L’Istat fa il miracolo. Cresce la disoccupazione, ora all’11,7, ma per far piacere a Renzi cresce anche l’occupazione. Subito scatta l’attacco ai “gufi”

L’Istat fa il miracolo. Cresce la disoccupazione, ora all’11,7, ma per far piacere a Renzi cresce anche l’occupazione. Subito scatta l’attacco ai “gufi”

L’Istat, benemerito istituto di statistica che quando Renzi è in difficoltà gli prepara un brodino caldo che lo tira su, gli fa riprendere fiato e offre agli scriba la possibilità di raccontare che il nostro paese sta bene, i miracoli si succedono come quello reso noto dal parroco dell’Istituto: contemporaneamente crescono occupazione, +0,2,  e disoccupazione, +0,3, raggiungendo l’11,7%, record europeo. E gli scriba ci credono, da Renzi, su input sul dis-economista, non è un errore, non si può che definire così quel Taddei che è responsabile economico del Pd di cui Renzi Matteo è segretario. Il quale sulla scia lasciata da Taddei-Istat, una accoppiata niente, niente male, scrive agli scriba, scusate il bisticcio di parole, che la nostra economia a solo qualche giorno dalle elezioni, va meravigliosamente bene. E da gentiluomo qual è saluta i “gufi”. Mai andati così bene. Lo sostiene una senatrice che ogni tanto si fa viva, capogruppo del Pd in  Commissione lavoro, si chiama Parente e faceva più bella figura se taceva.

Come i trucchi  dei maghi che sulle pubbliche piazze vendevano prodotti miracolosi

Si diceva una volta quando sulle pubbliche piazze si presentavo presunti maghi che facevano dei giochetti per intrattenere il pubblico e poi tentare di vendere qualche prodotto miracoloso. Noi da ragazzini seguivamo il mago con grande interesse e siccome non eravamo scemi, dicevamo: il trucco c’è ma non si vede. L’Istat invece ci fa dire che il trucco c’è e si vede. Volgare anche, un palato raffinato come quello di Renzi non ci dovrebbe cadere. Così come fanno i salti mortali quei quotidiani online che hanno titolato sull’aumento della occupazione. Dove sta il trucco. Nella nota Istat ci sono più di cinquanta dati per spiegare il “fenomeno”. Addirittura ci spiegano gli scriba sulla base dei dati forniti dagli “analisti” l’aumento della disoccupazione “è una buona notizia”, affermazione condivisa dal ministro Poletti. Vuol dire che parte degli “inattivi”, escono dal loro guscio e si iscrivono nell’elenco dei disoccupati. Il che significa una ammissione di colpa. I disoccupati sono molti di più di quanto indicato da Istat e al momento in cui c’è bisogno ci si va a rifornire dai non attivi, che sempre disoccupati sono. Nasce da qui il “fenomeno” dell’aumento degli occupati che sono in gran parte trasferimenti da contratti a tempo determinato a quelli a tempo indeterminato grazie alla decontribuzione che, seppur in forma ridotta, funziona ancora. Particolarmente interessante un dato, quello che riguarda la “generazione 80 “, quella colpita dalla legge Fornero. L’aumento della occupazione per gli over 50 è di 25 mila sul mese e 261 mila sull’anno.  Avrebbero dovuto andare in pensione ma la legge li ha colpiti duro, restano al lavoro.

De Petris (Sinistra italiana). Non nuovi posti di lavoro ma contratti diventati a tempo indeterminato

La senatrice Loredana De Petris, capogruppo di Sel-Sinistra italiana  fa presente che “l’Istat parla  di posti di lavoro, mentre nella stragrande maggioranza dei casi si tratta invece di contrattualizzazioni, cioè di posti di lavoro già esistenti che vengono contrattualizzati grazie alla decontribuzione, che pur essendo ora ridotta rimane molto alta. Decontribuzione, è bene ricordarlo, che pesa sulla fiscalità generale e contribuisce così all’impoverimento generale, che nessun dato più o meno drogato è in grado di smentire”. “I conti del Jobs Act – conclude la senatrice De Petris – andranno fatti alla fine del triennio di decontribuzione. Sino a quel momento si tratta di pura propaganda, condannata a scontrarsi con una realtà drammatica in termini sia di disoccupazione che di impoverimento con la quale i cittadini fanno i conti ogni giorno”.

Trefiletti (Federconsumatori). Siamo ancora in crisi. Salgono disoccupazione femminile e giovanile

Non sta al gioco di RenzIstat  Rosario Trefiletti, presidente Federconsumatori, il quale afferma: “I dati diffusi dall’Istat in merito al tasso di disoccupazione non segnano, purtroppo, quella ripartenza del mercato che sarebbe indispensabile per dare nuova linfa alla nostra economia. Ad aprile la stima dei disoccupati sale del +1,7%, raggiungendo quota 11,7%: una cifra che smentisce clamorosamente le dichiarazioni di chi ritiene che l’Italia si sia ormai lasciata alle spalle la crisi economica e che risulta ancora più grave se si considera il fatto che a crescere è soprattutto la disoccupazione femminile (+4,2%). Ancora drammatiche le percentuali relative alla disoccupazione giovanile: il tasso si attesta al 36,9%, con un aumento di +0,2% su base mensile”. E rilancia la proposta di un Piano del Lavoro sottolineando che “in assenza di investimenti privati, è necessario stanziare risorse pubbliche destinate allo sviluppo tecnologico e alla ricerca, alla realizzazione di opere di messa in sicurezza di scuole e ospedali, alla modernizzazione di infrastrutture, reti e trasporti e all’avvio di un programma per lo sviluppo e la valorizzazione dell’offerta turistica nel nostro Paese”.

Barbagallo (Uil). Bisogna fare di più realizzando investimenti pubblici e privati

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Uil, Barbagallo: ”La disoccupazione, in particolare quella giovanile, purtroppo aumenta. Sono dati contraddittori – afferma – non si è ancora fatto tutto ciò che occorre per dare prospettiva occupazionale al Paese e in particolare ai giovani. Forse, una parte dei 18 miliardi di incentivi è andata sprecata. Bisogna fare di più, utilizzando tutte le leve e realizzando investimenti pubblici e privati”. Da notare la coincidenza con quanto affermato a proposito di investimenti e della necessità di “fare di più” da parte del Governatore di Banca d’Italia, Visco, nella relazione annuale. Certo non ancora un “gufo” secondo le storie uccellesche di Renzi. Ma rischia di entrare nell’albo.

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