Ciao compagno Marco. Eri fra i pochi che usavano ancora questa parola che mi piace tanto. Grazie

Ciao compagno Marco. Eri fra i pochi che usavano ancora questa parola che mi piace tanto. Grazie

Sì, caro Valter, hai ragione, con Marco ci siamo scazzati molte volte negli anni della mia gioventù in particolare. Poi tante polemiche dirette, sui media. Lui aveva una repulsione naturale per le cose organizzate, in primo luogo quelle che riguardavano i giornalisti, l’Ordine in particolare e la Federazione della stampa, il nostro sindacato  che dovrebbe rappresentare tutti i giornalisti. Correva l’anno 1996, come ricordi anche tu e Marco lanciò una ventina di referendum, un progetto politico, un programma elettorale. Fra questi ce n’era uno che proponeva l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, quello che ti dà il “patentino” per esercitare la professione. Pannella ce l’aveva in particolare con questo mondo, di privilegiati, diceva, quando andava bene. Tutto ciò che era “imbrigliato” per un liberale, liberista, riformatore quale lui si definiva, andava “liberato”. Ti diceva: ma come, volete la libertà di stampa e poi mettete le briglie. Allora, puntava il dito accusatore, la libertà di stampa pensate di essere voi.

Quando volarono gli stracci fra l’Ordine dei giornalisti e i radicali-riformatori

Ricordo che anche a chi, come me e tanti altri, riteneva necessario cambiare radicalmente l’Ordine, puntando molto, invece, sul rinnovamento del sindacato dei giornalisti, non si degnava neppure di rispondere. Fu un brutto momento. Una polemica pesante fra dirigenti dell’Ordine e i “radicali riformatori”. Volarono gli stracci. “Meglio tenerci l’Ordine dei giornalisti e  abolire i radicali-riformatori”, scrisse un autorevole giornalista. La risposta al giornalista da un autorevole radicale, non si muoveva una foglia, senza il consenso del capo: “Chiuso l’Ordine possiamo sempre assumerti come correttore”. Mi viene a mente una cosa: forse se Pannella avesse unito le sue forze alle nostre oggi l’Ordine non ci sarebbe più. No, lui quando aveva preso una strada non la abbandonava più.

 Si incappucciò per protestare contro  il silenzio stampa sulle iniziative referendarie

Addirittura si incappucciò per protestare contro il silenzio stampa nei confronti dei radicali impegnati  in sei referendum. Ebbi occasione di partecipare ad un confronto tv. Ci doveva  essere Pannella invece si presentò un altro dirigente radicale, di cui mi sfugge il nome. Incappucciato. Dissi al conduttore che non avrei discusso con uno che aveva un cappuccio in testa, mi ricordava altre cose, terribili. Gli incappucciati americani contro i negri. Si tolse il cappuccio e il dibattito si fece. Gli dissi: “Guarda che Pannella non ti rimprovererà”. E così fu. Un altro ricordo: si votava per eleggere i delegati al Congresso nazionale della Federazione della Stampa. Un congresso importante, uno scontro duro fra i giornalisti di “Rinnovamento sindacale” e il vecchio gruppo in cui albergavano anche nostalgie fasciste. Marco arrivò, ma portava una maglietta con scritto “servi”, fece il giro del seggio e se ne andò. Questo per dire quanto era cocciuto. Presa una posizione non sentiva storie. Con il senno del poi, dobbiamo ringraziarlo anche di questo “difetto”. Si deve alla sua cocciutaggine se grandi riforme sono passate, dal divorzio all’aborto. Se le parole diritti e libertà della persona sono ancora nel nostro vocabolario.

