Migranti. L’inchiesta del Guardian: il campo di Idomeni non è adatto “nemmeno agli animali”. La barbarie nel cuore dell’Europa

Migranti. L’inchiesta del Guardian: il campo di Idomeni non è adatto “nemmeno agli animali”. La barbarie nel cuore dell’Europa

Le condizioni all’interno dei nuovi campi permanenti per rifugiati nella Grecia settentrionale, al confine con la Macedonia, sono state descritte dal quotidiano inglese The Guardian “inadatti, nemmeno agli animali”. Circa tremila rifugiati sono stati trasportati con la forza dalla polizia in questi nuovi campi, al termine dello smantellamento totale del gigantesco campo improvvisato a Idomeni, alla frontiera con la Macedonia. Le prove fotografiche portate dal giornale inglese e i racconti dei volontari ammessi all’interno dei blocchi costruiti dai militari rivelano una totale assenza di acqua corrente, elettricità, alimentari, e baracche che appaiono inadatte per ospitarci esseri umani, persone con dignità.

La chiusura di Idomeni significa anche che 4000 tra donne, uomini e bambini restano non ancora censiti vagheranno per le città greche, come Salonicco, o nelle foreste del confine macedone, oppure saranno preda dei nuovi trafficanti di profughi. E ancora più triste appare la sorte dei tantissimi minori non accompagnati, anch’essi dispersi per le strade delle città grandi e piccole della Grecia. Con la chiusura della frontiera tra Grecia e Macedonia, ai profughi e ai migranti non resta altra rotta che quella pericolosissima del Mediterraneo. In soli 24 ore, infatti, al largo delle coste libiche, sono affondati due barconi, provocando decine di vittime, e migliaia sono stati tratti in salvo. Quando giovedì il campo di Idomeni è stato ufficialmente chiuso, la Guardia costiera italiana ha annunciato di aver coordinato 22 operazioni di salvataggio in mare, portando in salvo almeno 4000 persone.

Papa Fancesco: “i migranti non sono un pericolo, ma in pericolo”. Vergognosa replica di Salvini

I rapporti che provengono dall’interno dei campi profughi della Grecia chiedono la immediata mobilitazione delle autorità europee. Ed ha ragione papa Francesco quando grida che i migranti “non sono un pericolo, ma in pericolo”. Il papa ha poi aggiunto “Promettiamo di  accogliere chiunque arriverà nel nostro paese, senza considerare chi ha un colore di pelle diverso, chi parla una lingua differente o professa un’altra religione, un nemico pericoloso”. Incredibile ma vero, il leader leghista Salvini gli ha replicato subito con un tweet vergognoso e insolente: “Il Papa dice che i migranti non sono un pericolo. Di sicuro sono un affare da 4 miliardi per le solite cooperative”. Siamo alle farneticazioni da calura estiva.

Il racconto delle volontarie nei campi profughi

Torniamo a Idomeni e alle condizioni invivibili dei profughi. Phoebe Ramsey, una volontaria che vi lavora ha ditto al Guardian: “non esiste acqua potabile, né assistenza medica, gli interpreti abbandonati a sé stessi, i bambini non hanno nulla, non esistenza valutazione ambientale, né piani di evacuazione”. Ed ha aggiunto: “Le condizioni all’interno dei nuovi campi dell’esercito sono spaventose, non sono disinfettati, e sono molto insicuri. Inadatti, nemmeno per gli animali”. Insomma, le condizioni sono peggiori del campo profughi improvvisato alla frontiera con la Macedonia.

Un’altra volontaria, Alexandria South, che ha visitato un altro campo insediato in una ex fabbrica di abbigliamento in pelle nei dintorni di Salonicco, ha descritto le condizioni atroci in cui versano queste persone, tra vetri rotti e baracche senza finestre. Ovviamente anche là mancano elettricità, acqua corrente e legna da ardere. Le madri non hanno acqua calda per i neonati, per il latte, per disinfettare le bottiglie, costrette a usare acqua piovana. Le condizioni di vita si sono deteriorate quando l’esercito greco ha esaurito le scorte di acqua e ha imposto ai volontari di fornire il cibo e l’acqua destinati ai profughi per alimentare innanzitutto i soldati. “Il primo giorno”, racconta la volontaria South, “l’esercito forniva un numero limitato di bottiglie per le famiglie. Ma dal secondo giorno in poi non lasciarono una sola goccia di acqua potabile”. Ha aggiunto che vi sono appena sei bagni chimici per 1000 rifugiati. L’assenza di collegamento Internet impedisce anche la presentazione delle richieste di asilo. Infine, ai rifugiati nessuno ha ancora detto in quale sito della Grecia saranno trasferiti.

Medici senza frontiere e l’Onu lanciano grida di allarme

La Ong di Medici senza frontiere, oltre all’indignazione, lancia l’allarme sulle centinaia di profughi e pazienti in lacrime ai quali è stato chiesto di lasciare Idomeni senza alcuna informazione sulla destinazione. Venerdì si sono mosse anche le Nazioni Unite, che hanno chiesto alle autorità greche di agire rapidamente per migliorare le condizioni, al di sotto degli standard di civiltà. Si stima che siano 54.000 i profughi rimasti incastrati nei campi profughi sovraffollati in Grecia da quando è stata interrotta la rotta balcanica. Naturalmente, gli arrivi sulle coste greche si sono ridotti in modo molto significativo, soprattutto con l’accordo dell’Unione Europea con la Turchia, due mesi fa. A maggio, gli sbarchi hanno portato 50 profughi al giorno sulle isole greche, contro i 7000 del mese di ottobre.

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