Cannes. Il socialista Ken Loach vince la Palma d’oro con un film di denuncia sulla povertà

Cannes. Il socialista Ken Loach vince la Palma d’oro con un film di denuncia sulla povertà

La 69esima edizione del Festival di Cannes ha visto aggiudicare la Palma d’Oro al regista inglese Ken Loach, per “I, Daniel Blake”: proclamazione del tutto inaspettata, considerando il parere della critica. A dieci anni di distanza dal suo ultimo trionfo alla Croisette, con il film “Il vento che accarezza l’erba” nel 2006, senza contare anche gli altri cinque premi ricevuti precedentemente sempre a Cannes, Loach torna a stupire con la storia di un carpentiere inglese che conduce la sua lotta personale contro le ingiustizie dei servizi sociali.

“Occorre, oggi più che mai, che il cinema protesti contro i potenti” – ha affermato a caldo Loach ricevendo la Palma d’Oro. “Spero che questa tradizione si conservi. Un altro mondo è possibile e necessario. Il Festival è importante per il futuro del cinema – ha aggiunto – I personaggi del mio film vivono nella quinta nazione del mondo e sono poveri. Il mondo è in una situazione pericolosa, siamo quasi alla catastrofe e questo accade a causa del sistema neoliberale”.

La cerimonia di premiazione ha preso il via dalle ore 19.15 della serata del 22 maggio, per proseguire fino a tarda notte con uno speciale dedicato all’incontro dei vincitori con i giornalisti in conferenza stampa.

La giuria, presieduta dall’australiano George Miller affiancato da Kirsten Dunst, Vanessa Paradis, la nostra Valeria Golino, Donald Sutherland, Mads Mikkelsen, László Nemes, Arnaud Desplechin e Katayoon Shahabi, ha compiuto la sua scelta tra 21 film in concorso, in un’edizione che sin da subito é parsa a tutti essere molto omogenea ed equilibrata che ha lasciato poco spazio ai pronostici e, qualora vi fossero stati, li ha saputi certamente ribaltare, con colpi di scena sino all’ultimo istante.

Il Grand Prix è andato al giovanissimo canadese Xavier Dolan, che, a due anni di distanza dal Prix du Jury ricevuto per “Mommy”, torna ad essere premiato sulla Croisette per “Juste la fin du monde”, dramma familiare sul ritorno a casa di un giovane scrittore malato terminale. L’imbarazzo della scelta della giuria nei riguardi dell’assegnazione del Premio per la Regia è stato risolto con una ripartizione in ex-aequo tra il rumeno Cristian Mungiu per “Bacalaureat”, dramma familiare sulle responsabilità morali di un padre nei confronti della figlia, e, a sorpresa, il francese Olivier Assayas per “The Personal Shopper”, incentrato su un’assistente di una star, interpretata da Kristen Stewart, dalla capacità di comunicare con lo spettro del gemello morto.

L’iraniano Asghar Farhadi si è aggiudicato il premio per la sceneggiatura per “Forushande – Le client”, storia di un insegnante di Teheran che vede sconvolta la sua vita dall’aggressione subita in casa dalla moglie.

L’attore protagonista del film, Shahab Hosseini, ha ricevuto anche il Premio per la Migliore Interpretazione Maschile, mentre quello per l’Interpretazione Femminile è stato assegnato all’attrice filippina Jaclyn Jose, protagonista di “Ma’ Rosa” di Brillante Mendoza, storia di una donna di Manila che gestisce insieme ai suoi familiari un negozio nel quale spacciano droga, motivo per il quale viene arrestata, insieme al marito, dalla polizia locale.

Il Prix du Jury è infine andato a “American Honey”, della regista britannica Andrea Arnold girato nell’entroterra statunitense, a contatto con un gruppo di teenagers venditori ambulanti di abbonamenti: film di sicuro fuori dagli schemi.

Un Certain Regard

Per la sezione di Un Certain Regard, la giuria, capitanata dall’attrice franco-austriaca Marthe Keller, ha premiato il film finlandese “Il più bel giorno nella vita di Olli Maki” (“The Happiest Day in the Life”) di Juho Kuosmanen, biografia in bianco e nero di un pugile che nel 1962 gli si presenta l’occasione di mettere le mani sulla cintura di campione del mondo, durante il combattimento contro il campione americano Davey Moore.

Orgoglio francese è il premio alla sceneggiatura andato alle giovani sorelle Delphine e Muriel Coulin in “The Stopover”, su due soldatesse reduci dall’Afghanistan che si scatenano durante un weekend a Cipro.

Il premio della regia all’americano Matt Ross per “Captain Fantastic” con Viggo Mortensen.

Il premio della giuria è andato a “Harmonium” del regista giapponese Koji Fukada che traccia un ritratto della famiglia nipponica contemporanea, usando gli strumenti del thriller psicologico.

Mentre il premio speciale della giuria all’animazione “La tortue rouge” di Michael Dudok de Wit. Nessun riconoscimento per l’unico italiano in gara, “Pericle il nero” di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio.

Quinzaine des Realisateurs

Per la sezione Quinzains des Realizateurs il primo premio è andato all’afgano “Wolf and Sheep”, opera prima di Shahrbanoo Sadat.

A “L’Effet Aquatique” di Solveig Anspac è stato assegnato il premio SACD ai film in lingua francese, mentre il premio Europa Cinemas è stato assegnato a “Mercenaire” di Sacha Wolff.

I tre film italiani “Fai bei sogni” (Marco Bellocchio), “Fiore” (Claudio Giovannesi) e “La Pazza Gioia” (Paolo Virzì) non hanno ottenuto nessun riconoscimento.

Semaine de la Critique

Alla settimana della critica è stato assegnato il Grand Prix Nespresso a “Mimosas”, il film franco/marocchino/spagnolo diretto da Olivier Laxe.

Il premio rivelazione France 4 è andato ad “Album” di Mehmet Can Mertoğlu, mentre il premio Fondazione Gan è andato a Sophie Dulac per la distribuzione di “One Week and a Day” di Asaph Polonsky. Il premio SACD degli autori francesi è andato a “Diamond Island” di Davy Chou e Claire Maugendre.

L’evento in Francia é stato trasmesso dal canale televisivo Canal+, mentre dall’Italia, in streaming, é stato altrettanto possibile seguirlo attraverso il canale YouTube del Festival, in due versioni, inglese e francese.

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