Siria. Esplosioni in serie e coordinate dell’Isis provocano un centinaio di morti e feriti nelle città costiere di Tartus e Jableh

Siria. Esplosioni in serie e coordinate dell’Isis provocano un centinaio di morti e feriti nelle città costiere di Tartus e Jableh

Una serie di esplosioni ha colpito due tranquille città costiere della Siria, in mano alla forze governative di Assad, uccidendo più di 80 persone e ferendone oltre 200, secondo quanto affermano i media di stato e gli attivisti del’opposizione. Lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità degli attacchi. Le esplosioni si sono verificate nelle città di Tartus e Jableh, controllate dal governo di Assad e sono state le prime in assoluto da quando ha avuto inizio la guerra civile siriana sei anni fa. Tra gli obiettivi, stazioni dei bus e un ospedale. Il senso di questi attacchi contro civili inermi è quello di provocare un blocco dei colloqui di pace in corso a Ginevra. Quest’anno, nella città svizzera hanno avuto luogo diversi vertici, nessuno dei quali risolutivo, nonostante le affermazioni talvolta ottimistiche di John Kerry, segretario di stato americano, e della sua omologa europea Federica Mogherini. Come si evince, lo Stato islamico sta portando la sua strategia di morte verso il mare Mediterraneo.

Secondo quanto si apprende dalla tv di stato siriana, si tratta di attacchi suicidi, effettuati con autobombe carichi di esplosivo, sia nel caso della città di Tartus, dove sono state uccise 33 persone e un centinaio sono rimaste ferite, alcune delle quali molto gravemente, sia a Jableh, a sud di Latakia. Secondo l’agenzia siriana SANA, a Jableh si sono succedute ben quattro esplosioni, tre di mortaio e una con autobomba presso l’ingresso del Pronto soccorso dell’ospedale pubblico. Le immagini aeree fornite dalla Tv Ikhbariya mostrano chiaramente automobili incendiate e denso fumo nero che si leva nell’aria.

La Russia ha una base navale proprio a Tartus e una base aerea bella provincia di Latakia, mentre gli oppositori del regime mantengono posizioni nelle zone rurali. Gli attacchi coordinati e quasi simultanei manifestano una breccia nella cintura di sicurezza predisposta dal governo in queste città mai colpite prima. Tartus e Jableh infatti ospitano migliaia di profughi provenienti dalle zone di guerra. Secondo la testimonianza degli attivisti dell’Osservatorio per i Diritti Umani, i morti sarebbero più di cento. La Ong, a differenza dei media, parla di ben sette esplosioni simultanee: quattro a Jableh, compiute in tre attacchi suicidi e un’autobomba, e tre a Tartus, con due attacchi suicidi e un’autobomba.

Sembra che a Jableh sono state uccise decine di persone quando un’autobomba si è avvicinata a una stazione dei bus, seguita da un attentatore suicida che ha detonato l’esplosivo che aveva addosso all’interno della stazione. Nel frattempo, due uomini si sono fatti esplodere nei pressi dell’azienda elettrica e del Pronto soccorso dell’ospedale. La reazione della autorità di governo è giunta immediata: “non ci faremo intimidire”, ha detto il ministro Omran al-Zoubi alla tv siriana, “useremo quanto abbiamo per combattere i terroristi”. Come detto, la rivendicazione da parte dell’Isis non è fatta attendere, ed è giunta attraverso i canali della sua agenzia di stampa Aamaq, che però non fornito ulteriori dettagli.

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