Giornalismo spazzatura. Le bufale del Foglio che inventa il titolo alla “conversazione” col magistrato Morosini. Neppure le scuse

Giornalismo spazzatura. Le bufale del Foglio che inventa il titolo alla “conversazione” col magistrato Morosini. Neppure le scuse

Leggiamo il Foglio, cosa che non facciamo quasi mai. Ascoltiamo “Stampa e regime”, la rassegna curata da Massimo Bordin dove il giornale diretto da Claudio Cerasa, cui lui collabora, non manca mai. Addirittura le articolesse di Giuliano Ferrara  le legge per intero. Una goduria. Il Foglio ha fatto uno scoop con Annalisa Chirico, giornalista di punta e scrittrice, che intervista il consigliere togato del Csm Piergiorgio Morosini. Uno di peso, gip a Palermo che ha chiesto il rinvio a giudizio degli imputati al processo sulle presunte trattative tra Stato e mafia. Uno scoop importante proprio mentre la magistratura viene messa sotto accusa dai renziadi perché “fa politica”. Al solo nominare il nuovo presidente dell’Anm, Davigo, a Renzi Matteo viene un attacco di bile. Morosini è un giudice che è stato presidente di Magistratura democratica.

Chirico scrive: “Siamo tutti puttane. Contro la dittatura del politicamente corretto

L’intrepida giornalista del Foglio, Annalisa Chirico, compagna di Chicco Testa, candidato a ministro per lo Sviluppo economico, lo dicono le cronache. Di recente, prima dell’intervista scoop, ha pubblicato un libro choc dal titolo “Siamo tutti puttane. Contro la dittatura del politicamente corretto” (Ed. Marsilio) presentato alla libreria Fandango, da Barbara Palombelli, Giuliano Ferrara e Antonio Polito. Al dibattito sul libro che ha come bersaglio i perbenisti di sinistra e le femministe alla “Se non ora quando” – scrivono le cronache dell’evento –  Umberto Pizzi il decano dei fotografi ha immortalato anche la scintillante Marisela Federici, la conduttrice Myrta Merlino, Fabrizio Rondolino e Chicco Testa. C’entra niente con l’intervista a Morosini? No, ma delinea certi umori. Il “politicamente corretto” è tutto un programma.

Non è stata una intervista nel senso classico ma una conversazione

Chirico racconta che è stata chiamata da un “giovane  assistente” del magistrato al termine di una riunione, le ha chiesto se voleva scambiarci due parole , figuratevi lei, come no, subito. Ci racconta che non è stata una intervista in senso classico ma una conversazione. In effetti alcune frasi sono riportate fra virgolette, altre no. Ci racconta come Morosini accoglie le sue domande, “esita, volge lo sguardo al soffitto, si risistema nella sua poltrona”.  “Lei, lo  apostrofa, è un irriducibile liberista”. Prima, aveva fatto riferimento al fatto che Magistratura democratica era fra quelle associazioni che avevano aderito al Comitato per il no ai referendum  costituzionali. Morosini aveva accennato al suo impegno, alla sua partecipazione alle iniziative e lei, racconta, aveva esclamato “Siete organizzati militarmente”. Altre  amenità  che avete potuto leggere su quasi tutti i media, in Tv e radio.

Titolo: “Perché Renzi va fermato”, manna per gli scriba che si buttano a tuffo

Risultato: l’articolo esce sulla versione cartacea del Foglio con il titolo “Perché Renzi va fermato” e sulla versione on line, “Perché i magistrati vogliono fermare Renzi”, ma senza virgolettato. Manna per gli scriba renziani e per i guardaspalle del premier. Uno in particolare, Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, già sindaco di Arezzo, legale di Banca Etruria, molto amico di Renzi e Boschi, dallo scranno del Csm, dove il Pd lo ha collocato, carica il bazooka e spara. Lo stesso presidente del Consiglio prende le distanze. Il troppo stroppia. Morosini smentisce sia il  titolo sia il testo della “conversazione”. Gli scriba danno sì la notizia della smentita, ma continuano ad impazzare come se niente fosse. Il Foglio è costretto a dire la verità perché nel resoconto della conversazione non c’è la frase incriminata.

Il Foglio ammette: il magistrato non l’ha mai detto. È colpa del titolista

Dice il Cerasa che Morosini smentisce soltanto il titolo tra virgolette comparso nella versione cartacea del Foglio (“Perché Renzi va fermato”), che peraltro non compare nell’articolo. Però tutto il resto non è stato smentito. C’è o ci gioca il direttore? Non sapeva che quel titolo avrebbe fatto notizia? E sentite la giornalista: “Il titolo l’ha fatto il titolista, nel testo quella frase non c’è”. Insomma, la colpa è del titolista. Ma chi ci può credere? Solo qualche allocco o chi è interessato a demonizzare i magistrati. Perché Morosini ha subito smentito il tutto ed oggi c’è tornato sopra dopo che l’Anm ha preso una posizione critica, non perché ha dichiarato di dare il suo contributo ai comitati per il no ai referendum, un diritto che vale per tutti i cittadini anche per i magistrati. È vero che dal mondo del Pd, lo stesso vicepresidente del Csm, Legnini, pensa che dovrebbe astenersi dal prendere posizione.

Caselli: invocare complotti è roba da Berlusconi. Il diritto ad esprimere il voto

Certo votare, ma in silenzio. Al referendum sulle trivelle invece l’ordine di scuderia era non votare. Morosini e chi come lui non dovrebbe dire neppure in famiglia, alla moglie, ai figli che vota no. Idiozie  smontate da Gian Carlo Caselli, ex procuratore. Rilasciata a  Liana Milella, Repubblica, citiamo solo il titolo “Invocare complotti è roba da Berlusconi. È giusto che i giudici parlino delle riforme”.

Morosini, anche in risposta alla presa di posizione dell’Anm che chiede chiarimenti ha rilasciato una nuova dichiarazione che si può leggere sulla mailing list del gruppo Area di cui ora fa parte, in cui afferma: “Il testo pubblicato sul ‘Foglio’ non rappresenta il mio pensiero, né su presunte opinioni politiche contro il governo, né su giudizi personali relativi a rappresentanti delle istituzioni o colleghi, e neppure sulle dinamiche operative del Consiglio superiore della Magistratura”. Morosini ha allegato la trascrizione del testo dei due interventi svolti al plenum del CSM del 5 maggio 2016 “sulla mia presunta intervista al Foglio”. “La versione audio – dice –  è rintracciabile su Radio Radicale”. Noi che pensiamo male siamo certi che malgrado la nuova smentita, la campagna contro Pier Giorgio Morosini continuerà. Così vuole la mala informazione.

Share

Leave a Reply