Diritto ai saperi. La crisi dell’Università italiana e i tagli del governo al centro di un dibattito a Lecce, organizzato dalla Cgil

Diritto ai saperi. La crisi dell’Università italiana e i tagli del governo al centro di un dibattito a Lecce, organizzato dalla Cgil

Diritto ai saperi. Conoscenza e istruzione al centro di un paese che su questi capitoli è sempre più indietro. Sono alcuni dei temi affrontati nel dibattito – dal titolo omonimo – che si è svolto a Lecce nel corso della terza edizione delle Giornate del lavoro. La tavola rotonda è stata preceduta da un’intervista di Paolo Borrometi a Matteo Cornacchia, pedagogista dell’università di Trieste, che ha raccontato di un progetto assai ambizioso: quello di un percorso di formazione umanistica all’interno di una fabbrica friulana, la Modulblok, “non finalizzata all’addestramento professionale ma alla crescita del benessere delle persone”.

Durissimo, nel corso del dibattito, l’intervento di Gianfranco Viesti, università di Bari: “Il nostro paese – ha scandito – è l’unico al mondo che sta disinvestendo sull’università. Da Berlusconi a Renzi, passando per Monti e Letta, lo hanno fatto tutti. Le nostre università sono chiuse ormai ai ricercatori più brillanti, che se ne vanno all’estero”. Viesti ha puntato anche l’indice sul calo delle immatricolazioni, sul diritto allo studio inesistente e, dunque, su “un’università che diventa sempre più di classe” e su una penalizzazione, nel definanziamento progressivo, degli atenei del centro-sud. Un modello fintamente meritocratico “in cui pare che solo poche università debbano fare le cose più ‘serie’ e le altre diventano residuali”.  Il risultato, ha concluso il professore di economia, è che anche le aziende sono sempre meno innovative, incapaci di gestire le nuove tecnologie e “i giovani più smart se ne vanno all’estero”.

Domenico Fazio, dell’Università del Salento, ha puntato l’attenzione sulla necessità di creare anche in Italia “lauree dall’alto valore professionale, sul modello dei corsi tedeschi, così da evitare che i nostri giovani, che hanno una notevole formazione di base, poi ci vengano strappati dalle aziende estere”.

Su alcuni buoni risultati raggiunti sul versante dell’innovazione in Puglia ha parlato l’assessore alla cultura Loredana Capone. “Nella nostra Regione – ha detto – noi non andiamo incentivi a pioggia alle imprese, ma solo a quelle che investono in innovazione e ricerca. Abbiamo siglato 44 accordi di programma che coinvolgono 4.500 imprese che, appunto, hanno investito in innovazione. Questa è la nostra risposta alla fuga dei giovani all’estero”. General Elettric, ha aggiunto, ha detto di voler investire in Puglia perché “qui da noi c’è un’alta produttività del lavoro”.

Nel suo intervento, Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, ha rimarcato come “l’accesso alla cultura e alla conoscenza non sia al centro delle politiche di questo paese”. La “Buona Scuola”, proprio per l’ingente quantità di risorse investite, “è stata un’occasione persa, perché non ha affrontato i temi più importanti al centro delle questioni”. Che sono, l’inclusività, la lotta alle diseguaglianze e un’idea innovativa dei percorsi d’istruzione”. E non è un caso, ha attaccato la sindacalista, che nel Masterplan per il sud “il tema dei saperi manchi completamente, così come nel Patto per la città di Bari, appena firmato, non si parte dalla valorizzazione della formazione e dell’istruzione stessa”.

Anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano, è stato duro nel suo intervento con il governo: “Non c’è visione, si risponde sempre con misure d’emergenza alle ansie dei cittadini: di quello che può succedere da qui a cinque anni nessuno si cura”. Mentre quando si parla di questi temi “la programmazione dovrebbe essere fondamentale”. Infine, una battuta sul referendum costituzionale di ottobre: “Tutti ad aspettare quella data, ma a novembre ci ritroveremo con quegli stessi problemi di prima”.

Share

Leave a Reply