Gli studenti comunisti, Togliatti, l’Unione goliardica italiana, il Congresso a  Venezia

Pannella l’avevo conosciuto da giovanissimo studente universitario. Partecipavo al Congresso nazionale dell’Unione goliardica italiana, in rappresentanza di “Università nuova”, la lista degli studenti comunisti all’Università di Pisa, di cui facevano parte molti allievi della Scuola Normale. Noi non avevamo aderito all’Ugi. E anche l’Ugi non ci voleva. Eravamo contrari allo scioglimento del Cudi. Lo avremmo fatto proprio partecipando al Congresso che si teneva a Venezia. Hai ragione, caro Valter, a ricordare quell’incontro fra Pannella e Togliatti. Fu proprio il capo del Pci a “contrattare” l’ingresso dei comunisti, alla spicciolata, non come Cudi, nell’Ugi cui avevano già aderito i socialisti che avevano abbandonato  il Centro universinsieme e ci avevano lasciati soli. Non solo, a “guidare” l’operazione fu proprio incaricato dal Pci, Romano Ledda, restio come noi ad entrare nell’Ugi. Pannella ne aveva una ammirazione sviscerata. Un grande dirigente del Pci, un intellettuale di grande  prestigio, Mario Alicata, non apprezza la “ideologia uggina”, sì con la doppia g. Pannella arrivò al Congresso a bordo di un’auto rossa insieme a Lino Jannuzzi. Fece uno dei suoi chilometrici discorsi. Nella sala non volava una mosca. Il suo intervento segnò un passaggio importante nella vita dell’ Ugi, un cambio di dirigenti, di generazione, personalità come Craxi presero il volo verso altri lidi. Il congresso si concluse non nella sede dove era iniziato. Venimmo cacciati. Terminammo i lavoro al Caffè Florian.

Le sue evoluzioni dalla sinistra al centro, dal garofano socialista alle bandiere berlusconiane

Da quel momento ho imparato a conoscere Pannella, le sue evoluzioni, il suo trasmigrare, come se niente fosse, dalla sinistra al centro al centro destra. Dal garofano socialista  alle bandiere berlusconiane, poi il ritorno verso sinistra. Una inquietudine, una ricerca continua, i rapporti sempre pessimi con il Pci, con la Cgil, in genere i sindacati non li sopportava. La sua ricerca l’aveva portato in questi anni a lanciare parole sibilline, spes contra spem, difficili da tradurre in tweet, ma piene di significati che lo avevano portato a dare battaglia per la conoscenza. La grande questione che sottende a due parole, libertà, democrazia. Questo matto di un Pannella è riuscito, con un partito che non c’è quasi più, a portare il diritto alla conoscenza fino all’Onu. Con lui mi sono rivisto poche volte. Ma ogni volta mi abbracciava. Ci salutavamo come se ci fossimo visti la sera prima. Mi sono sentito i suoi discorsi senza fine a Radio Radicale, a volte mi sembravano sconclusionati, te l’ho detto anche personalmente, visto che per anni lo hai intervistato. Avevi ragione tu. Non erano sconclusionati, aveva una logica, quella pannelliana. Una volta gli ho chiesto: se tu avessi avuto alle spalle una grande forza organizzata, un grande partito, cosa saresti stato capace di combinare? Eravamo nella saletta stampa di Montecitorio, mi rispose: forse niente, magari non ci sarebbero né il divorzio, né l’aborto.

Con Marco se ne va un pezzo di storia. Spero non si voglia rottamare rapidamente

La sua morte mi addolora molto, sento che se ne va un pezzo di storia di questo paese, bella , brutta, sempre storia. Spero che non si voglia “rottamare” rapidamente. Perché un paese che dimentica, rifiuta ciò che è stato, non ha futuro. Non sono fra coloro che sono venuti in processione a trovare Marco. Proprio per il rispetto che ho sempre avuto per lui. Si sono presentati a via della Panetteria, nel salotto-cucina di Marco chi lo ha sbeffeggiato, offeso, ha fatto notizia che malgrado il male continuava a fumare , a bere coca cola, abbiamo letto cronache, a dir poco oscene, da parte di chi nei suoi confronti ha sempre mostrato disprezzo, pollice verso. Non ti sono venuto a trovare Marco, ma ti ringrazio per tutto ciò che hai fatto, anche le tante cose che non ho condiviso. Ti ringrazio in particolare per quella parola che tu hai continuato ad usare, “compagno”, non è più di moda, o quasi, neppure a sinistra. Ciao compagno Marco.

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