Festival di Cannes: Dumont porta il sorriso, “Tempi felici” per Comodin che soddisfa la critica

Festival di Cannes: Dumont porta il sorriso, “Tempi felici” per Comodin che soddisfa la critica

È la volta di Bruno Dumont sul red carpet del Festival di Cannes che porta il sorriso e il buonumore con la sua grottesca commedia “Ma Loute”. Un cast eterogeneo di attori francesi, come le star Valeria Bruni Tedeschi e Fabrice Luchini nei panni di due sposi e Juliette Binoche che interpreta la sorella di lui, e altri interpreti alla loro prima esperienza cinematografica.

Tutti i personaggi del film sono sopra le righe con atteggiamenti che vanno al di là della loro condizione: il giovane e umile ragazzo Ma Loute che si innamora della giovane di buona famiglia, i borghesi che si godono la villeggiatura in collina ostentando la loro ricchezza. Una costante è il percorso dei borghesi che si incrocia con quello della famiglia di pescatori. La nota comica è conferita dalla presenza di un buffo detective e del suo assistente che, tra cadute, sguardi ed espressioni divertenti, volgono il tutto alla comicità.

“La dimensione comica è semplicemente un grado diverso del dramma, basta spostare di poco l’azione – spiega il regista – il fallimento di una sequenza di dramma che si fa commedia, qualcuno che casca fa ridere anche se ci spiace per lui. La comicità è un’arte nobile che obbliga a fare più attenzione al dettaglio, che porta ad ingrandire il tratto. La struttura del racconto comico è molto schematica, i personaggi sono caricature. Quel che mi interessava di questa storia più che la sociologia era la filosofia sull’uomo. Il nostro è un film di pazzi, una storia d’amore, un poliziesco, un racconto crudele e meraviglioso insieme”.

Riguardo ai riferimenti Dumont ha detto di essersi ispirato più alla fotografia dell’epoca che alla pittura: “Nel cinema c’è un inevitabile elemento di pittura, ma non c’è niente di peggio che fare un film troppo pittorico con belle immagini. Utilizzare il digitale per raccontare l’inizio del Novecento con la sua ricostruzione d’epoca, gli abiti mi ha permesso di spingere sull’iperrealismo da microscopio, un iperrealismo per far sentire allo spettatore in modo più profondo quello che vivono. Il film parla di cose tremende come il cannibalismo, ma passano perché c’è la leggerezza della comicità che è quella di cui è fatta la vita. Siamo cretini e geni, santi e peste: la commedia umana è questa. E se ci si può divertire al cinema ma anche pensare, perché no?”.

Fabrice Luchini, attore simbolo del cinema francese, è l’unico fuori dal giro delle relazioni lavorative tra regista e attori in “Ma Loute”, dal momento che Binoche e Bruni Tedeschi avevano già lavorato con Dumont. Ha raccontato dunque la sua esperienza sul set con il regista, con la sua solita vena simpatica: “Il regista continuava a parlarci di composizione, un argomento che io non padroneggio e allora mi sono buttato in questa caricatura cercando di nutrirla di verità”. Poi continua a parlare del suo ruolo nel film lanciandosi in un divertente monologo: “Io odio gli aperitivi, questa assurda usanza francese che non serve ad altro che a rinviare la cena, dove si beve e ci si ingozza di schifezze, così si ingrassa e il colesterolo va alle stelle. Nel film io dovevo interpretare questo esaltato dell’aperitivo, che urla tutto il tempo ‘è l’ora dell’aperitivo’ e offre a tutti due dita di whisky pronunciandolo in modo assurdo come in una pubblicità degli anni 50. Potevo dire no io faccio teatro, mi interesso all’analisi interiore del personaggio, ma invece pensando ‘è il mio ultimo film’ ci si butta”.

“I tempi felici verranno presto” di Alessandro Comodin: una fiaba onirica sulla fuga

Alessandro Comodin presenta a Cannes il suo ultimo lavoro, l’opera prima italiana “I tempi felici verranno presto”, una fiaba onirica incentrata principalmente sulla fuga dei due protagonisti, Arturo e Tommaso.

La fiaba è ambientata in una foresta, luogo di rifugio e di svolgimento di gran parte delle vicende, dove i due ragazzi vivono difendendosi dalle atrocità di una guerra in corso, i cui rumori assordanti giungono sin dentro il folto della boscaglia. Ma ciò non basterà per tenerli al sicuro. Il bosco così come gli ha dato gli toglierà: sarà lì infatti che i due troveranno la morte e tutto si sposta nel presente.

Il giovane regista friulano affronta la Semaine de la Critique a testa alta, poiché risulta in elenco tra i film scelti.

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