Renzi e Boschi “mobilitano” Berlinguer, Ingrao e Iotti per il “sì” nel referendum. Un’operazione cinica e turpe. Malumori nella minoranza del Pd. Ma può bastare? No

Renzi e Boschi “mobilitano” Berlinguer, Ingrao e Iotti per il “sì” nel referendum. Un’operazione cinica e turpe. Malumori nella minoranza del Pd. Ma può bastare? No

Un’operazione cinica e turpe, quella che il Pd sta mettendo in atto per racimolare qualche voto favorevole alla riforma costituzionale. Solo un partito senza storia e senza etica politica, che si muove come una banderuola mossa dal vento, può tentare di ingannare i cittadini italiani, di utilizzare a fini truci, volti e parole di  personalità della storia del nostro Paese, fulcro della democrazia conquistata con la Resistenza  e difesa a prezzo di grandi sacrifici negli anni dai militanti del Partito comunista e delle forze progressiste laiche e cattoliche. Renzi e il suo gruppo dopo aver fatto della rottamazione di tutto ciò che richiama la storia dell’Italia il centro della propria politica, messo al bando figure come quelle di Enrico Berlinguer, Nilde Iotti, Pietro Ingrao, tanto per citare alcune, ora le richiama in vita per una operazione squallida: loro, dicono i manifesti del Pd, avrebbero votato “sì” nel referendum sulla riforma costituzionale.

La ministra viene indicata come una  nuova Nilde Iotti, l’erede naturale

Non solo. La ministra Maria Elena Boschi viene indicata da autorevoli parlamentari del Pd come la nuova Nilde Iotti e sarà proprio questa  ragazza, cui Renzi ha affidato nei  giorni scorsi l’attacco all’ Associazione nazionale partigiani colpevole di aver deciso, attraverso un dibattito congressuale che ha toccato più di trentamila iscritti, di votare “no” nel referendum, a ripercorrere le tappe della prima donna italiana, una comunista, a presiedere la Camera. La Iotti il 9 settembre del 1979 proprio a Piombino fece un discorso in cui poneva il problema della riforma costituzionale. Ne parla un giornalista che fu il suo portavoce, Giorgio Frasca Polara, in un articolo. Ne leggerà alcuni passi nel corso della iniziativa che, con Boschi, a Piombino, vedrà “discutere”, si fa per dire, il costituzionalista di casa Pd, Stefano Ceccanti, il segretario del Pd toscano e deputato, Dario Parrini. Sullo sfondo il volto sorridente di Nilde Iotti, la compagna di Palmiro Togliatti, che campeggia già sui manifesti. Ospiti: lo storico portavoce dell’ex terza carica dello Stato, Giorgio Frasca Polara, il costituzionalista Stefano Ceccanti e il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, il segretario del Pd toscano e deputato Dario Parrini. Frasca Polara, offendendo, a nostro parere, la memoria della allora Presidente della Camera, leggerà gli appunti.

Le “rivelazioni” negli appunti dell’ex presidente della Camera. Un’operazione vergognosa

Abituato alla cronaca nera, bravissimo cronista da Palermo per tanti anni, gli darà il sapore della rivelazione. E da buon segugio, scoprirà che Iotti era a favore di una riforma simile a quella voluta da Renzi. Ecco gli appunti: “Basta con questo assurdo bicameralismo perfetto unico nel mondo e causa di ritardi. Basta con mille parlamentari, quanti ne ha la Cina, ma loro sono un miliardo e trecento milioni. Più penetranti poteri di controllo del Parlamento. Federalismo istituzionalizzato, trasformando il Senato in Camera delle regioni e dei poteri locali: perché il Senato non potrebbe essere come il Bundesrat tedesco?”. Scrive sempre il cronista Frasca  Polara, come riporta Huffington Post, si trattava di  un progetto che non decollò. Nemmeno nella commissione parlamentare per la riforma della seconda parte della Costituzione, di cui Iotti assunse la presidenza nel ’93. “Ma – scrive  Il Frasca Polara – gettò un seme che si ritrova (pur con qualche pasticcio) nella riforma che ha appena superato il duplice voto delle Camere”. Bontà sua ammette che qualche “pasticcio” c’è stato. Da  bravo cronista il Frasca poteva ricordare che il richiamo al Bundesrat era stato fatto proprio da coloro che si battono per il “no” alla deforma e che Boschi e soci preferirono il “pasticcio”.

