Festival di Cannes. “Bacalaureat” di Mungiu, Dolan bocciato, buone speranze per “Pericle il Nero”

Festival di Cannes. “Bacalaureat” di Mungiu, Dolan bocciato, buone speranze per “Pericle il Nero”

Approda a Cannes Cristian Mungiu, candidato nel 2008 ai Golden Globes come miglior film straniero con il film “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”, con “Bacalaureat” un dramma familiare che racconta un rapporto tra un padre, Romeo, e la figlia, Eliza, da molto vicino. Nel cast del film i ruoli principali sono affidati agli attori Vlad Ivanov, Maria-Victoria Dragus e Ioachim Ciobanu. A fare da sfondo alla storia, una piccola cittadina della Transilvania, monotona e provinciale, nella quale dunque essere accettati da un’università inglese può significare davvero tanto. Il padre fa di tutto perché la figlia Eliza la frequenti e si diplomi, ma Eliza improvvisamente diventa schiva ed aggressiva, facendo sfumare così ciò che il genitore sognava per lei. Sarà allora che il padre rimetterà in discussione tutte le regole familiari e i metodi educativi.

Torna al Festival il regista Xavier Dolan con “Juste la fin du monde” con l’adattamento della pièce di Jean-Luc Lagarce, intepretato da un cast di grandi nomi internazionali del calibro di Vincent Cassel, Marion Cotillard e Léa Seydoux. Una storia drammatica che parla di una scrittrice che torna a casa dopo 12 anni per annunciare a parenti e amici la sua morte imminente. Il film non è stato accolto con entusiasmo dalla critica, ma Dolan ripete che lo considera il suo miglior lavoro: “Io cerco di raccontare una storia, preferisco questo film agli altri solo perché non ci vedo difetti. Cerco di non ripetere errori passati, al massimo di farne altri”. Non si mostra preoccupato di fronte alle critiche: “Ci sono opinioni diverse. Il film parla del linguaggio, di comunicazione, ma anche di silenzi, sguardi. Forse ci vuole un po’ di tempo perché sia assorbito. Io sono felice di essere qui e sono fiero del film”. Evidenziandone gli aspetti più belli, accenna ai personaggi: “La cosa bella del testo è il nervosismo dei personaggi, si esprimono in modo superficiale” afferma Dolan. “Il ruolo di Gaspard è complesso, gli altri personaggi parlano tanto. Lui fugge costantemente in un altro universo, in casa sua nessuno ascolta davvero nessuno. Sono personaggi umani ma sgradevoli, come la gente reale. Ho chiesto agli attori di trasmettere i difetti degli esseri umani”.

Andando più su aspetti tecnici Dolan cita Marcel Duchamp e poi afferma: “Con André (Turpin, il direttore della fotografia) ci compensiamo, siamo amici. Cerchiamo insieme i colori da usare, ma il film è costruito sul marrone e sul blu, c’è un flashback con un sacco di colori, forse perché il passato è più colorato del presente”. Riguardo al formato: “Abbiamo studiato parecchio, ma ci siamo resi conto che dovevamo stare sulle facce dei personaggi, per questo abbiamo scelto il 2.35:1, per dare spazio alle facce. C’è un limite a quello che puoi pianificare”. “Amo il teatro, ma non ho usato i primi piani per diversificarmi a tutti i costi,cercavo semplicemente l’emozione, volevo cogliere la qualità del testo. Ci sono messaggi nei silenzi, i primi piani dei volti erano obbligatori. Non volevo usare stratagemmi per sfuggire alla monotonia.

Fuori concorso, “Gimme danger” di Jim Jarmusch, nel quale viene portata sullo schermo la storia della rock band The Stooges e del suo frontman Iggy Pop, scioltasi ufficialmente nel 1974 e poi tornata insieme nel 2003. È al suo secondo film quest’anno al Festival, dopo “Paterson”, presentato nei giorni scorsi.

Nella sezione Un Certain Regard, un nori metropolitano “Pericle il Nero” del regista italiano Stefano Mordini, salito alla ribalta con “Provincia meccanica” e “Acciaio”, realizza questo noir metropolitano con protagonista assoluto Riccardo Scamarcio. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino che qui scrive anche il soggetto della pellicola ed è incentrato sulla figura di Pericle Scalzone, un soldato che riscuote i crediti, picchia e sodomizza i pizzaioli che non vogliono cedere al volere del boss Luigino Pizza. Il suo lavoro è semplice: obbedire e intimorire. Un giorno però qualcosa non va per il verso giusto e il mondo criminale, al quale prima pensava di appartenere, gli si rivolta contro. Nei cinema italiani già da giovedì scorso, il film non ha riscosso molto successo, ha infatti registrato bassissimi incassi, 98.000 euro, che lo tengono fuori dai primi dieci titoli della classifica. In difesa accorre Riccardo Scamarcio che afferma con ironia: “A noi piace vincere difficile. Ci siamo detti: ‘Se usciamo sotto Cannes finiamo per sfruttare troppo il vantaggio’. Volevamo partire ad armi basse e infatti…”Poi facendosi più serio afferma: “Il gusto cinematografico in Italia è cambiato, questa è una bella presa di coscienza. È vero il nostro non è un film per tutti; una cosa che però talvolta è un valore. Sì è vero che scelgo di fare certi film da attore per poterne fare altri da produttori. Ci sono tanti generi nel cinema ed è giusto così, ma lavori sperimentali come il nostro che si prendono dei rischi fanno veramente una grande fatica. Il pubblico ama film rassicuranti e consolatori e a noi non piacciono i film rassicuranti e consolatori. Io li faccio come attore ma poi credo anche che ogni tanto vada fatto qualcosa di controverso e scomodo”. Riferendosi al pubblico di Cannes afferma: “Finora ci sembra che ci sia molto interesse e curiosità da quello che abbiamo suboderato dagli insider che abbiamo sguinzagliato. Chi lo vede rimane colpito e aderisce a questo personaggio così singolare”. E chissà che il film non abbia fuori dall’Italia un percorso più facile.

Nella Quinzaine des réalisateurs, arriva “Risk” di Laura Poitras, un documentario sulla vita di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, che ha fatto tramare il governo americano con la diffusione di informazioni riservate sul suo portale. La regista americana non è nuova a questo genere di film, infatti già nel 2014 aveva diretto “Citizenfour”, sulla storia di Edward Snowden.

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