La Juve sempre vittoriosa mentre in Inghilterra trionfa il calcio nostrano del provinciale Leicester made by Claudio Ranieri

La Juve sempre vittoriosa mentre in Inghilterra trionfa il calcio nostrano del provinciale Leicester made by Claudio Ranieri

In questo terz’ultimo turno di fine stagione, nel nostro campionato, anche l’ennesima vittoria della Juventus, a scudetto ormai assegnato e  con le posizioni europee quasi definite, non fa più notizia mentre a fare detonante scalpore, in campo internazionale, è la vittoria del piccolo, piccolissimo, Leicester che, in Premier League, ha trasformato un impossibile sogno in piacevole realtà, vincendo matematicamente il campionato inglese.

Claudius romanus rex. Tutti i mass media continentali, nel rilevare questa vittoria del minuscolo David contro tanti immensi Golia, hanno assegnato il merito principale a Claudio Ranieri, il quale, con grande classe, competenza e umiltà, un passo alla volta, è entrato ed ha fatto entrare il Leicester nella storia calcistica inglese, europea e mondiale. La formica abbatte l’elefante, l’austerità sconfigge le ricchezze rutilanti, la manovalanza operaia mette a tacere i padroni dei pozzi petroliferi e della presunzione; nell’incredibile, e incredulo per chiunque, esito finale del Leicester si ritrova l’insegnamento evangelico di chi “ha rimandato i ricchi a mani vuote”. I due Manchester, il Chelsea, il Liverpool, l’Arsenal e per ultimo il Tottenham, tutti messi in riga, con una caterva di punti di distacco: quanti milioni e milioni di sterline provenienti dai petrodollari degli sceicchi consumati e bruciati da un manipolo di avversari ignorati, nelle previsioni iniziali, o, peggio, profetizzati da subito per una retrocessione. Che abisso, che stratosferica distanza fra i scintillanti grattacieli arabi, gli hotel del Golfo persico troppo super per essere stellati e le modeste retribuzioni e le abitazioni al massimo impiegatizie di quelli che saranno i protagonisti assoluti non solo di una salvezza che già avrebbe costituito un traguardo d’oro, ma addirittura di un successo che resterà scritto nella storia del calcio. Ora tutti tifano Leicester perché non era considerato il vero avversario di nessuno, tanto che, in Inghilterra,  qualsiasi tifoso di qualsiasi big, pur di non vedere vincenti i soliti avversari, aveva indirizzato la propria, doverosa, simpatia verso gli uomini di Ranieri, purché non fossero gli avversari di sempre a vincere ancora una volta…

Ma il Leicester non ha vinto solo perché i mastodontici avversari hanno calcolato male i loro investimenti finanziari prima e tecnici poi, generando un flop generale, ma anche e, soprattutto, perché in campo sono stati costantemente superiori, insegnando che l’anonimato può superare la notorietà,  e che per vincere non bastano solo forze milionarie e ambizioni sbandierate ma ci vogliono anche sofferenza e sacrificio, determinazione e armonia, volontà e semplicità.  Questo successo-favola targato Ranieri ha ricordato ai più vecchi del pallone nostrano quello del Verona che, nel 1985, vinse lo scudetto allenato dall’umile Osvaldo Bagnoli, formato da giocatori riciclati dalle grandi e già da allora si disse, come si ripete adesso per il Leicester, parodiando un film,  che la classe operaia va in paradiso…

Tornando a noi. La Juve, mai sazia e mai doma, dopo aver stravinto, con tre giornate d’anticipo, nel turno scorso, il quinto scudetto consecutivo, forse rallenta un po’ in fatto di mordente ma, dall’alto della sua indiscutibile forza, supera anche il Carpi, tanto per non guastare i festeggiamenti, mantenendo sempre alta l’atmosfera vincente da mesi e mesi. Ormai, in casa bianconera, si pensa solo a preparare a puntino la finale di  Coppa Italia per sabato 21 contro il malcapitato Milan per chiudere una stagione comunque storica, nonostante la beffa di Monaco di Baviera.

Il Napoli.  Gioca per due terzi della partita ad una sola porta ma, alla fine, vince con una doppietta del “solito” Higuain, soffre per un quasi autogol ma tiene a distanza la Roma, conservando il secondo posto e i due punti di vantaggio. Adesso il Pipita, con 34 gol messi a segno, è a tre gol dal record del mitico Nordhal nei tornei a 20 squadre, ma ci sono ancora due giornate per raggiungerlo ed anche per continuare a difendere la seconda posizione.

La Roma.  È stato ancora Francesco Totti a salvare il risultato della Roma che, raggiunta e superata da un ottimo ma sfortunato Genoa, a 13’ dal termine rischiava di perdere ma, grazie ad un’ennesima zampata del suo capitano pareggiava e,  quando ormai si era alla fine, ci pensava El Shaarawy a mettere il sigillo dell’importante (3-2) successo. È stata una bella partita e forse un pari avrebbe meglio rispecchiato l’andamento ma, come in questo caso, i campioni hanno fatto la differenza.

Lazio-Inter. 2-0 per i padroni casa con Mancini che ha ricoperto di critiche i suoi giocatori. In effetti si è vista una brutta Inter, in ogni reparto e senza nerbo, contro una Lazio in palla che ha meritato largamente i tre punti. Agli interisti, ai fini della classifica, è andata bene perché la Fiorentina non è stata capace di vincere, rimediando uno 0-0, misero anche nel gioco, in casa del Chievo, così il vantaggio si è ridotto a 4 punti, comunque accettabili per tenere lontano i gigliati.

Retrocessione.  Il Frosinone è andato oltre le aspettative sfiorando il colpaccio a s.Siro contro il Milan e acquisendo solo un punto che, stante la vittoria del Palermo, ora a +4 insieme al Carpi,  serve, però, a ben poco.  A due giornate dal termine, si delinea, quindi, una lotta finale fra gli isolani e gli emiliani che, forse, si deciderà in extremis, salvo ulteriori crolli dell’Udinese che è quart’ultima con tre soli punti di vantaggio, dopo la debacle casalinga (1-5) contro uno spettacolare Torino.

Sesto posto, Sassuolo supera il Milan. Il Sassuolo supera di misura il Verona e scavalca il Milan, fermato forse non troppo inaspettatamente da un forte Frosinone, due volte in vantaggio di due gol e rimontato sul 3-3 con un rigore di Menez dopo che Balotelli se n’era fatto parare un altro e i gol di Bacca e Antonelli. Ancora una volta il Milan ha impressionato per le tante negatività, è stato fischiato dai tifosi e criticato da tutti (Confalonieri, presidente Mediaset, impietosamente ha detto che “fa proprio schifo”), anche perché stavolta pure Donnarumma, in precedenza eroe costante nel salvare diversi risultati, ha commesso qualche errore. Solo Brocchi, beato lui, ha riferito d’aver visto alcune positività ma la situazione di squadra, di classifica e di società è tragica: i giocatori sono allo sbando, il tanto ambito spicciolame del sesto posto è, per ora, perso, la proprietà tace sull’arrivo dei salvatori cinesi; chissà se Berlusconi è ancora dell’idea (infausta e nefanda) che sostituire Mihajlovic fosse la soluzione di tutti i mali; con la Juve alle porte per una finale di Coppa Italia che, stante questa situazione di grande precarietà ad ogni livello, si prospetta, purtroppo, come l’ultima, probabile, delusione finale di un’annata delle più disastrose della storia rossonera.

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