Caso Marò. La Corte Suprema indiana concede il rientro immediato di Girone, ma con sette condizioni

Caso Marò. La Corte Suprema indiana concede il rientro immediato di Girone, ma con sette condizioni

Salvatore Girone rientra in Italia. Questa volta ad annunciarlo è la stessa Corte Suprema di Nuova Delhi, che precisa che il rientro avverrà “al più presto”. Salvatore Girone e il collega Massimiliano Latorre sono i militari di marina che erano stati arrestati dalla polizia indiana il 19 febbraio 2012 con l’accusa di avere provocato pochi giorni prima la morte di due pescatori indiani, mentre erano di servizio antiterrorismo sulla petroliera italiana Enrica Lexie.

Da subito la vicenda era apparsa intricatissima sul terreno diplomatico, che peraltro era, almeno inizialmente, l’unico praticabile. Italia e India si contendevano la giurisdizione del procedimento giudiziario (sul piano economico, qualcosa è avvenuto, ma non è chiaro cosa). E su questo piano il caso dei due marò si è trascinato per un triennio, fra discussioni interminabili riguardo la territorialità delle acque in cui l’incidente era avvenuto e con frequenti cambi di indirizzo e di organo giudiziario da parte delle autorità indiane (tribunale del Kerala, tribunale speciale, Corte Suprema).

Ma per quanto contraddittori e dilatori apparissero i comportamenti delle autorità indiane, Nuova Delhi aveva materialmente nelle sue mani i due militari italiani e farli rientrare era problematico, specie se si considera la pressione dell’opinione pubblica indiana, intollerante verso ogni possibile cedimento verso le richieste italiane. Al di là di questo, è innegabile che per oltre tre anni l’iniziativa italiana è stata debole e spesso confusa, come quando nel marzo 2013, ai due militari, rientrati in Italia per votare, il nostro ministro degli Esteri (Giulio Terzi, che poi si dimise) diede disposizione di non tornare in India. Decisione decisamente disonorevole, che infatti fu rimangiata nel giro di pochi giorni.

E’ stato solo quando, nel giugno dello scorso anno, dopo un triennio di infruttuose trattative, si è deciso di adire all’arbitrato del Tribunale Internazionale dell’Aja, che la vicenda ha avuto una svolta decisiva. Non tanto perché la Corte dell’Aja si è già pronunciata nel merito, ma perché, in attesa di questo arbitrato (attesa che potrebbe durare anni), il governo italiano, in dicembre ha chiesto alla Corte dell’Aja l’autorizzazione al rimpatrio fino a conclusione dell’arbitrato. Questo è stato il passaggio decisivo, che ha consentito, il 2 maggio, al Tribunale arbitrale, di concedere questa autorizzazione, con modalità da definire fra India e Italia.

E a poco più di tre settimane da quella decisione, oggi la Corte Suprema Indiana ha deciso che Girone tornerà “al più presto in Italia”, avendo concordato modalità sul controllo dei movimenti dei due militari in Italia, e soprattutto con una “garanzia scritta dell’Italia in cui ci si impegna a far rientrare il marò entro un mese dall’eventuale decisione favorevole all’India sulla giurisdizione da parte del tribunale arbitrale dell’Aja”. Immediata e inevitabile l’esultanza del governo italiano, che Renzi ha tradotto al volo col solito twitter in cui inneggia alla “nostra amicizia per l’India, il suo popolo, il suo Governo”. E dà “il bentornato al marò Girone che sarà con noi il 2 giugno”. A seguire, i brindisi di Gentiloni, Pinotti e persino Alfano. A tre giorni dalle elezioni amministrative, Renzi cavalca come meglio non potrebbe un innegabile (anche se tardivo) successo diplomatico del suo governo.

Tra i festeggianti, in prima linea anche il presidente pugliese Michele Emiliano, che dopo aver rivendicato alla sua regione un non esaltante primato “militare” (“la Puglia da sola esprime un terzo delle Forze Armate del Paese”), paragona Girone (cittadino pugliese) ad Attilio Regolo (con finale diverso, per fortuna), perché, “quando fu costretto a ripartire, Salvatore spiego’ alla moglie e ai propri figli che doveva ritornare in India per salvare l’onore dell’Italia. Non era obbligato, ma ha fatto quella scelta”. Si è in attesa di informazioni precise sul rientro. Ma dovrebbe essere questione di ore.

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