La Valpurga dei lavoratori. Il Primo maggio a Berlino

La Valpurga dei lavoratori. Il Primo maggio a Berlino

Dal nostro corrispondente a Berlino

Ormai da quasi trent’anni il giorno dei lavoratori viene celebrato in maniera del tutto particolare nella capitale tedesca. Concerti, cortei sindacali, feste di quartiere, gruppi autonomi che si scontrano con la polizia e manifestazioni neo-naziste fanno del Primo maggio berlinese un evento unico nel panorama politico europeo – e forse mondiale – certamente ben diverso dal “concertone” romano o dalle gite fuori porta a base di baccelli e prosciutto.

La data del 1° maggio – come giornata internazionale dei lavoratori – ha un carattere peculiare nella storia tedesca, ed essa si lega a un’altra tradizione delle culture germaniche, ovvero la Notte di Valpurga del 30 aprile, una sorta di Halloween primaverile immortalato anche dai versi di Goethe nel suo Faust. Perfino oggi, nonostante un’apparente inconciliabilità, tra la notte del 30 aprile e la giornata del 1° maggio si può assistere in Germania al singolare connubio delle rivendicazioni economico-politiche proprie della festa dei lavoratori con le suggestioni magico-pagane di un’antica credenza medievale. Almeno questo parrebbe suggerirlo il proliferare di fuochi e incendi che di colpo illuminano il cielo berlinese tra la Notte di Valpurga e il giorno seguente.

Tra il “maggio di sangue” e la Festa del lavoro tedesco

Il Primo maggio tedesco ha di per sé una storia controversa. Assunto come “giorno di lotta della classe lavoratrice” dalla fine dell’Ottocento – in seguito alla nota rivolta di Haymarket – , il Primo maggio venne celebrato come una ricorrenza fondamentale anche dal Partito socialdemocratico di August Babel e Wilhelm Liebknecht. Tuttavia la stessa socialdemocrazia – per opposizione sia da destra che da sinistra – fallì nel renderlo una festività ufficiale durante la repubblica di Weimar, mentre ogni manifestazione pubblica in quella data venne proibita per legge dal 1924. Ironia della storia, fu piuttosto Adolf Hitler a fare del 1° maggio il Giorno del lavoro tedesco nel 1933, tentando in tal modo di guadagnare il favore delle masse lavoratrici alla causa del regime nazionalsocialista – dissolvendo, al contempo, le libere organizzazioni sindacali sia attraverso un loro “allineamento” giuridico, sia mediante la cieca brutalità delle squadre di SA.

Come in molti altri paesi – su tutti l’Italia stessa – anche in Germania il Primo maggio evoca dei cruenti fatti di sangue. In particolare, proprio la città di Berlino è stata teatro di violenti scontri tra le varie fazioni politiche e, molto più spesso, tra i movimenti socialisti e le forze di polizia. Tristemente noto è il cosiddetto “maggio di sangue” del 1929 nel quale, tra il 30 aprile e il 3 maggio, si registrarono durissime battaglie per le strade della capitale, con manifestazioni e barricate che riguardarono soprattutto i quartieri di Wedding e Neukölln. Il bilancio conclusivo del “maggio di sangue” fu di trentaquattro morti e centinaia di feriti.

 L’attualità del 1° maggio berlinese. La Festa di strada della Linke

Anche oggi Berlino si conferma come il luogo caldo del Primo maggio tedesco, e tale ricorrenza risulta probabilmente la più partecipata e la più “sentita” dalla maggior parte degli abitanti della capitale. Non diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, un ruolo decisivo nelle celebrazioni del Primo maggio è assunto dalle forze sindacali e dalla sinistra politica. Da una parte la DGB (la principale confederazione sindacale tedesca) guida il tradizionale corteo lungo le vie del centro. Dall’altra vari gruppi politici di sinistra – tra i quali, ovviamente, la Linke – organizzano una festa di strada nel quartiere di Kreuzberg sotto il nome di MyFest (la cui pronuncia è identica al tedesco Maifest, ovvero “festa di maggio”) dove, su otto palchi distribuiti in diverse vie e piazze, si alternano interventi politici, musica e dibattiti, con particolare attenzione ai più attuali temi dell’integrazione e della crisi umanitaria in Medio Oriente. Da notare è, inoltre, come uno di questi otto palchi sia interamente dedicato alla comunità turca, particolarmente significativa a Berlino e, soprattutto, proprio a Kreuzberg.

Tuttavia Kreuzberg non è soltanto il luogo della MyFest, bensì anche quello del cosiddetto Primo maggio rivoluzionario. Sin dal 1987, infatti, questo quartiere è il teatro di una manifestazione indetta dai movimenti autonomi della sinistra extraparlamentare tedesca – una nomea dietro cui si riconoscono vari gruppi comunisti e anarchici, nonché membri della comunità lbgt, dell’ecologismo radicale, degli squatters e, più in generale, delle subculture urbane più politicizzate come quella dei numerosi punk berlinesi. Il Primo maggio rivoluzionario è da sempre caratterizzato da un alto grado di violenza. Molto spesso il corteo ha ingaggiato scontri con la polizia, durante i quali non sono affatto rari il lancio di pietre, bottiglie o altri oggetti contundenti, così come l’erezione di barricate e l’incendio di cassonetti o i danneggiamenti di altro arredo urbano, mentre il bilancio conclusivo vede in genere un significativo numero di arresti e di feriti.

