2 Giugno. I 70 anni della Repubblica. Il valore democratico delle donne e del lavoro

2 Giugno. I 70 anni della Repubblica. Il valore democratico delle donne e del lavoro

A 70 anni dalla Costituente e dal suffragio universale. Camusso: “Conciliare il principio di uguaglianza con la difesa delle differenze è la sfida che ci aspetta, sia sul fronte dell’occupazione che su quello della previdenza”.

“Abbiamo ancora molto da fare per applicare il grande lavoro che fecero i padri costituenti, affinché quella democrazia e quell’idea di uguaglianza tra i cittadini che la nostra Costituzione prevede venga compiutamente realizzata”. Sono queste le parole con cui il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha aperto il suo intervento all’iniziativa “La Costituente e il voto alle donne, 70 anni tra storia, lavoro e diritti”.

Un intervento che sintetizza bene i contenuti espressi dall’intero convegno organizzato dalle Fondazioni Giuseppe Di Vittorio, Giulio Pastore, Bruno Buozzi e da Cgil, Cisl e Uil presso la Sala del Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra a Roma. Un momento di riflessione in occasione del 2 giugno, per ricordare il clima di quei giorni del 1946 in cui nacque la Repubblica, e in cui per la prima volta le donne italiane poterono interpretare un ruolo da protagoniste attive.

Oltre agli interventi del presidente Fondazione Pastore Carera, di studiosi e delegati sindacali, è stato letto un contributo inviato da Rosa Russo Iervolino, già ministro dell’Interno e sindaco di Napoli. Nadia Urbinati, docente di Teoria politica Columbia University, in collegamento video, ha poi sottolineato quanto il 1946 sia stato “un anno importante per la democrazia, perché le donne grazie al voto sono diventate cittadine a tutti gli effetti”. “Un fatto dirompente – ha detto – perché ha cambiato la natura della nostra Repubblica a coronamento di una lunga lotta per la partecipazione a pieno titolo nella sovranità politica dei lavoratori e delle donne. Una battaglia per l’inclusione che ha portato la democrazia a fare finalmente i conti con la realtà oggettiva e materiale della vita quotidiana”.

Lorenzo Ornaghi, presidente dell’Alta scuola di Economia e relazioni internazionali Università Sacro Cuore, ha invece ricostruito “il clima psicologico collettivo di quel grande evento della storia”. “Un clima straordinario di rinascita che portò alla realizzazione di una Costituzione-programma che non si limita  a circoscrivere i poteri, ma fornisce una libertà di sviluppo e crescita dell’intera collettività, proprio grazie alla rappresentatività sociale”.

I lavori si sono poi conclusi con una tavola rotonda moderata da Dania Mondini, giornalista del Tg1, dal titolo “Il sindacato costruttore di diritti e tutele” che ha visto la partecipazione dei segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo.

“Bisogna e si può fare molto altro ancora per l’uguaglianza – ha dettoFurlan -. Per questo vogliamo dotarci di un nuovo modello contrattuale che valorizzi la contrattazione di secondo livello. E’ nei contratti che si possono davvero valorizzare le differenze, anche di genere. Per questo bisogna mettere al centro delle relazioni industriali il valore del lavoro e della contrattazione”. Per Carmelo Barbagallo, invece, bisogna “ricordare che la Repubblica vinse sulla Monarchia soprattutto grazie al voto delle donne. Anche se poi la Repubblica è stata matrigna con loro. Perché in questo paese molto spesso manca una cultura delle differenze”.

Per Susanna Camusso, infine, le troppe diseguaglianze che caratterizzano la società italiana “hanno effetti concreti sul terreno occupazionale, retributivo e previdenziale. E questo nonostante qualunque economista sia in grado di dimostrare che l’occupazione femminile è generatrice di una crescita più duratura di quella maschile”. “Conciliare il principio di uguaglianza con la difesa delle differenze – ha concluso – è la grande sfida che ci aspetta, sia sul fronte dell’occupazione che su quello della previdenza. Il principio del riconoscimento del valore del lavoro di qualità è dunque un passaggio fondamentale anche su questo versante del dibattuto pubblico.”

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