Disinformatia. La crisi europea? A Renzi e Hollande fa un baffo, ci pensano loro a sistemare la perfida Albione, subito via dalla Ue. Neppure un “God save the queen”

Disinformatia. La crisi europea? A Renzi e Hollande fa un baffo, ci pensano loro a sistemare la perfida Albione, subito via dalla Ue. Neppure un “God save the queen”

Un’orgia di dichiarazioni, parlano tutti, anche le ultime ruote del carro, suggerimenti, analisi, ipotesi, piovono da ogni parte. Tutti, in coro, spiegano come salvare l’Europa, come dare una lezione ai “perfidi albionici”. Così Mussolini chiamava gli inglesi, usando in senso spregiativo, durante la guerra mondiale, una parola, forse di origine  celtica, Albione  appunto, antico nome della Gran Bretagna risalente al VI secolo avanti Cristo. Il nome Albione, notano gli studiosi, rimane nell’uso letterario in senso spregiativo unito all’aggettivo perfida. Per la prima volta questa unione si trova in una poesia pubblicata il 5 ottobre 1793 durante la rivoluzione francese. Mussolini, l’alleato di Hitler, ne faceva uso nelle parate, quando parlava agli italiani, il terrazzo di Piazza Venezia ne sa qualcosa. Raccontano gli storici che quando Hitler e Mussolini parlavano dell’Inghilterra che doveva essere bersaglio di una nuova, potente, arma, i missili V2, usavano sempre l’espressione “perfida Albione”, così ovviamente scrivevano  i giornali.

Un piano italo-francese, tre mosse, tutto deciso in una cena all’Eliseo. Ma Merkel non la pensa così

Mentre in tutto il mondo  si guarda al futuro con qualche preoccupazione, la Gran Bretagna non è cosa di poco conto, gli scriba italiani, in testa il bollettino renziano, Repubblica, dà il grande annuncio. Titolo squillante: “Le tre mosse dei leader Ue. Sei mesi per salvarci”. Dove, come quando, tutto ciò è stato deciso? Ma che domanda, naturalmente nella cena all’Eliseo. Hollande e Renzi hanno messo a punto un piano che presenteranno lunedì a Merkel. Le “tre mosse” riguardano sicurezza, immigrazione ed economia. Il tutto condito dal fatto che bisogna trovare una soluzione rapida dopo il Brexit, in sintonia con il presidente della Commissione Ue, Juncker che vuole una soluzione rapida per la fuoriuscita della Gran Bretagna e afferma che “Non sarà un divorzio consensuale”. Davvero una faccia tosta che ha dell’incredibile. Juncker è il responsabile in prima persona del fallimento della Ue, ora considera una pratica fastidiosa, un atto amministrativo, da burocrati, l’allontanamento della “perfida Albione”. Angela Merkel, forse, parrà strano, ma è la più riflessiva, la più consapevole del possibile disastro provocato dalla fine dell’Unione europea, di cui la Germania pagherebbe un prezzo altissimo, il più alto, mettendo anche a rischio il risultato delle prossime elezioni. Ma niente paura, ci pensano Hollande che i sondaggi danno addirittura superato nettamente dalla LePen e Renzi Matteo a convincere la cancelliera.

Retroscena e pettegolezzi sullo sfondo della situazione drammatica dell’Europa

Gli scriba ci raccontano i retroscena dell’incontro fra i due. Naturalmente sono i retroscenisti renziadi che trasformano un vicenda  in cui in discussione è il destino dell’Europa in un pettegolezzo. Raccontiamolo perché il livello della “disinformatia” italiana è arrivato a vette pericolose mettendo in discussione un diritto fondamentale dei cittadini, quello alla conoscenza, essenziale in una democrazia compiuta. La cena all’Eliseo, si parla di un menù “fresco gustoso”, nasce quasi per caso. Hollande mercoledì aveva annunciato il suo viaggio a Berlino per incontrare Merkel. Lui e lei, da soli. Merkel, per conto suo, aveva contato Renzi Matteo. Hollande non sarebbe stato più solo, gli occhi da quattro sarebbero diventati sei. Quando il premier francese è venuto a conoscenza della presenza del capo del governo italiano si sarebbe consultato con il premier Manuel Valls ed così che è stata organizzata la cena e sono venute fuori le “tre mosse”.  Hollande al voto fra dieci mesi con il Fronte National in testa nei sondaggi, Renzi che ha subito una batosta elettorale, hanno un medesimo interesse, trasformare le campagne elettorali in  una specie di referendum sulla Ue. Renzi del resto non è secondo a nessuno. Ha già trasformato il referendum sulla riforma costituzionale in uno scontro sul destino del governo. “Se perdo, vado a casa e per il Paese sarà un disastro”, non si è stancato di ripetere. Anche Merkel sarebbe interessata a una sorta di referendum o con la Ue o contro di noi.

