Iran. 35 tra studentesse e studenti condannati a 99 frustate ciascuno per una festa di laurea a Qazvin

Iran. 35 tra studentesse e studenti condannati a 99 frustate ciascuno per una festa di laurea a Qazvin

Ecco l’Iran che tanto piace al nostro governo e alle nostre imprese pubbliche e private, da quando è stato firmato l’accordo sul nucleare col quale ci si è sbarazzati dell’embargo, e si fanno tanti affari, in barba alle continue violazioni dei diritti umani: trentacinque studenti sono stati condannati a 99 frustate ciascuno. Perché? Perché colpevoli di aver celebrato una festa di laurea senza badare alle “tradizioni” religiose iraniane. Insomma, giovani studenti insieme con giovani studentesse a festeggiare, un evento che si ripete migliaia di volte al giorno in Occidente, e che è considerato un peccato, e dunque un reato in Iran. I giovani studenti, dice il procuratore generale di Qazvin, Esmail Sadeghi Niyaraki, “non si conoscevano e stavano per ballare, con il pretesto di festeggiare una laurea. Per fortuna e grazie a Dio in meno di 24 ore li abbiamo interrogati, processati e condannati”. Insomma l’arresto e la condanna a 99 frustate di questi giovani, secondo il procuratore della cittadina di Qazvin nel nord dell’Iran sono avvenuti in “flagranza di reato, mentre erano in procinto di ballare e di bere alcol, e si comportavano in modo tanto indecente da urtare l’opinione pubblica”.

Secondo il new York Times, le studentesse sono state descritte come “mezzo nude, ovvero, non portavano il velo islamico” durante la loro serata in una villa nei dintorni di Qazvin. Dopo la condanna a 99 frustate per ciascuna studentessa e ciascuno studente, il procuratore Niyaraki ha dichiarato che spera che questa sentenza sia “una lezione per coloro che violano le norme islamiche in luoghi privati”.

La pratica delle frustate in pubblico è imposta molto spesso, come minaccia e come strumento punitivo diffuso. Per il quotidiano americano, questa pena tanto severa si inscrive in una “vasta campagna di repressione lanciata dal sistema giudiziario iraniano dominato dai fanatici religiosi radicali”. Portare lo hijab, il velo islmico che lascia trasparire solo il viso è obbligatorio in Iran fin dalla rivoluzione khomeinista del 1979 e dal 1983, è prevista la pena ad almeno 70 frustate e a 60 giorni di carcere per le donne che violano l’obbligo.

Il Comitato degli affari esteri del Consiglio nazionale della resistenza iraniana ha già tuttavia condannato queste sanzioni, giudicandole una violazione dei diritti umani. Sahin Gobadi, membro del Comitato, ha criticato violentemente la sentenza di condanna del procuratore di Qazvin: “quest’atto barbarico dimostra ancora una volta che la moderazione della presidenza di Hassan Rohani non è altro che un mito”. E contro questa assurda giurisprudenza “religiosa”, ma in realtà fanatica e fondamentalista, è partita, dalle donne iraniane progressiste, una petizione su twitter, per una grande manifestazione per la libertà delle donne iraniane a Parigi, il prossimo 9 luglio.

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