Bianca Berlinguer: “Una forzatura strumentale. Lasciate stare il nome di mio padre”

Basta la Boschi show al Pd? No. E si mette in campo anche Enrico Berlinguer. Lo fa l’Unità pubblicando un documento programmatico del Pci, anno 1981, in cui si parlava di monocameralismo ma con rafforzamento dei poteri del Parlamento. Davvero c’è da rimanere basiti dalla pochezza culturale della razza renziade. Scoprono l’acqua calda, quasi uno scoop, ma il dibattito sul bicameralismo lo si ritrova negli atti fondativi della Costituzione. E non era la prima scelta dei comunisti che dovevano però fare i conti con i democristiani.   Non ci sta la figlia a vedere suo padre “usato” nella campagna pro renziana, il suo nome a fianco di quello della Boschi. “Lasciate stare il suo nome”, scrive Bianca Berlinguer al Corriere della sera,  ricordando che “se per quasi un mese l’Unità discute quotidianamente del bilancio e del ruolo storico e del senso attuale di Enrico Berlinguer perché mai non dovrebbe essere legittimo valutarlo rispetto all’identità e alla politica del partito democratico? Se così non fosse il titolo di domenica: ‘Berlinguer era per il monocameralismo’ risulterebbe una forzatura strumentarle. Mi spiace – aggiunge – sentirmi costretta a intervenire pubblicamente ed è solo la seconda volta in oltre 30 anni”.

Celeste Ingrao: La proposta di Renzi è un pastrocchio. Niente a che fare con quella dell’allora Pci

Non basta ancora. Ed ecco che la “macchina” renziana sforna un altro clamoroso falso. Viene preso di mira  Pietro Ingrao, anche lui inserito fra i sostenitori della “deforma”. Si sprecano i manifesti con la sua immagine. E pensare che Ingrao non votò neppure lo scioglimento del Pci, si pronunciò contro la proposta di Occhetto. Ce lo vedete a sostegno di Renzi, Boschi, Verdini, già, nella compagnia c’è anche lui. Dice la responsabile della comunicazione Pd che i manifesti non sono ufficiali ma probabilmente portano la firma di esponenti Pd. Ma guarda il caso. Non ci sta Celeste Ingrao a veder infangata la memoria di suo padre. “Gira da ieri su Facebook una foto di papà – afferma – con appiccicato sopra un grosso SI e il simbolo del PD, prendendo a pretesto frasi pronunciate in tutt’altro contesto e avendo in mente tutt’altra riforma. Non so chi siano gli ultras renziani che hanno avuto questa brillante idea. Mi viene però da dirgli che se, come si usa dire ora, bisogna metterci la faccia ci mettessero la loro e quella dei loro ispiratori”. Al telefono con l’Huffington Post Celeste Ingrao ammette di avere pensato di querelare il Partito democratico per abuso di immagine.  “La frase attribuita a mio padre – afferma – è sicuramente vera perché negli anni ’80 i comunisti discutevano della necessità del monocameralismo, ma la riforma di Matteo Renzi è un pastrocchio e non assomiglia per niente a quella proposta del Partito comunista”. “Il Partito democratico dimentica di citare anche il resto della proposta del Partito comunista di allora: se si doveva sopprimere il Senato, allora bisognava eleggere i deputati alla Camera con il proporzionale per garantire piena rappresentanza al popolo. Questa parte viene completamente dimenticata e, anzi, stravolta perché nella riforma entra anche l’Italicum”. “Davvero interessante – conclude – che il Partito democratico rompa con la storia del Partito comunista e allo stesso tempo ora voglia usare quella stessa storia per pubblicizzare la sua riforma”.  Una  modifica alla Costituzione “è sempre possibile perché la sinistra radicale non è mai stata solo conservativa e anzi negli anni ha aperto all’ipotesi di una riforma, ma la Costituzione che esce dalle mani del governo Renzi è incomprensibile e incoerente. Questo episodio davvero poco edificante fa comprendere come la campagna per il ‘sì’ sarà pesante”.

Luisa Boccia. Usate in modo cinico e strumentale l’immagine e le parole  di Ingrao

Interviene anche la nipote di Ingrao, Maria Luisa Boccia ex senatrice per Rifondazione comunista: “Il Pd di Renzi usa in modo cinico e strumentale la sua immagine e le sue parole.  Due le menzogne – sostiene – che il partito di governo sta cercando di propagandare: è falso che la controriforma Boschi elimini ‘il doppio lavoro’, perché il Senato non è abolito. Il monocameralismo, voluto da Ingrao, è stato riproposto in questa legislatura ed è stato ignorato; e con esso l’effettiva riduzione di parlamentari e dei costi del Parlamento. È falso che Ingrao avrebbe approvato questa controriforma, perché si era esplicitamente pronunciato contro analoghe proposte della commissione Bozzi”.

Dall’interno del Pd, Cuperlo, Speranza, Bersani esponenti della minoranza chiedono a Renzi, segretario del Pd, di fermare questa campagna violenta. Anche dai “giovani turchi”, capeggiati dal presidente del Pd Orfini, con il ministro Orlando ed altri, arrivano segnali di malumori. Può bastare. Pensiamo di no.

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