere una leadership che non solo raggiunga nuovi sostenitori, ma che riesca a mobilitare la sua base tradizionale. Ma è triste constatare che l’attuale leadership sia stata incapace di farlo in questo referendum”. I sostenitori di Corbyn però ritengono che il suo messaggio “restare nella UE per riformarla” era molto più vicina agli istinti della gente, rispetto a quello lanciato da molti altri politici. Sperano che Corbyn possa capitalizzare il sentimento antiestablishment ormai maggioritario.

“Ho impostato una campagna elettorale che mi ha portato in lungo e in largo per tutto il paese”, ha confermato Corbyn, che ha insistito sul fatto che mentre egli abbia “sostenuto che vi fossero delle difficoltà con la UE”, ha anche avvertito i rischi per l’occupazione, i diritti e l’ambiente di un voto per la Brexit. Se la mozione di sfiducia fosse accettata da John Cryer, il presidente del gruppo parlamentare laburista, si passerebbe ad un voto segreto tra i deputati. Il risultato non è vincolante, ma certamente non potrebbe che imbarazzare Corbyn. Naturalmente, Corbyn sa bene di non avere avversari, qualora si dovesse procedere ad un congresso straordinario del partito. Ed ha confermato che è il momento di aprire “una dialogo nazionale sulle politiche migratorie all’indomani dell’uscita dalla UE”. Ha però insistito sul fatto che i migranti portano un contributo positivo al Regno Unito, e saranno sempre i benvenuti.

“Ci sono molte zone del Regno Unito dove c’è la sensazione di non avere alcun potere; le comunità si sentono abbandonate, dalla distruzione dell’industria mineraria in poi. Non si può scansare un dibattito sull’immigrazione; dobbiamo aprire un dibattito aperto e razionale. Ma non si può parlare dell’immigrazione separatamente dal contesto sociale ed economico”.

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