StopTTIP. La marcia dei quarantamila a Roma, dalla Cgil alla Coldiretti, all’Arci a Legambiente a Slow Food

StopTTIP. La marcia dei quarantamila a Roma, dalla Cgil alla Coldiretti, all’Arci a Legambiente a Slow Food

Quarantamila in piazza per dire no al Trattato transatlantico per la liberalizzazione degli scambi e gli investimenti. Da Udine a Catania, dalle piccole e medie imprese a Flai, Fp e Fiom Cgil, poi Arci, Legambiente, i produttori di Slow Food, poi la Campagna per l’agricoltura contadina, per chiedere al governo italiano di sospendere il sostegno incondizionato al trattato e di aprire un dibattito pubblico su tutti gli aspetti critici del negoziati, in vista del Consiglio europeo previsto per il 13 maggio dove i governi esprimeranno un indirizzo rispetto ai negoziati in corso. In corteo hanno sfilato, con discrezione, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, il segretario della Fiom Maurizio Landini, il candidato sindaco di Roma di SI, Stefano Fassina, poi una folta delegazione del M5S e l’europarlamentare dell’Altra Europa Eleonora Forenza. Da Piazza della Repubblica il corteo ha raggiunto Piazza San Giovanni, dove era stato allestito un mercato Free Ttip da Slow food e dai produttori della Campagna per l’agricoltura contadina, mentre lungo via Merulana Greenpeace ha srotolato al passaggio del corteo pacifico e colorato, da un palazzo, uno striscione con il volto di Obama e la scritta “yes we can: StopTTIP”.

“Il governo italiano è quello che si sta spendendo di meno per non fare questo trattato”, così il leader della Fiom, Maurizio Landini, parlando con i giornalisti nel corso della manifestazione contro il Ttip. “È in corso una trattativa e nessuno sa di cosa si parla”, ha aggiunto Landini, sottolineando che “il mercato libero ha fatto già troppi disastri” e in Italia il “governo sta seguendo una linea economica sbagliata e i disastri li abbiamo sotto gli occhi”.

“Il popolo sovrano si è riunito oggi a Roma: due cortei che esprimevano un unico obiettivo, rivendicare l’amore per il nostro Paese e la salvaguardia del suo Patrimonio culturale, delle sue molteplici ricchezze materiali e immateriali, della sua stessa identità e dei diritti che non intendiamo asservire alle multinazionali decise a fare profitti sulle nostre teste”. Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino (SI), vicepresidente commissione Ambiente alla Camera intervenuta a entrambe le manifestazioni. “L’allarme lanciato con lo slogan ‘Emergenza cultura: difendiamo l’articolo 9’ ha riunito in piazza associazioni e intellettuali che hanno denunciato come il paesaggio e il patrimonio storico-artistico siano in gravissimo pericolo per la riorganizzazione delle Soprintendenze e del sistema museale, in una combinazione pericolosissima con le norme che in nome della  semplificazione amministrativa rendono ancora più difficile contrastare gli abusi sul patrimonio culturale e le relative speculazioni. Le istanze rappresentate dal corteo del mattino si sono idealmente e ulteriormente sviluppate nel pomeriggio”, ha concluso Pellegrino

Dagli ormoni agli ogm, nessun passo indietro va fatto rispetto alla qualità del cibo italiano. A chiederlo è la Coldiretti, nel denunciare i nodi critici del negoziato sul Transatlantic Trade and Investment Partnership, (Ttip), l’accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America. ”L’Unione Europea non può rinunciare agli elevati standard di qualità raggiunti nell’agroalimentare ma al contrario bisogna guardare alle domande che vengono dal mercato sia in Europa che in Usa ed innalzare il livello di sicurezza dei prodotti, perché se è vero che per i nostri consumatori è inaccettabile la carne trattata agli ormoni, il pollo varechinato, piuttosto che la carne clonata, è altrettanto vero che anche negli Usa cresce solo la domanda di prodotti Made in Italy legati al territorio con forte natura identitaria e garantiti dal punto di vista della sicurezza alimentare ed ambientale”, afferma il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo. Per la prima volta, sottolinea l’associazione, ”le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Usa hanno superato nel 2015 i 3,6 miliardi di euro con un aumento record del 20 per cento, ma a crescere sono stati soprattutto i prodotti ‘Doc’ garantiti da precisi disciplinari a partire dal vino Made in Italy che è il prodotto italiano più apprezzato dagli americani con 1,3 miliardi”. In questo contesto, rileva Coldiretti, ”si pone un evidente problema di tutela delle denominazioni dei prodotti Made in Italy sul mercato statunitense, dove il cosiddetto fenomeno dell’Italian sounding, il nome italiano, vale 20 miliardi di euro. Il 99% dei formaggi di tipo italiano, ad esempio, sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano, e c’è anche il Chianti prodotto in California”. I negoziati, conclude l’associazione,  riguardano però anche l’obiettivo di ”garantire un miglior accesso al mercato americano in diversi settori, risolvendo parallelamente la questione delle barriere non tariffarie”.

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