Censis, cure care: 11 milioni gli italiani tagliati fuori. I medici: Lo diciamo da sempre, definanziare la sanità pubblica crea disagio sociale diffuso

Censis, cure care: 11 milioni gli italiani tagliati fuori. I medici: Lo diciamo da sempre, definanziare la sanità pubblica crea disagio sociale diffuso

La salute costa cara, curarsi è infatti divenuto un lusso per pochi in Italia. Secondo una ricerca Censis, si tratta di una cifra astronomica: 11 milioni sarebbero gli italiani tagliati fuori dall’assistenza sanitaria, non potendosi permettere di pagare cifre esorbitanti per cure mediche e supporto sanitario di cui avrebbero bisogno. Si sta parlando di 34,5 miliardi di euro che gli italiani sborserebbero di tasca propria ogni anno. Due milioni in più rispetto al 2012. La ricerca, commissionata da Rbm Assicurazione Salute (società privata che vende polizze a copertura di spese sanitarie), è stata presentata a Roma al VI “Welfare Day”.  A rischio vi sono le fasce più deboli della popolazione, quindi 2,4 milioni di anziani, che saltano o rinviano esami e terapie, e 2,2 milioni di millennial, la generazione nata tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila, perlopiù giovani senza un posto di lavoro fisso che trascurano le cure per arrivare a fine mese.

Bisogna considerare anche la questione del ticket che nel Servizio sanitario nazionale è aumentato fino a superare il costo della stessa prestazione in una struttura privata, ciò comporta che, secondo i dati, circa il 45,4% dei cittadini ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori a quanto avrebbe pagato nel pubblico. Dato cresciuto di 5,6 punti percentuali rispetto al 2013. Come confermato anche da Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute: “Sono 10,2 milioni gli italiani che fanno un maggiore ricorso alla sanità privata rispetto al passato – ha detto – e di questi il 72,6% a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano”.

Le liste d’attesa sono un altro punto critico: 7,1 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno fatto ricorso all’intramoenia (il 66,4% proprio per evitare le lunghe liste d’attesa). Il 30,2% ha preferito rivolgersi alla sanità a pagamento presso laboratori, ambulatori e studi medici che offrono maggiori disponibili di orari, poiché sono aperti anche nel pomeriggio, la sera e nei weekend.

A proposito di qualità, risulta anch’essa in notevole peggioramento, ecco i dati. Tra coloro che pensano che la qualità del servizio sanitario della propria regione sia peggiorata negli ultimi due anni il 39,4% è residente nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud. La percentuale di coloro che la ritengono inalterata si aggira attorno al 41,4% e solo per il 13,5% è migliorata.

Camusso, segretario generale Cgil: “dimostrazione della logica di commissariamenti e tagli”

“I dati del Censis che parlano di 11 milioni di italiani che non si curano rappresentano una quota impressionante, credo che sia la dimostrazione che aver progressivamente ridotto gli investimenti nel Ssn mette le persone in condizione di non curarsi, è la logica dei commissariamenti e dei tagli. Serve un grande investimento pubblico per cure e prevenzione”, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine dell’assemblea Fp Cgil.

Ministro Lorenzin si difende, ma non convince: “Soluzione: la riduzione delle liste d’attesa”

Il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, cerca di difendersi, ma non convince: “È chiaro che il Sistema Sanitario deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo e che questa indagine Censis ci conferma la necessità di difendere l’aumento previsto del Fondo Sanitario per il 2017-18, che intendiamo utilizzare tra l’altro per sbloccare il turn over. Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi”. Lorenzin sottolinea che “si tratta di un problema conosciuto, per la cui soluzione stiamo operando da tempo con il Ministero dell’economia e delle finanze, le Regioni e i professionisti del Servizio Sanitario Nazionale”. La soluzione, afferma, “passa da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune regioni italiane”.

Quello che il Censis “non rileva – prosegue, in modo del tutto maldestro, come se avere delle eccellenze risolva il costituzionale diritto universale alla salute – è che alcuni territori del nostro Paese offrono modelli sanitari d’avanguardia, altre non garantiscono, come dovrebbero, il funzionamento della rete territoriale, prima e dopo il ricovero in ospedale. L’obiettivo – conclude – è quello di uniformare l’intero territorio nazionale su questi standard elevati, così da permettere a ciascun cittadino di ottenere in tempi rapidi le prestazioni sanitarie di qualità”.

I medici dell’Anaao: “lo denunciamo da anni. Definanziamento sanità pubblica mai interrotto”

“La ricerca Censis-Rbm, presentata oggi in occasione del Welfare Day, non dice niente di nuovo a chi, come l’Anaao Assomed e le altre organizzazioni sindacali dei Medici e dei dirigenti sanitari, da tempo va denunciando la progressiva, e non più silenziosa, diminuzione del perimetro della tutela pubblica della salute ed il conseguente incremento del welfare privato. Vuol dire che il definanziamento della sanità pubblica non si è mai interrotto, a dispetto dei giochi di parole del Governo. Il fatto poi che, in particolare, siano anziani e giovani, fasce sociali a basso reddito magari residenti nelle periferie urbane, a non riuscire ad ottenere dal servizio pubblico le prestazioni di cui avrebbero bisogno, spiega più di ogni analisi politica il voto di domenica. Alimentato non solo dalla protesta, ma anche dal senso di esclusione di pezzi crescenti di popolazione, il cui identikit rappresenta un vero fattore di rischio per la salute. Se meno sanità, e magari meno sociale, vuol dire anche meno salute per chi ha difficoltà economiche o vive in determinate aree, significa che non ci si riconosce più negli stessi principi di giustizia sociale. E le differenze diventano diseguaglianze e divaricazioni all’interno di una stessa comunità nazionale”.

I Cinquestelle in Commissione Affari sociali: “colpa del ministro e del governo”

“La frana del nostro sistema sanitario si è già trasformata in una valanga e ad essere responsabili, intenzionalmente, di questa demolizione sono il ministro della Salute e tutto il governo. Un dato, da solo, spiega tutto: nell’ultimo anno 11 milioni di italiani hanno rinunciato alle prestazioni sanitarie a causa delle difficoltà economiche. Il governo sta mettendo il coltello alla gola dei cittadini ai quali dice ‘noi in sanità non investiamo più, se puoi e vuoi curarti, vai dal privato, altrimenti non ne rispondiamo più”, scrivono i deputati M5S in commissione Affari Sociali. “Tra i dati messi in evidenza dalla ricerca ci sono anche quelli relativi alla spesa sanitaria privata che, ovviamente, è salita del 3,2% – soprattutto a causa delle lunghe liste di attesa – e il lievitamento del prezzo dei ticket, cresciuti al punto che ormai il 45 % degli italiani ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori rispetto al pubblico. Il piano che Renzi e Lorenzin stanno mettendo in atto, mandare i cittadini dritti dritti tra le braccia del privato, non finisce qui: sono in arrivo 3,5 miliardi di tagli nel 2017 e 5 miliardi nel 2018, quando la spesa sanitaria scenderà al 6,6% del Pil: la media più bassa dei Paesi Ocse”.

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