Cominciata, attorno a Salvatore Girone, la gara a chi le spara più grosse

Cominciata, attorno a Salvatore Girone, la gara a chi le spara più grosse

Da ieri pomeriggio (ore 17,50, con l’arrivo del volo speciale del Falcon 900 dell’aeronautica italiana), il fuciliere di Marina, che insieme con il commilitone Massimiliano Latorre è accusato dalle autorità indiane di duplice omicidio, è in Italia. E in Italia attenderà che la Corte arbitrale dell’Aja si pronunci su chi – fra India e Italia – debba celebrare il processo per stabilire la loro innocenza o la loro colpevolezza. Perché un processo, prima o poi, bisognerà pure che si tenga, dal momento che due poveracci, due pescatori indiani sono stati uccisi. Latorre e Girone proclamano la loro innocenza, il riconoscimento della quale non dovrebbe dipendere dalla loro nazionalità, ma dall’accertamento della verità. Qualunque sia il tribunale che alla fine – e si pensa debbano passare altri tre anni – sia incaricato della giurisdizione. Dovrebbe essere l’abc non del garantismo o del giustizialismo, ma delle regole di base di uno stato di diritto.

Eppure, ieri, mentre il governo sventolava la bandiera del riscatto nazionale, come se si fosse reduci da un duro conflitto coloniale celebrato a colpi di patriottismo kiplinghiano, la destra si lanciava in una demenziale campagna di canonizzazione del buon Girone, al quale, mentre ci si compiace per il suo rientro, si prospetta un periodo molto più tormentato dei quattro anni in India. Da subito. Infatti, già il 2 giugno, il fuciliere Girone sarà preda di una sfrenata corsa all’accaparramento della sua presenza fisica alla sfilata militare che si svolge in occasione della festa della Repubblica. Renzi lo vuole accanto a sé, ma anche la Meloni e Alemanno lo reclamano. E anche La Russa. Alemanno ha ufficialmente proclamato “eroi” Latorre e Girone, per la loro “serietà” e “fermezza”. Un altro “fratello d’Italia”, Rampelli, invoca l’intervento di Mattarella perché si consenta a Girone e Latorre di sfilare in parata (forse a braccetto dei reduci della X Mas), evitandogli l’onta della presenza in palco a fianco del primo ministro.

Tutti noi vorremmo essere sicuri che Latorre e Girone non sono responsabili del duplice omicidio, ma affermare “aspettiamo che sia fatta giustizia e riconosciuta la vostra innocenza”, come fa la forzista Bergamini è puro esercizio di propaganda politica. Latorre e Girone non sono detenuti in attesa di giudizio, ma il giudizio prima o poi ci sarà. E, attenzione, fra le clausole principali dell’accordo per il loro rientro in Italia, c’è l’impegno, da parte italiana, a riconsegnare i due fucilieri all’India, se a quest’ultima alla fine la Corte dell’Aja riconoscesse la titolarità del procedimento giudiziario. Diciamo che questo pronunciamento è forse improbabile, ma niente affatto impossibile. E se questo dovesse verificarsi, che facciamo? Non onoriamo un impegno sottoscritto in sede internazionale per consentire ad Alemanno e Meloni di sventolare l’icona della santità e a Renzi di salvare dalla botte chiodata il moderno Attilio Regolo?

Si goda fin che può e come può la pace familiare (ieri, ad accogliere Girone c’erano anche la moglie Vania e i due figlioletti), perché dalla furia delle baccanti patriottarde non gli sarà facile difendersi. A Ciampino a salutare il ritorno del fuciliere c’era il ministro Gentiloni (principale protagonista della complessa trattativa che ha sbloccato il caso) e la ministra della Difesa Pinotti, che si è concessa un lungo, materno abbraccio al reduce. Ma c’erano anche le autorità pugliesi, alle quali non è parso vero di riportare in terra japigia il campione del patriottismo regionale, sottoposto, come ha detto il presidente del consiglio regionale pugliese a “residenza coatta a Nuova Delhi, che generava presunzione di colpevolezza”.

Renzi ha twittato con un quasi sobrio “oggi è un elemento di gioia il ritorno a casa di Salvatore Girone, appena atterrato a Ciampino” (aveva quasi riservato più entusiasmo alle imprese di Vincenzo Nibali al Giro d’Italia), mentre il Capo dello Stato Mattarella, dopo aver incontrato in mattinata i familiari di Girone, ha dichiarato di voler presto ricevere direttamente anche il militare, il che potrebbe avvenire il 9 giugno, giorno della festa della Marina.

Portato in giro come una Madonna pellegrina. Povero Girone. La libertà ha i suoi prezzi.

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