Caso Regeni. Le novità, gli sviluppi, le speranze

Caso Regeni. Le novità, gli sviluppi, le speranze

L’emendamento – Ieri un emendamento al decreto legge sulle missioni internazionali dell’Italia, proposto da Sinistra Italiana, è stato approvato al Senato con larga maggioranza: 159 sì, 55 no e 17 astenuti. L’emendamento blocca la fornitura dei pezzi di ricambio degli F-16 all’Egitto. Non è un provvedimento sconvolgente, ma vuol essere un segnale all’Egitto che in Italia il caso Regeni non è passato nel dimenticatoio.

L’effetto – Quanto ciò possa essere autenticamente efficace per indurre il Cairo a mutare rotta e a collaborare seriamente con la magistratura italiana per arrivare alla verità sul sequestro e l’assassinio del giovane ricercatore italiano non si può ancora dire. Di certo, anche se il relatore, il democratico Sangalli, si è affrettato a precisare che l’emendamento non vuole essere una manifestazione di ostilità verso l’Egitto, questa valenza sicuramente ce l’ha. Modesta, ma ce l’ha. Peraltro, se rimanesse un episodio isolato esaurirebbe presto ogni possibile effetto.

Tempi lunghissimi – Sappiamo, purtroppo, fin dall’inizio, che per venire a capo di questa orribile vicenda, i tempi saranno lunghissimi e forse non non si concluderanno mai. Ma l’idea che ci si debba rassegnare a questa ineluttabilità è intollerabile e la tenace resistenza dei genitori di Giulio deve essere condivisa.

Indebolire l’Egitto – L’approvazione di quell’emendamento, per nella sua limitatezza, non è avvenuta senza contrasti. L’argomento forte degli oppositori – di Forza Italia soprattutto – è che in questo modo si indebolisce militarmente l’Egitto, impegnato in prima fila nella lotta contro l’Isis. Le parole del capogruppo Paolo Romani sono state pesantissime: “Quella che stiamo scrivendo è una delle peggiori pagine della storia di quest’Aula. Io mi vergogno di appartenere a un Parlamento che fa queste cose, siete indecenti, non è comprensibile, non si fa così la politica estera”.

L’agente Regeni – A parte la smodatezza del linguaggio (e a parte i dubbi sulla consistenza della lotta militare dell’Egitto all’Isis), riesce difficile capire cosa sia utile o possibile fare per non turbare la suscettibilità egiziana. Se si bloccassero i contratti petroliferi, non si colpirebbe in misura dieci, cento volte superiore l’economia di un paese che Romani vede come argine alla barbarie del califfato? Può darsi che Forza Italia ritenga possibile qualche altra strada per portare l’Egitto sulla strada della collaborazione, ma a leggere i commenti dei lettori del Giornale si capisce che il pensiero dominante è: chi se ne frega di Regeni; o, in alternativa, era una spia comunista (però indottrinata dai Fratelli Musulmani).

Realpolitik – E’ comunque evidente che, quando cessano le scontate manifestazioni ufficiali di cordoglio e di solidarietà alla vittima, sul terreno pratico domina il comportamento ispirato alle antiche regole della realpolitik. E dunque, se l’alleanza con un paese come l’Egitto è ritenuta strategica, al diavolo Regeni e chi l’ha mandato. Giustizia? Diritto? Etica? Valore della persona? Paccottiglia!

Prestigio – Questo aspetto peraltro si incrocia con quello del prestigio italiano. Prestigio, ahimé, assai poco riconosciuto. Ma che a denunciare la scarsa considerazione di cui gode l’Italia nel mondo siano le forze politiche che tollerarono e favorirono il rapimento dell’imam Abu Omar a Milano, come atto di devozione a Bush, è francamente poco accettabile. Casi così clamorosi di rinuncia alle prerogative nazionali lasciano un segno profondo.

Europa – Del resto, che l’Italia da sola non sia in grado di far valere le proprie ragioni al Cairo sul caso Regeni non è una novità. Forse l’arma del turismo (dichiarare l’Egitto paese “non sicuro”) potrebbe incidere di più, ma fino a che non sarà l’Europa ad agire coralmente, anche atti poco più che simbolici come il blocco dei pezzi di ricambio degli F-16 risulteranno armi spuntate. Aggiungiamo che da varie parti si rileva che se non sarà l’Italia a fornire i pezzi, provvederanno altri; oppure che si tratta di tecnologie già superate.

Petrolio – E’ sul terreno dei giacimenti petroliferi che potrebbe maturare una forza di pressione significativa. Ma se l’iniziativa viene presa solo dall’ENI e il resto della comunità europea addirittura ne approfitta, che cosa ne può risultare?

Opinione pubblica – Che il comportamento del governo risulti timido e, almeno a tratti, dormiente, appare evidente. E ben vengano dunque stimoli come l’emendamento di Sinistra Italiana. Ma si guardi quale interesse – a parte l’intemerata di Romani – abbia suscitato nei media. Non tutti ne hanno parlato; i più se ne sono occupati brevemente e sbrigativamente e il giorno dopo l’argomento era già sepolto. Se si vuole che il caso Regeni continui ad essere un caso italiano e non ci si limiti a intermittenti scaramucce parlamentari, è necessario che i media non rinuncino al loro ruolo.

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