 Un Primo maggio anticapitalista e antifascista

Inoltre, l’attività dei gruppi autonomi berlinesi non si riduce al corteo per le strade di Kreuzberg. Azioni e iniziative – per la maggior parte svolte a volto coperto – sono chiamate in varie parti della città e già dalla sera del 30 aprile, all’esplicito scopo di impegnare la polizia fino al suo “limite di sopportazione”. È probabile che anche quest’anno – come i precedenti – tali azioni abbiano come bersaglio soprattutto i simboli del potere economico, quindi in primo luogo le banche, spesso oggetto di danneggiamenti con pietre e bottiglie incendiarie. Tra le diverse iniziative note (molto, infatti, è lasciato all’iniziativa dei singoli) sono da segnalare due manifestazioni la sera del 30 aprile, la prima a Wedding e la seconda a Neukölln, vale a dire nei luoghi simbolici del “maggio di sangue” berlinese.

Bersaglio dei gruppi autonomi non sono soltanto gli istituti di credito o le forze di polizia, ma anche i raggruppamenti di neo-nazisti che si danno appuntamento a Berlino per il Primo maggio. Diversamente dai fascisti italiani, i nazisti tedeschi riconoscono – come durante la dittatura – la festa dei lavoratori, seppur virata in un senso nazionalista. Ufficialmente sono previsti due cortei nelle aree periferiche della capitale, entrambi guidati dalla NPD (il principale partito neo-nazista), uno nel quartiere settentrionale di Pankow e l’altro in quello orientale di Lichtenberg. Contemporaneamente sono organizzate delle contro-manifestazioni dalla sinistra antifascista, mentre gli autonomi tendono ad attuare azioni di sabotaggio – spesso ai danni della metropolitana – per impedire l’afflusso dei neo-nazisti nei loghi preposti per i raduni.

 La risposta della polizia tedesca addestrata alle tattiche antisommossa

La polizia locale è ormai diventata famosa per l’addestramento e le tattiche anti-sommossa. Berlino è considerata una sorta di “palestra” per le forze dell’ordine tedesche, dove si sperimentano e si applicano nuovi mezzi e nuovi approcci per la gestione dei conflitti di strada. Secondo le dichiarazioni ufficiali tra la notte del 30 aprile e la giornata del 1° maggio è previsto lo schieramento di circa 6500 uomini, di cui quasi duemila richiamati da altri Länder. Le forze di polizia, inoltre, possono contare su un massiccio impiego di elicotteri, di veicoli dotati di idrante e di bulldozer per sgombrare le barricate. Molto diffuso è inoltre l’utilizzo di videocamere, le cui registrazioni servono immancabilmente per l’identificazione degli autori di singoli atti di violenza e, quindi, quali prove in sede processuale durante i mesi successivi. Sempre in via sperimentale, infine, la polizia berlinese tenta anche approcci di de-escalation – soprattutto riguardo a eventi “ufficiali” o autorizzati – nonché una disposizione sul campo tesa a evitare la classica contrapposizione muro contro muro (ovvero tra cordone di polizia e manifestanti), schierando invece numerose squadre all’interno degli stessi cortei, così da poterli eventualmente spezzare in diversi segmenti e isolare determinati gruppi ritenuti più pericolosi.

 Una Notte di Valpurga postmoderna

Il Primo maggio berlinese si configura quindi come una giornata di protesta e di lotta del tutto unica in Europa. Al suo interno confluiscono tanto motivi di ordine storico e nazionale, quanto istanze assolutamente contemporanee e internazionali. Innegabile è infatti la possibilità di individuare stretti legami tra i gruppi autonomi locali e il più generale movimento no-global, che altrove parrebbe piuttosto languire o essere addirittura scomparso. Soprattutto nell’alto grado di violenza che caratterizza il Primo maggio berlinese pare rivelarsi un carattere peculiare della nostra società, dove una vita civile sostanzialmente dialogica e pacifica riesce a ribaltarsi – seppur in momenti ben precisi e delimitati, e spesso senza una vera progettualità politica – in un eccesso di violenza, principalmente diretta contro i simboli o gli oggetti, che offre una certa esaltazione catartica per chi la pratica. Alla base riposano certamente delle suggestioni luddiste, ma queste risultano ampiamente annacquate in una volontà carnevalesca di ribaltamento dell’ordine costituito, dove si aprono possibilità di azione in direzioni altrimenti proibite o moralmente opinabili.

La sinistra partitica non dovrebbe limitarsi a condannare tali eccessi ma – come è disposta a fare concessioni ai “cittadini preoccupati” per questioni come l’immigrazione – dovrebbe cercare al contempo di comprendere questi fenomeni, riconoscendo come siano i sintomi di un malessere sociale diffuso, nonché della percezione di un senso di frustrazione davanti alle ingiustizie del nostro sistema economico attuale. Permettendoci una metafora: è necessario razionalizzare (o disincantare) la Notte di Valpurga, con i suoi istinti primordiali e la sua ritualità ribellistica, volgendola nuovamente in un giorno di lotta – certamente non-violenta, ma quindi più efficacie – che abbia sempre come bersaglio quegli stessi simboli della diseguaglianza contro cui si scaglia la cieca rabbia delle strade. Questo non è necessario solo per disinnescare una violenza difficile da giustificare, ma anche e soprattutto per ritrovare quella ragion d’essere che la sinistra europea pare aver largamente smarrito.

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