I ministri degli esteri dei sei paesi fondatori: subito  la Gran Bretagna via dalla Ue

È in questo clima che si prepara l’incontro a tre, che si riuniscono i ministri degli esteri, che si mette a punto un progetto per il dopo Brexit, le “tre mosse” che ricalcano progetti, impegni, annunci in particolare come quello famoso dei miliardi previsti nel piano Juncker, 315, che avrebbero consentito di mobilitare investimenti diretti di piccole e medie imprese europee alle infrastrutture, all’innovazione, ai progetti ambientali presentati dagli Stati membri. Lo scopo era far fronte al calo degli investimenti nel mercato europeo. Risultato del tutto fallimentare. “Gli investimenti fatti all’interno dell’Unione Europea risultano essere del 15 per cento in meno rispetto a quelli del 2007”: parola di Ambroise Fayolle, vicepresidente della  Banca Europea degli investimenti (Bei). Se lo dice lui c’è da crederci. Non solo, se ne riparlerà nel 2018. Nel merito delle “tre mosse” targate Hollande-Renzi non si conoscono i particolari. Pensiamo che neppure loro li conoscano. Si sa solo che per quanto riguarda gli investimenti pubblici ci si muove secondo la vecchia, fallimentare, logica. Dovrebbero essere scorporati dal  patto di stabilità così come gli incentivi statali per gli investimenti privati. Un problema  di natura finanziaria non di politica economica per affrontare davvero il problema del lavoro, dell’occupazione insieme alla qualità degli investimenti pubblici. Hollande vorrebbe, fra l’altro, una modifica profonda delle politiche targate Ue per evitare una finanziaria 2017, sottolineano gli “scriba”, lacrime e sangue. In vista delle elezioni non sarebbe un buon viatico. Figuratevi Renzi Matteo che per consentire la flessibilità in uscita (tre anni anticipati rispetto all’età pensionabile) ha deciso che siano i lavoratori a pagarne il prezzo accollandosi un mutuo ventennale. Niente di nuovo per l’immigrazione, neppure una parola sul welfare, molte chiacchiere sulla difesa e la sicurezza.

Niente di nuovo nell’orizzonte europeo. Servirebbe una vera svolta, ma non se ne parla neppure

Certo andandosene la Gran Bretagna diminuisce la potenza militare, ma si può provvedere con “convergenze” fra gli eserciti di Francia, Germania, Polonia e Italia. Insomma, in due parole, niente di nuovo nell’orizzonte europeo. Tutto il vecchio resta in piedi, guai a chi lo tocca. È stato sufficiente un timido comunicato del vice cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gabriel firmato anche dal presidente del Parlamento europeo socialista (Pse) Schulz per far entrare in fibrillazione Merkel, Schaeuble, scontato  il “no” di Renzi e Hollande che si muovono all’interno delle politiche Ue. Il comunicato Gabriel–Schulz parla di impegno per un “nuovo inizio dell’Europa che rafforzi la Commissione e favorisca una politica estera  comune”. Bocciato sonoramente questo comunicato dai ministri fondatori della Ue, Germania, Italia (presente il ministro Gentiloni), Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo e Belgio. Il Regno Unito – afferma la nota dei sei – deve avviare  le procedura di uscita dalla Ue “prima possibile”. Proprio il nostro Gentiloni è stato  il più falco fra i falchi, “l’Italia – ha detto – si aspetta che nel Consiglio europeo della prossima settimana si prendano decisioni rilevanti”. Interessa qualcosa a Renzi e ai suoi ministri, a Hollande, Juncker, e il resto della compagnia  responsabile, in ultima analisi, del fallimento della Unione europea, quanto sta accadendo in Gran Bretagnia? Dice qualcosa il fatto che la Scozia e l’Irlanda del Nord, potrebbero abbandonare al suo destino l’Inghilterra di Brexit? Che tre milioni e passa di cittadini inglesi abbiano già firmato la richiesta di tenere un nuovo referendum? Che lo stesso leader del partito laburista si sia trovato in difficoltà ed abbia dovuto replicare seccamente a chi lo accusava di essere stato “debole” nei confronti di Brexit? Che la  Regina non abbia ancora detto una parola? Neppure un “God save the Queen”, come si deve ad una signora novantenne, che si veste con abiti coloratissimi, sorride pure e rappresenta 125 milioni di cittadini.

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